10 Mar
Concerti
Stagione della Filarmonica della Scala
10  marzo 2014
Milano, Teatro alla Scala
Direttore Valery Gergiev
Pianoforte Nobuyuki Tsujii
Violoncello Narek Hakhnazaryan
Sergej Prokof’ev

Concerto per pianoforte no.3
Henri Dutilleux

Tout un monde lointain, Concerto per violoncello e orchestra
Sergej Prokof’ev

Romeo e Giulietta, Suite da balletto
___________________________________________________________________________

Filarmonica della Scala

Direttore Daniel Barenboim

Filarmonica della Scala

Direttore Daniel Barenboim

Dal 13 al 16 Marzo 2014

PROGRAMMA

Otto Nicolai
da Die lustigen Weiber von Windsor Ouvertüre
Edward Elgar
Falstaff op. 68 studio sinfonico in do min.
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Sinfonia n. 5 in mi min. op. 64

Dal 13 al 16 Marzo 2014

PROGRAMMA

Otto Nicolai
da Die lustigen Weiber von Windsor Ouvertüre
Edward Elgar
Falstaff op. 68 studio sinfonico in do min.
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Sinfonia n. 5 in mi min. op. 64

17 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione marzo 10, 2014 a 10:50 pm #

    Concerto strepitoso e commovente; il pianista cieco giapponese Nobuyuki Tsujii mi ha fatto venire le lacrime agli occhi, mi sembra un caso incredibile di persona con handicap fisico (handicap che sembra andare oltre la cecità) che sa esprimersi con tale bravura e intensità attraverso il pianoforte! Davvero straordinario! ‘notte a tutti. Attilia

  2. marco vizzardelli marzo 12, 2014 a 12:09 am #

    PLEASE ATTILIA; QUESTA TERZA E’ LA VERSIONE VALIDA, SE NON MI MANGIA DI NUOVO PAROLE: E’ UNA FATICA MICIDIALE, NON RIUSCIAMO A INSERIRE UN CORRETTORE? CE L’HANNO TUTTI I SITI
    Raramente è dato ascoltare – e vedere qualcosa di simile! Sì non sembri crudele verso di lui che non vede l’uso del verbo “vedere”: perché lui, Noboyuki Tsujii è bellissimo anche da vedere, una creatura pervasa di musica – una manifestazione di poesia di tutto un corpo e un’anima in musica. E’ stato qualcosa di sconvolgente, e chi tenta di ridurlo a fenomeno da esibizione (abbiano sentito i soliti cinici del caso:”sì, va be’ ha suonato così così e fa effetto perché non vede”) ci vede ma, contrariamente a Tsuji, è sordo. Non fosse bastato Prokofiev, la cantabilità applicata alla Parafrasi di Rigoletto nel secondo bis (prima una Campanella non algidamente perfetta ma di una poesia totale) rendeva merito a Liszt quanto a Verdi: magistrale!
    A fronte di questa apparizione, era compito ingrato arriavre subito dopo e suonare Dutilleux davanti al peggior pubblico di tutti i teatri mondiali (dopo ci arrivo), Ma Halkhnazarjan (già noto a Milano) ha le spalle forti: ha imposto la sua finezza nello splendido, rarefatto lavoro di Durilleux, e nei suoi sue meritati bis. E Gergiev – in serata di grazia da Dr Jekyll, un mostro della sapienza del dirigere, che talora beve il filtro del troppo e della fretta e diventa Mr Hide, un mostro frettoloso e basta – ha accompagnato fisicamente e musicalmente con enorme tenerezza e musicalità il pianista, ha eseguito con straordinaria eleganza Dutilleux eha completato il programma con una scabra, geniale e idiomatica, esecuzione di brani da Romeo e Giulietta di Prokofiev.
    Mostruoso invece una volta di più, nel senso di vomitevole e disgustoso il pubblico dei Rincobabbioni/e abbonati Filarmonica Abbonati Platea e Palchi.Solito festival di trilli di cellulare, sbattimento di porte, scaracchi di gola e… fuga a gambe levate dei Nonnini della Finanza Milanota non ancora spenta l’ultima nota di Romeo e Giulietta, Bruno Vespa e i listini di borsa aspettano. La cronaca di chi li ha “ammirati” dalla platea ci riferisce: al termine del brano di Dutilleux, Hakhnazarjan, applaudito e persona simpatica oltre che gran strumentista, annuncia educatamene, uno per uno, i suoi due bis, il primo: “Alfredo Piatti, Caprice” , detto così,in francese. Dalla platea ecco una coppia, signore fin lì addormentato (quel Dutilleux, così moderno, orrore!) a sciuretta: . Sciuretta a signore ad alta voc stile lumbard rivolta a tutta la fila di poltrone . Ecco, sono così.
    marco vizzardelli

  3. marco vizzardelli marzo 14, 2014 a 2:22 pm #

    Raramente è dato ascoltare – e vedere qualcosa di simile! Sì non sembri crudele verso di lui che non vede l’uso del verbo “vedere”: perché lui, Noboyuki Tsujii è bellissimo anche da vedere, una creatura pervasa di musica – una manifestazione di poesia di tutto un corpo e un’anima in musica. E’ stato qualcosa di sconvolgente, e chi tenta di ridurlo a fenomeno da esibizione (abbiano sentito i soliti cinici del caso:”sì, va be’ ha suonato così così e fa effetto perché non vede”) ci vede ma, contrariamente a Tsuji, è sordo. Non fosse bastato Prokofiev, la cantabilità applicata alla Parafrasi di Rigoletto nel secondo bis (prima una Campanella non algidamente perfetta ma di una poesia totale) rendeva merito a Liszt quanto a Verdi: magistrale!
    A fronte di questa apparizione, era compito ingrato arriavre subito dopo e suonare Dutilleux davanti al peggior pubblico di tutti i teatri mondiali (dopo ci arrivo), Ma Halkhnazarjan (già noto a Milano) ha le spalle forti: ha imposto la sua finezza nello splendido, rarefatto lavoro di Durilleux, e nei suoi sue meritati bis. E Gergiev – in serata di grazia da Dr Jekyll, un mostro della sapienza del dirigere, che talora beve il filtro del troppo e della fretta e diventa Mr Hide, un mostro frettoloso e basta – ha accompagnato fisicamente e musicalmente con enorme tenerezza e musicalità il pianista, ha eseguito con straordinaria eleganza Dutilleux eha completato il programma con una scabra, geniale e idiomatica, esecuzione di brani da Romeo e Giulietta di Prokofiev.
    Mostruoso invece una volta di più, nel senso di vomitevole e disgustoso il pubblico dei Rincobabbioni/e abbonati Filarmonica Abbonati Platea e Palchi.Solito festival di trilli di cellulare, sbattimento di porte, scaracchi di gola e… fuga a gambe levate dei Nonnini della Finanza Milanota non ancora spenta l’ultima nota di Romeo e Giulietta, Bruno Vespa e i listini di borsa aspettano. La cronaca di chi li ha “ammirati” dalla platea ci riferisce: al termine del brano di Dutilleux, Hakhnazarjan, applaudito e persona simpatica oltre che gran strumentista, annuncia educatamene, uno per uno, i suoi due bis, il primo: “Alfredo Piatti, Caprice” , detto così,in francese. Dalla platea ecco una coppia, signore fin lì addormentato (quel Dutilleux, così moderno, orrore!) a sciuretta: “Che cos’è?”. Sciuretta a signore ad alta voce stile lumbard rivolta a tutta la fila di poltrone: “Fa Stravinsky!” . Ecco, sono così.

  4. ines-perto marzo 18, 2014 a 8:44 am #

    domanda a voi esperti. Come si fa a pagare con gevolazioni anziani quando si compra online?

  5. Gabriele Baccalini marzo 18, 2014 a 12:34 pm #

    Bella domanda, Ines-perto. Nel passaggio da Vivaticket a Ticketone la Scala ha impiegato i suoi migliori cervelloni perché tutto funzionasse come prima. Peccato che si capisca la metà. Prova a chiedere a loro.

  6. Gabriele Baccalini marzo 18, 2014 a 12:38 pm #

    P.S. I 551 posti liberi per la prima dei Troyens se lo scordano che li vendono tutti a prezzo pieno.

  7. marco vizzardelli marzo 19, 2014 a 1:11 am #

    notevole dimostrazione di cultura dei milanoti. “l’è lunga, la cugnusi minga!”

    marco vizzardelli

  8. marco vizzardelli marzo 19, 2014 a 1:14 am #

    Piuttosto: novità lungamente attesa (anche da noi pubblico) nell’orchestra della Scala (spero non solo Filarmonica): habemus novum cornum! Abbiamo (forse:aspettiamo a cantar vittoria) un nuovo primo corno: tale Jorge Monte de Fez, 24 anni, spagnolo di Oviedo, chiamato da Barenboim all’orchestra Divan e ora portato alla Scala. Ha suonato in questi giorni nel concerto sinfonico dato da Barenboim medesimo alla Scala e pare che il suo assolo nel secondo movimento della Quinta di Ciaikovskij sia stato di tale livello da meritarsi un’ovazione di pubblico “personalizzata”, con il direttore che ha fatto alzare da solo l’orchestrale. La Filarmonica ha la facoltà ha la facoltà di avvalersi di strtumentisti ospiti ma pare che in teatro si nutra speranza che il talentuoso ragazzo resti in orchestra. Magari! Si risolverebbe un annoso e mille volte rilevato problema. Risulterebbe anche l’arrivo di qualche altro “nuovo”. Insomma se gli ultimi tempi di Barenboim portano novità, be’, c’è da esserne grati.

    marco vizzardelli

  9. marco vizzardelli marzo 19, 2014 a 1:23 am #

    Uscendo un po’ dall’argomento-Scala, non sono sicuro sia stato ben focalizzato l’evento (termine abusato ma in questo caso degno dell’uso) musicale forse più importante del periodo (in Iattesa del ritorno di Salonen alla Scala medesima) nella vita musicale italiana: la presenza, per tre settimane di marzo, fra Emilia Romagna e Roma, di Vladimir Michailovic Jurovskij, il quasi quarantaduenne (li compie il 4 aprile) moscovita, direttore stabile della London Philarmonic), forse (ora con la rivelazione Currentzis, peraltro ancora da conoscere, in Occidente in repertorio non-operistico) il più originale, stimolante e talentuoso direttore nella generazione degli attuali “quarantenni” , dal repertorio vastissimo: oltre ai compositori della sua terra – a Milano lo abbiamo ascoltato più volte anni or sono con la Verdi di cui fu direttore ospite, e alla Scala in un affascinante Oneghin – spazia dal classicismo alla contemporaneità, dalla sinfonica alla lirica: per dire, la sua incisione di Werther è stimata fra le ottime proprio per la sua direzione, negli anni di Glyndebourne ha eseguito Verdi, Rossini, Ciaikovskij ma anche il Fledermaus, l’anno scorso è andato in tournèe con l’Opera da Tre Soldi in forma di concerto), dal “gesto” fra i più carismatici nel panorama direttoriale attuale, dagli esiti mai scontati, sempre “pensatissimi”, talora (evviva!) discutibili proprio perché frutto di una inesausta “vivacità” mentale e musicale.
    Jurovskij è stato chiamato da Ferrara Musica, sul podio della formidabile Chamber Orchestra of Europe (uno dei gioielli firmati-Claudio Abbado) per due programmi sinfonici (rispettivamente giovedì 13 e venerdì 21 febbraio) coincidenti con la dedica e intitolazione (che avverrà il 21) del Teatro Comunale di Ferrara allo scomparso Abbado, legatissimo alla città estense, nella quale è sempre una meraviglia tornare, ritrovandone la bellezza rarefatta (è di nuovo quasi perfettamente in ordine dopo il terremoto), lo stile di vita a misura d’uomo, le stupende vie rettilinee popolate più da bici che da auto, la favolosa cucina (che non guasta mai…), le mostre d’arte sempre di gran livello (questa primavera, a Palazzo dei Diamanti, è di turno una magnifica rassegna su Matisse). E, naturalmente la musica, con quella bellissima rassegna che porta il nome della città e che da sempre si distingue per la scelta stimolante di direttori e musicisti che la animano, e di programmi frizzanti e non scontati.
    Giovedì 13, Jurovskij e la Chamber hanno iniziato benissimo il loro doppio incontro. Programma di grande finezza: tre danze tedesche di Schubert-Webern, il Concerto per Violino in re magg. di Beethoven affidato a Christian Tetzlaff, i 5 movimenti op.5 per orchestra d’archi di Webern, la Sinfonia nr 4 in do min “Tragica” di Schubert. Nelle danze iniziali, direttore e l’orchestra, dai caratteristici “legni” di “croccante” rilievo plastico (una caratteristica di tutte le orchestre di matrice-Abbado, erano tali anche quelli della Scala nel suo periodo, e son rimasti tali nel tempo), sono riusciti a conseguire un mirabile equilibrio fra lo straniamento strumentale weberniano e il canto schubertiano, nel quadro di un’espressività assolutamente, inconfondibilmente “viennese” di entrambi i compositori. Ascolto brevissimo ma di grande suggestione. Se l’incontro fra direttore e orchestra si è rivelato da subito felice, quello fra orchestra, direttore,e violinista è stato letteralmente esplosivo. Christian Tetzlaff non è lo strumentista algidamente immacolato del quale immediatamente ammiri il suono (esempio illustre fra i contemporanei: Kavakos): ma è lo strumentista che entra in dialogo con il direttore, tanto più quando lo riconosca (come in questo caso è avvenuto) pienamente disposto ad una ricerca di timbri, di espressioni, di fraseggi, di “clima” tali da renderti come nuovo uno dei più celebrati concerti del repertorio. A rischio – in una lettura condotta letteralmente sul trapezio di un gioco d’incastri talora ai limiti del funambolismo strumentale, fra orchestra e solista – di qualche occasionale sbavatura del solista (piccolissimi errori “benedetti” che davano la dimensione del rischio stesso: molto meglio che un’algida, immacolata, convenzionale lettura): l’orchestra era praticamente perfetta, ma Tetzlaff formidabile per espressività, vedasi il passaggio (che momento di musica!) dal lirismo dell’adagio al gioco danzante del tema del finale, sottolineato dal violinista anche con il corpo, che seguiva lo strumento. Il tutto reso con una avvicente freschezza “sperimentale” di analisi (tutta la concertazione), di sintesi, di esecuzione. Eseguita (come usa fare la Isabelle Faust) la cadenza con timpano nel primo movimento (penso si trattasse dell’originale 61bis beethoveniano). Il punto di partenza della lettura era semplicissimo, individuava due dimensioni del concerto: quella lirica (il canto del movimento interno è stato indimenticabile) incorniciata da quella plastica-scultorea, cui Jurovskij, la Chamber e Tetzlaff hanno dato rilievo inusitato, per un esito travolgente e salutato da una giusta ovazione del pubblico.
    Gli stupendi “movimenti” per orchestra d’archi di Webern hanno trovato nella Chamber uno strumento di straordinario, immacolato nitore cui Jurovskij ha dato l’apporto di un disegno gestuale tale da render totale servizio allo stile dell’autore, accendendolo nello stesso tempo fino ad una incandescenza che è la “cifra” del direttore, e che si è ritrovata nella grandiosa esecuzione della “Tragica” di Schubert. In realtà l’aggettivo che più si assocerebbe all’espressività della Quarta è “Inquieta”. E come tale – anche nella “collocazione” storica – l’ha letta Jurovskij, aggiungendovi – sua firma – da un lato una scultorea monumentalità strumentale dall’altro un suono tendenzialmente “scuro”, a servizio d’un “clima” che definire inquieto è ancora riduttivo, verrebbe da usare il termine “ansiogeno”: comunque d’un fascino straordinario (duttile la Chamber, orchestra naturalmente “chiara” nella timbrica, nel far proprio quel suono, e segnale di grande personalità del direttore risuscire ad imprimerlo). Non è usuale ascoltare la Quarta così “carica”, nel clima e nell’evidenza plastica – e diremmo che l'”ombra” di Mahler già aleggiava, anzi incombeva su questo Schubert. Il che accende l’interesse per quanto ci attende, a Ferrara, questo venerdì: Jurovski e la Chamber Orchestra of Europe nel Wunderhorn (baritono: l’apprezzatissimo Gerald Finley) e poi nella Quarta sinfonia di Mahler (soprano: Sofia Fomina, e anche in questo caso il nome è degno d’interesse). Dopo l’ascolto della Quarta di Schubert dubitiamo che la Quarta di Mahler by Jurovskij si qualifichi esattamente come “vita celestiale”. Ma non abbiamo dubbi che sarà un’altra, avvincentissima esperienza d’ascolto. Il tutto si coronerà, l’ultimo weekend di marzo, all’Auditorium di Roma, dove Jurovskij con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, eseguirà la Sesta di Mahler. E, da Ferrara a Roma, da una Tragica all’altra – passando da Schubert (attraverso Webern) al Mahler “intermedio” della Quarta e del Corno a quello definitivo della Sesta – si avrà un magnifico – per ricchezza di stimoli musicali, intellettuali ed emotivi – quadro d’autori e d’interprete.

    marco vizzardelli

  10. lavocedelloggione marzo 19, 2014 a 6:57 am #

    Ho aggiunto nello stesso post il concerto della sinfonica con Barenboim della scorsa settimana (ultima replica domenica scorsa); io ho ascoltato domenica solo la quinta e mi è sembrata un’esecuzione ottima, sia da parte dell’orchestra, sia da parte del direttore. Chi c’era batta un colpo! Attilia

  11. masvono marzo 19, 2014 a 11:22 am #

    “Batto un colpo”, scrivendo che si è trattato di un ottimo concerto, che conferma Barenboim in un periodo di grazia. Come tutti coloro che se ne vanno dalla Scala e da Milano riacquista nello sprint finale verve e voglia.
    All’ultimo turno, con l’orchestra ben rodata dalle due precedenti serate, ha licenziato una notturna e misteriosamente mendelssohniana ouverture delle “Allegre comari di Windsor”, lontanissima dalla “viennesità” danzante di un Kleiber jr, ma non meno riuscita. Ha dipanato con humor e un pizzico di grossolanità “cockney” un pezzo dalla rara e difficile esecuzione come lo studio sinfonico “Fastaff” di Elgar e interpretato con coerenza una Quinta di Ciaikovski che ha dato “mille lunghezze” a quella recente di Pletnev con la Russian Simphony Orchestra. Certo, un Ciaikovski diretto erede della tradizione sinfonica tedesca non è il mio preferito, ma indubbiamente il canto epico e l’afflato lirico sono stati intensamente emozionanti e la chiusa finale letteralmente imperversante.

    A margine dell’intenso successo dichiaro che per la *prima volta* in ventotto anni di ascolti alla Scala ho applaudito e gridato “bravo” a un corno. Impeccabile e espressivo nel suo “solo” nel secondo tempo della sinfonia. Si dice un nuovo assunto. Che sia la (s)volta buona?
    A presto

    -MV

  12. Gabriele Baccalini marzo 20, 2014 a 3:55 pm #

    Sottoscrivo in toto l’intervento di Max.

    • Andrea Fazioli marzo 20, 2014 a 10:19 pm #

      Ciao Attilia, batto un colpo anch’io per il concerto di domenica (peccato non esserci incontrati, ero in galleria anche io) e sottoscrivo pienamente quanto scritto da mv, sia sullo stato di “grazia” di questo ultimo Baremboim, sia sulla prestazione di orchestra e cornista che mi ha quasi sorpreso!
      Speriamo si vada avanti così, c’è n’è più che mai bisogno!
      Ciao a tutti e a presto
      Andrea Fazioli
      P.s.aspettiamo il racconto della serata di domani a Ferrara…

      • lavocedelloggione marzo 20, 2014 a 11:15 pm #

        E’ vero, sono proprio i concerti che si vorrebbero sempre, quelli che ti portano in una dimensione diversa, quella che merita l’arte; in fondo è come lo “sballo” che altri si procurano con metodi opinabili e sicuramente più dannosi; e il concerto di Barenboim della scorsa settimana era proprio da sballo! Spero lo sia anche quello di domani a Ferrara, vorrei gettare i fiori non solo per un omaggio a Claudio Abbado a cui è dedicato il concerto (oltre che il teatro, che da domani porterà il suo nome), ma anche perché il concerto lo meritava. Attilia

  13. marco vizzardelli marzo 21, 2014 a 4:58 am #

    Preciso, rispetto a quanto scritto prima che il concerto di stasera a Ferrara vede Jurovskij sul podio della Mahler Chamber Orchestra mentre giovedì scorso, nel Beethoven-Webern-Schubert di cui ho riferito, guidava la Chamber Orchestra of Europa. Il che è significativo perché le due compagini fondate da Claudio Abbado si scambiano il testimone nei giorni in cui il Teatro Comunale gli viene dedicato.Molto bello. E dopo aver ascoltato il primo dei due concerti, davvero magnifico, credo proprio che Jurovskij meriterà, per doti proprie e non solo per l’omaggio e la dedica, applausi e fiori.

    marco vizzardelli

  14. marco vizzardelli marzo 23, 2014 a 10:34 am #

    … e li ha ampiamente meritati! Memorabile Mahler a Ferrara!

    marco vizzardelli

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