16 Apr

kaufmann      Jonas Kaufmann

           Tenore

Tenore
Jonas Kaufmann
Pianoforte
Helmut Deutsch

PROGRAMMA

Franz Schubert
Winterreise, D 911
1. Gute Nacht
2. Die Wetterfahne
3. Gefrorne Tränen
4. Erstarrung
5. Der Lindenbaum
6. Wasserflut
7. Auf dem Flusse
8. Rückblick
9. Irrlicht
10. Rast
11. Frühlingstraum
12. Einsamkeit
13. Die Post
14. Der greise Kopf
15. Die Krähe
16. Letzte Hoffnung
17. Im Dorfe
18. Der stürmische Morgen
19. Täuschung
20. Der Wegweiser
21. Das Wirtshaus
22. Mut!
23. Die Nebensonnen
24. Der Leiermann

5 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione aprile 16, 2014 a 6:03 am #

    RICOPIO i commenti dedicati al concerto di Kaufmann:

    Gabriele Baccaliniaprile 15, 2014 a 10:27 am Edit #
    Impossibile non commentare a caldo la sublime Winterreise interpretata da Jonas Kaufmann e da Helmut Deutsch ieri sera alla Scala. Poi Attilia provvederà a spostare i commenti nel post ad essa dedicato.
    Prima di tutto vorrei rivalutare un po’ i testi di Müller, da molti considerati solo un modesto supporto strofico alle melodie di Schubert.
    In realtà i 24 brani poetici descrivono una traiettoria, che accompagna il Wanderer romantico verso la morte in una solitudine disperata. Gli unici esseri viventi che si rivolgono a lui sono il tiglio e una cornacchia. Nessun essere umano compare agli occhi del viandante, fino a quando egli incontra un “vecchio misterioso”, il Leierman al quale chiede di poterlo seguire e di accompagnare con l’organetto le sue canzoni.
    Il Leiermann secondo me rappresenta la morte (in tedesco Der Tod, maschile): egli non sta nella piazza del paese, è solo ai margini, i cani gli ringhiano e il suo piattello è sempre vuoto, ma lui continua senza posa a girare la manovella dello strumento.
    Al Leiermann il Wanderer giunge dopo aver seguito un cartello stradale, che indica una strada da cui non si fa ritorno. Per essa egli arriva al cimitero-locanda, nel quale per lui non c’è posto neppure tra le tombe. E allora, Coraggio! (Mut) esclama, ma dei suoi tre soli due sono già scomparsi ed egli invoca anche la sparizione del terzo, per rimannere al buio. E’ a questo punto, alla fine del viaggio senza ritorno, che avvista il Leiermann con la sua immobile e raggelante melodia.
    A me tutto ciò pare una sceneggiatura alla quale la partitura di Schubert si adatta perfettamente, attravesro i suoi episodi uno più commovente dell’altro.
    Jonas Kaufmann è partito in pianissimo con un tono melanconico che via via è divenuto sempre più tragico sino allo sconvolgente finale, assecondato da quel grande accompagnatore di Lieder che è Helmut Deutsch, non a caso l’ultimo partner del sommo Hermann Prey.
    Kaufmann è il primo tenore da cui ho ascoltato la Winterreise, avendo sentito commenti sfavorevoli a quella di Bostridge, tenore di voce “bianca” priva della tavolozza timbrica che la composizione richiede (non sono certo della fondatezza di tale giudizio).
    A me l’interpretazione di Kaufmann è sembrata riflettere più la dolcezza femminile, il “Weibliche”, dei grandi contralti che ho conosciuto in Winterreise (Christa Ludwig, Brigitte Fassbaender), che non il taglio dei massimi bass-bariton degli ultimi 50 anni (Fischer-Dieskau, Prey, Quasthoff). Ma questa era la “sua” Winterreise, assolutamente personale, con una gamma di sfumature infinita e non certo priva del vigore necessario a molti passaggi.
    Non mi ero accorto del Ferrando del giovane Kaufmann nel Così fan tutte di Strheler, ma ricordo di averlo sentito la prima volta alla Scala in un Liederabend e di averne tratto una impressione fortisasima. Ieri sera ha dato un’altra prova della sua altissima classe vocale, oggi forse senza confronti in campo maschile, nonché della versatilità che gli consente di essere un grande wagneriano, verdiano, pucciniano e quant’altro, coltivando al tempo stesso l’arte de Lied, che richiede una studio particolare, anche nella gestualità.
    Da questo punto di vista considero l’intelligenza musicale di Kaufmann superiore anche a quella di Placido Domingo, immenso tenore operistico, che però ha preferito concludere la carriera coon discutibili esibizioni direttorial-baritonali, invece di dedicarsi al raffinato repertorio liederistico, che è praticabile a lungo anche dopo i maggiori impegni operistici, anche se purtroppo in Italia esso ha ancora troppo pochi estimatori.
    Ieri sera la Scala era al completo, ma per Kaufmann, non per Schubert. Interminabili gli applausi, ma le numerose richieste di bis ovviamente non esaudite avranno forse insegnato a qualcuno che dopo Winterreise non esistono bis, come non se ne possono fare al termine delle Passioni di Bach o dei Requiem di Mozart e di Verdi.

    proetaprile 15, 2014 a 10:47 am Edit #
    nel CFT di Strehler Kaufmann si alternava nel ruolo con Mark Milhofer che aveva tutt’altra vocalità.
    allora il “colore Kaufmann”, che a mio parere è quello giusto per qualsiasi ruolo, o quasi, c’era già tutto, anzi ora mi sembra meno morbido e squillante, certamente un po’ usurato dall’incessante attività (ma va detto che l’ho sentito solo in video).
    invece stamattina ho sentito Foletto a Radio Popolare su Pereira e mi ha deluso assai, l’ho trovato un po’ “buonista” e tutto teso a dire che Pereira può far quel che vuole e che la soffiata ai giornali austriaci viene dall’interno del Teatro, dunque è dovuta a faide interne.
    pare quasi che non essendo il protagonista italiano glie le si possa perdonare tutte (così fan tutti, appunto, anche il defunto Mortier…).
    invece a me fa specie che anche altrove ci siano certe abitudini moleste e che si continui ad usare denaro pubblico per risanare buchi di bilancio altrui, italiani e non.
    i “conti della serva” di cui parlava poi Foletto, necessari a riempire la programmazione giornaliera del semestre maledetto del 2015, a me non tornano comunque: che bisogno c’era di acquistare da fuori proprio per la stagione dell’Expo (che parrebbe attirare il cosiddetto pubblico generalista) quando i magazzini della Scala sono pieni di centinaia di allestimenti anche recenti?
    e che senso ha fare Kurtag proprio nell’anno dell’Expo e per il pubblico di cui sopra?

    Gabriele Baccaliniaprile 15, 2014 a 11:16 am Edit #
    Grazie, Proet, per la precisazione sul Così fan tutte. E’ possibilissimo che io abbia ascoltato Milhofer invece di Kaufmann. D’altra parte quello era un bellissimo spettacolo, ma la parte musicale non era certo il massimo e quindi ci sono andato una sola volta.
    Quanto alla vicenda Pereira, io aspetto di conoscere i documenti, non faccio come Forza Italia o De Corato che lo vogliono cacciare subito.
    E’ quasi ovvio che uno spiffero sia uscito dalla Scala, so che Paola Zonca è una giornalista attenta, che verifica le fonti prima di scrivere e stimo anche Foletto, cui si offre troppo poco spazio per le critiche musicali, mentre Isotta ha imperversato con le sue idiozie (forse adesso è finita anche per lui).
    Da quello che ha detto Pereira alla Aspesi, per esempio il Falstaff diretto da Gatti a Salisburgo alla Scala si farà nel 2017 e quindi non è detto che Kurtàg si faccia durante l’Expo.
    Ma quello che voglio sapere io prima di tutto è se esiste un documento a due firme, che evidentemente non possono essere entrambe di Pereira. Allora chi ha firmato per la Scala e chi per Salisburgo?
    Poi ovviamente devono essere valutati i contenuti del ventilato contratto.
    Dopo avere conosciuto il tutto potremo giudicare in modo circostanziato.
    Ciao.
    Gabriele Baccalini

  2. marco vizzardelli aprile 16, 2014 a 8:50 am #

    Io spero che Scala e Milano leggano oggi Mattioli su La Stampa e non facciano i cretini. Rinunciare ad un Pereira sarebbe da autentici milanoti cerebrolesi.

    Marco Vizzardelli

  3. marco vizzardelli aprile 16, 2014 a 8:51 am #

    Immaginatevi solo il panorama di nomi e liti che si aprirebbe

    marco vizzardelli

  4. marco vizzardelli aprile 16, 2014 a 8:54 am #

    Ma torniamo all’argomento (pregherei di spostare altrove i casi Pereira)

    KAUFMANN
    Credo che il disco, pur magnifico, restituisca solo una parte della sconvolgente esperienza di colori, dinamiche, suono, espressione, arte misuratissima del porgere (la gestualità è minima, essenziale, la voce e il volto fanno tutto) senso della parola e – in definitiva – personalità artistica , che hanno fatto della Winterreise proposta alla Scala da Jonas Kaufmann (e dall’incredibile Helmith Deutsch, che va assolutamente menzionato ACCANTO al tenore) una rarissisima esperienza d’arte e- direi – di umanità. Si ha, letteralmente, l’impressione di vivere un viaggio nel cuore della musica e della vita, ed è stupendo essere, per un’ora almeno, i compagni di viaggio del viandante Kaufmann (e del viandante Schubert) che ci aprono l’anima con dolcezza, fino al sussurro, o con veemenza (la particolare tecnica propria di Jonas Kaufmann fa sì che la sua voce possa farsi carezza o sciabola, in una paletta timbrica e vastità dinamica quasi infinite). Quando la voce – in un sussurro prossimo al silenzio – suggerisce la volontà di unirsi all’organetto abbandonato e solitario, viene da dire al viandante “non sei solo, ci siamo noi con te”. E, da quella che, in fondo è una delle più terribili manifestazioni ed espressioni della solitudine in musica, si esce con un senso di “condivisione della bellezza” che – anche se di “viaggio d’inverno” si è trattato – lascia il cuore caldo e “pieno”. La bellezza e l’amore scaldano il cuore.
    Alla Scala, un applauso che pareva non finire mai (come ovvio, non c’è bis possibile dopo Winterreise) ha visibilmente commosso Jonas Kaufmann che ha gestualmente – con totale signorilità, la stessa dell’abito, e consapevolezza – condiviso il successo con il fantastico alter-ego Deutsch: le note del piano e quelle della voce nascono, muoiono le une sulle altre, si abbracciano, si fondono in un’esperienza di musica e amore – di bellezza – della quale il pubblico diventa il terzo attore. Serata più che memorabile, unica.

    marco vizzardelli

  5. proet aprile 16, 2014 a 10:05 pm #

    mi scusi Vizzardelli se ritorno sulla questione Pereira, in attesa di un post apposito.
    questa volta è lei che mi pare succube e provinciale, in difesa estrema di quella borghesia cosmopolita e illuminata che gestisce e frequenta allo stesso tempo i templi della lirica e del concertismo europeo essendone l’unico fruitore ma non l’unico finanziatore (come ai bei tempi), giacché tutte queste sono attività in cui cospicui trasferimenti di denaro pubblico vengono fruiti da una ristretta fascia di cittadini: i più abbienti.
    questa è una questione morale e di giustizia sociale che travalica tutto il resto e che non è da “cretini cerebrolesi” affrontare.
    anzi, a me pare che proprio agli occhi della grande e piccola stampa internazionale stiamo facendo la solita figura dei fessi che col denaro pubblico risanano i deficit di aziende o festival in gran parte finanziati dai privati, come è ora quello di Salisburgo.
    fa bene Baccalini a volerci veder chiaro e con lui io, il Sindaco e il Ministro.
    e certo non mi parrebbe un gran danno perdere Pereira (ampiamente sostituibile anche in Italia) e sicuramente sarebbe un beneficio più ampio per la collettività vedere quel denaro meglio speso, in tempi in cui mezza Italia sta col culo per terra e l’altra mezza che non ci sta è continuamente colpevolizzata come se fosse la causa del nostro mostruoso debito pubblico.
    la Scala ha centinai di spettacoli in magazzino e centinaia di tecnici e musicisti precari da far lavorare, se proprio nel 2015 occorre tenere aperto il Teatro tutte le sere per accogliere i sempre più fantomatici turisti che invaderanno Milano in quei mesi.

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