16 Feb

Il trovatore

Giuseppe Verdi

 5z104

 

 

 

 

 

 

Dramma in quattro parti Libretto di Salvatore Cammarano

Produzione Teatro alla Scala

Dal 15 Febbraio al 7 Marzo 2014

Durata spettacolo: 2 ore e 50 minuti incluso intervallo

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese

DIREZIONE
Direttor  Daniele Rustioni
Regia, scene e costumi  Hugo De Ana
Luci  Marco Filibeck
Movimenti coreografici  Leda Lojodice
Maestro d’armi  Renzo Musumeci Greco
 CAST
Il Conte di Luna
Franco Vassallo (15, 18, 22, 25 feb.; 4, 7 mar.)  Simone Piazzola (20 feb.; 1, 6 mar.)
Leonora
Maria Agresta (15, 18, 22, 25 feb.; 4, 7 mar.)  Lucrecia Garcia (20 feb.; 1, 6 mar.)
Azucena
Ekaterina Semenchuk (15, 18, 22, 25 feb.; 4, 7 mar.)  Luciana D’Intino (20 feb.; 1, 6 mar.)
Manrico
Marcelo Álvarez (15, 18, 22, 25 feb.; 4, 7 mar.)  Carlo Ventre (20 feb.; 1, 6 mar.)
Ferrando
Kwangchul Youn (15, 18, 22, 25 feb.; 4, 7 mar.)  Roberto Tagliavini (20 feb.; 1, 6 mar.)
Ines
Marzia Castellini
Ruiz
Massimiliano Chiarolla
Un vecchio zingaro
Ernesto Panariello
Un messo
Giuseppe Bellanca

Informiamo il gentile pubblico che Leo Nucci ha deciso di eliminare definitivamente il ruolo di Conte di Luna dal proprio repertorio perché non più congeniale a lui in questa fase della sua carriera. La Direzione del Teatro ringrazia Franco Vassallo che sosterrà il ruolo nelle seguenti recite: 15, 18, 22, 25/02; 4, 7/03. Si comunica inoltre che Il baritono Massimo Cavalletti non parteciperà alla produzione di Trovatore; il ruolo di Conte di Luna nelle recite dei giorni 20/02, 1 e 6/03 sarà pertanto eseguito da Simone Piazzola.

10 Risposte to “”

  1. proet febbraio 19, 2014 a 8:24 pm #

    non c’entra nulla ma visto lo scarso interesse dei commentatori per questa produzione (e te credo!) mi permetto di linkare qui un interessante contributo del pianista Emanuele Arciuli, tratto dal GdM online, sul tema dell’interpretazione musicale nell’era della società dello spettacolo:

    http://www.giornaledellamusica.it/blog/?b=439

  2. marco vizzardelli febbraio 20, 2014 a 1:39 am #

    Con qualche distinguo sui singoli interpreti (Agresta qui mi ha convinto a tratti molto a tratti meno, mentre sono e resto cultore della bellezza di timbro – ancora ben presente, nonostante le “spinte” di anni – della comunicativa, del carisma, della dizione, della forza “di parola” scenica ed espressione di Alvarez) concordo con chi, su altri forum, si è discostato dalle consuete contestazioni piovute alla prima su alcuni interpreti e sulla direzione di Rustioni. La legittima ammirazione per il Verdi giovanile di Muti, più volte dichiarata, lo espone, nel gesto e in alcuni scarti di tempo, al rischio dell’imitazione “in sedicesimo” : nello sviluppo drammatico e musicale dal podio, il suo Trovatore non è
    tutto a fuoco alla stessa maniera, c’è qualche intemperanza (meglio comunque della fin troppaprudenza espressa nel Ballo) ma c’è bel suono, ci sono idee, c’è, soprattutto un ultimo atto in punta di bacchetta, che andrebbe valutato con molta più serenità di quanto lo stucchevole gioco delle parti delle prime scaligere abbia imposto. C’è l’impronta di un giovane comunque di valore, pur in una maturità da compiere-

    E’ un Trovatore che, nel suo complesso, senza gridare al miracolo né allo scandalo, poteva benissimo passare come godibile e piacevole ripresa (lo spettacolo stesso di De Ana, pur nell’impianto un po’ ripetitivo di questo regista-pittore “regge” il passar del tempo, meglio di quanto sia accaduto, ad esempio, al Rigoletto-Deflo). La compagnia è accettabilissima e (momenti migliori di Agresta e forza espressiva di Alvarez) anche di più. Ma è ormai un dato di fatto che le prime scaligere sono il luogo in cui “bisogna” sca
    tenarsi. Si scatena la Psico-Tristana del Corriere per il quale ormai scopo della propria attività è la realizzazione di patetiche vendette (ma contro che, contro chi?Contro… il muro!) nelle quali all’insulto (non è critica) al Rustioni deve unirsi la ripicca di un ulteriore, volgare e non necessaria invettiva al Dantone della Clemenza di Venezia (cui i critici musicali VERI dovrebbero semmai assegnare l’Abbiati 2014, per merito acquisito in quella stupenda direzione e in spregio al “collega”). Il problemino che resta è: il Corriere è letto nel mondo e nel mondo si apprende, da un giornale di prestigio, che il Dantone e il Rustioni sarebbero due inetti.
    Si scatenano le Vestali del loggione e il tutto risulterebbe esser stato un fiasco. Poi, invece, si va alla Seconda, si parla con qualcuno che c’è già stato e ammonisce “non è affatto come lo si e è voluto far passare alla prima”, e si assiste, per l’appunto ad una (non perfetta: certo, non lo sono le due voci “scure” co-protagoniste, ma non in maniera tale che l’Azucena si configuri come quel disastro comperto di improperi al termine della prima, anzi!) più che godibile replica. In nessun modo un Trovatore degno d’esser preso ad insulti.
    Quanto all’Isotta, se scambiasse qualche battuta con il Rustioni, scoprirebbe una persona dotata, al contrario di lui, di grande serenità di spirito, gentilezza umana e bonomia verso le cose e le vicende del mondo. Ci avesse parlato – come chi qui scrive, fuori dalla Scala ha fatto – avrebbe scoperto una persona e un giovane artista che di velleitario ha proprio nulla. Forse non un direttore ancor fatto e finito – come giusto che sia! – ma un ragazzo ricco, e come, di musicalità. Chi lo ha ascoltato in Boheme, nei concerti ai Pomeriggi o a Bari, dove l’ambiente è forse più sereno, ha potuto farsene idea, e ancora potrà farsela. Ma che le prime della Scala siano ormai preda costante di un clima pestilenziale, nella coincidenza di chissà quali torti da vendicare e vendette da compiere, mi pare acclarato. Ho protestato contro l’Isotta e protesterò ancora: perché quel modo modo di porsi e di scrivere – avallato da una sorta di “intoccabilità” – ha fatto e fa del gran male alla musica e ai musicisti. Lissner ne aveva perfettamente individuato le motivazioni quando intervenne, anche se forse sbagliò qualche tempo e qualche modo: c’era anche stata – e andava ricordata, e lì bisognava intervenire – più di una inqualificabile sortita razzista, passata purtroppo liscia dall’impunito. Ma non è normale – non lo sarà mai – che le pagine di un giornale e la rispettabilità (sì, rispettabilità anche umana) degli artisti siano ridotte a subire una palestra personale – stipendiata e avallata – di tale tipo. Quella stessa risposta che ogni volta – a domanda – si riceve, da altri giornalisti e dagli artisti () è un (piccolo, ma tipico: di ben maggiori, ma consimili, questo Paese pullula) scandalo di italianità deteriore.

    marco vizzardelli
    ——————————————————————————–

    ——————————————————————————–

    • marco vizzardelli febbraio 20, 2014 a 1:46 am #

      E’ misteriosamente saltato il contenuto di una parentesi, alla fine, e ricopio
      ———
      Con qualche distinguo sui singoli interpreti (Agresta qui mi ha convinto a tratti molto a tratti meno, mentre sono e resto cultore della bellezza di timbro – ancora ben presente, nonostante le “spinte” di anni – della comunicativa, del carisma, della dizione, della forza “di parola” scenica ed espressione di Alvarez) concordo con chi, su altri forum, si è discostato dalle consuete contestazioni piovute alla prima su alcuni interpreti e sulla direzione di Rustioni. La legittima ammirazione per il Verdi giovanile di Muti, più volte dichiarata, lo espone, nel gesto e in alcuni scarti di tempo, al rischio dell’imitazione “in sedicesimo” : nello sviluppo drammatico e musicale dal podio, il suo Trovatore non è
      tutto a fuoco alla stessa maniera, c’è qualche intemperanza (meglio comunque della fin troppaprudenza espressa nel Ballo) ma c’è bel suono, ci sono idee, c’è, soprattutto un ultimo atto in punta di bacchetta, che andrebbe valutato con molta più serenità di quanto lo stucchevole gioco delle parti delle prime scaligere abbia imposto. C’è l’impronta di un giovane comunque di valore, pur in una maturità da compiere-
      E’ un Trovatore che, nel suo complesso, senza gridare al miracolo né allo scandalo, poteva benissimo passare come godibile e piacevole ripresa (lo spettacolo stesso di De Ana, pur nell’impianto un po’ ripetitivo di questo regista-pittore “regge” il passar del tempo, meglio di quanto sia accaduto, ad esempio, al Rigoletto-Deflo). La compagnia è accettabilissima e (momenti migliori di Agresta e forza espressiva di Alvarez) anche di più. Ma è ormai un dato di fatto che le prime scaligere sono il luogo in cui “bisogna” sca
      tenarsi. Si scatena la Psico-Tristana del Corriere per il quale ormai scopo della propria attività è la realizzazione di patetiche vendette (ma contro che, contro chi?Contro… il muro!) nelle quali all’insulto (non è critica) al Rustioni deve unirsi la ripicca di un ulteriore, volgare e non necessaria invettiva al Dantone della Clemenza di Venezia (cui i critici musicali VERI dovrebbero semmai assegnare l’Abbiati 2014, per merito acquisito in quella stupenda direzione e in spregio al “collega”). Il problemino che resta è: il Corriere è letto nel mondo e nel mondo si apprende, da un giornale di prestigio, che il Dantone e il Rustioni sarebbero due inetti.
      Si scatenano le Vestali del loggione e il tutto risulterebbe esser stato un fiasco. Poi, invece, si va alla Seconda, si parla con qualcuno che c’è già stato e ammonisce “non è affatto come lo si e è voluto far passare alla prima”, e si assiste, per l’appunto ad una (non perfetta: certo, non lo sono le due voci “scure” co-protagoniste, ma non in maniera tale che l’Azucena si configuri come quel disastro comperto di improperi al termine della prima, anzi!) più che godibile replica. In nessun modo un Trovatore degno d’esser preso ad insulti.
      Quanto all’Isotta, se scambiasse qualche battuta con il Rustioni, scoprirebbe una persona dotata, al contrario di lui, di grande serenità di spirito, gentilezza umana e bonomia verso le cose e le vicende del mondo. Ci avesse parlato – come chi qui scrive, fuori dalla Scala ha fatto – avrebbe scoperto una persona e un giovane artista che di velleitario ha proprio nulla. Forse non un direttore ancor fatto e finito – come giusto che sia! – ma un ragazzo ricco, e come, di musicalità. Chi lo ha ascoltato in Boheme, nei concerti ai Pomeriggi o a Bari, dove l’ambiente è forse più sereno, ha potuto farsene idea, e ancora potrà farsela. Ma che le prime della Scala siano ormai preda costante di un clima pestilenziale, nella coincidenza di chissà quali torti da vendicare e vendette da compiere, mi pare acclarato. Ho protestato contro l’Isotta e protesterò ancora: perché quel modo modo di porsi e di scrivere – avallato da una sorta di “intoccabilità” – ha fatto e fa del gran male alla musica e ai musicisti. Lissner ne aveva perfettamente individuato le motivazioni quando intervenne, anche se forse sbagliò qualche tempo e qualche modo: c’era anche stata – e andava ricordata, e lì bisognava intervenire – più di una inqualificabile sortita razzista, passata purtroppo liscia dall’impunito. Ma non è normale – non lo sarà mai – che le pagine di un giornale e la rispettabilità (sì, rispettabilità anche umana) degli artisti siano ridotte a subire una palestra personale – stipendiata e avallata – di tale tipo. Quella stessa risposta che ogni volta – a domanda – si riceve, da altri giornalisti e dagli artisti () è un (piccolo, ma tipico: di ben maggiori, ma consimili, questo Paese pullula) scandalo di italianità deteriore.

      marco vizzardelli

      • marco vizzardelli febbraio 20, 2014 a 1:53 am #

        Ancora misteriosamente saltato (è il filtro d’Isotta!), alla fine, e ricopio pazientemente
        ———
        Con qualche distinguo sui singoli interpreti (Agresta qui mi ha convinto a tratti molto a tratti meno, mentre sono e resto cultore della bellezza di timbro – ancora ben presente, nonostante le “spinte” di anni – della comunicativa, del carisma, della dizione, della forza “di parola” scenica ed espressione di Alvarez) concordo con chi, su altri forum, si è discostato dalle consuete contestazioni piovute alla prima su alcuni interpreti e sulla direzione di Rustioni. La legittima ammirazione per il Verdi giovanile di Muti, più volte dichiarata, lo espone, nel gesto e in alcuni scarti di tempo, al rischio dell’imitazione “in sedicesimo” : nello sviluppo drammatico e musicale dal podio, il suo Trovatore non è
        tutto a fuoco alla stessa maniera, c’è qualche intemperanza (meglio comunque della fin troppaprudenza espressa nel Ballo) ma c’è bel suono, ci sono idee, c’è, soprattutto un ultimo atto in punta di bacchetta, che andrebbe valutato con molta più serenità di quanto lo stucchevole gioco delle parti delle prime scaligere abbia imposto. C’è l’impronta di un giovane comunque di valore, pur in una maturità da compiere-
        E’ un Trovatore che, nel suo complesso, senza gridare al miracolo né allo scandalo, poteva benissimo passare come godibile e piacevole ripresa (lo spettacolo stesso di De Ana, pur nell’impianto un po’ ripetitivo di questo regista-pittore “regge” il passar del tempo, meglio di quanto sia accaduto, ad esempio, al Rigoletto-Deflo). La compagnia è accettabilissima e (momenti migliori di Agresta e forza espressiva di Alvarez) anche di più. Ma è ormai un dato di fatto che le prime scaligere sono il luogo in cui “bisogna” sca
        tenarsi. Si scatena la Psico-Tristana del Corriere per il quale ormai scopo della propria attività è la realizzazione di patetiche vendette (ma contro che, contro chi?Contro… il muro!) nelle quali all’insulto (non è critica) al Rustioni deve unirsi la ripicca di un ulteriore, volgare e non necessaria invettiva al Dantone della Clemenza di Venezia (cui i critici musicali VERI dovrebbero semmai assegnare l’Abbiati 2014, per merito acquisito in quella stupenda direzione e in spregio al “collega”). Il problemino che resta è: il Corriere è letto nel mondo e nel mondo si apprende, da un giornale di prestigio, che il Dantone e il Rustioni sarebbero due inetti.
        Si scatenano le Vestali del loggione e il tutto risulterebbe esser stato un fiasco. Poi, invece, si va alla Seconda, si parla con qualcuno che c’è già stato e ammonisce “non è affatto come lo si e è voluto far passare alla prima”, e si assiste, per l’appunto ad una (non perfetta: certo, non lo sono le due voci “scure” co-protagoniste, ma non in maniera tale che l’Azucena si configuri come quel disastro comperto di improperi al termine della prima, anzi!) più che godibile replica. In nessun modo un Trovatore degno d’esser preso ad insulti.
        Quanto all’Isotta, se scambiasse qualche battuta con il Rustioni, scoprirebbe una persona dotata, al contrario di lui, di grande serenità di spirito, gentilezza umana e bonomia verso le cose e le vicende del mondo. Ci avesse parlato – come chi qui scrive, fuori dalla Scala ha fatto – avrebbe scoperto una persona e un giovane artista che di velleitario ha proprio nulla. Forse non un direttore ancor fatto e finito – come giusto che sia! – ma un ragazzo ricco, e come, di musicalità. Chi lo ha ascoltato in Boheme, nei concerti ai Pomeriggi o a Bari, dove l’ambiente è forse più sereno, ha potuto farsene idea, e ancora potrà farsela. Ma che le prime della Scala siano ormai preda costante di un clima pestilenziale, nella coincidenza di chissà quali torti da vendicare e vendette da compiere, mi pare acclarato. Ho protestato contro l’Isotta e protesterò ancora: perché quel modo modo di porsi e di scrivere – avallato da una sorta di “intoccabilità” – ha fatto e fa del gran male alla musica e ai musicisti. Lissner ne aveva perfettamente individuato le motivazioni quando intervenne, anche se forse sbagliò qualche tempo e qualche modo: c’era anche stata – e andava ricordata, e lì bisognava intervenire – più di una inqualificabile sortita razzista, passata purtroppo liscia dall’impunito. Ma non è normale – non lo sarà mai – che le pagine di un giornale e la rispettabilità (sì, rispettabilità anche umana) degli artisti siano ridotte a subire una palestra personale – stipendiata e avallata – di tale tipo. Quella stessa risposta che ogni volta – a domanda – si riceve, da altri giornalisti e dagli artisti: (“si sa com’è, ma è meglio lasciar correre perché ‘non si tocca’ “) è un (piccolo, ma tipico: di ben maggiori, ma consimili, questo Paese pullula) scandalo di italianità deteriore.

        marco vizzardelli

  3. marco vizzardelli febbraio 20, 2014 a 1:55 am #

    Scusate la ripetizione del testo ma quella parentesi ha un senso evidente.

    m.viz

    • gabriele rossi febbraio 22, 2014 a 7:41 am #

      Non ci sono noti i motivi dei raptus isottiani: e’ sicuramente evidente il connubio con quella parte del loggione che travisando il compito storico di conservatore della tradizione si e’ assunto la parte di guardia del pretorio pronta alla morte per il proprio difeso! Gli stadi calcistici, luogo di plebeo divertimento, stanno dimostrando maggior serieta’ chiudendo lle curve quando esagerano. Che sia giunto, come auspicato da Muti, il momento della chiusura del Loggione?

  4. lavocedelloggione febbraio 22, 2014 a 1:36 pm #

    Anch’io ho visto Trovatore l’altra sera e devo dire che ho apprezzato soprattutto la direzione d’orchestra, a dispetto di quel che ne pensa Isotta! Mi è sembrato molto verdiano e nello stesso tempo elegante e raffinato dove si poteva esserlo; forse gli sfugge qualcosa nei concertati, ma nel complesso mi ha impressionato favorevolmente.
    Non mi è piaciuto Manrico/Carlo Ventre, che se la cava meglio nella zona acuta mentre nei centri ha una voce sgradevole e trema.
    Hugo de Ana è uno scenografo più che un regista e le sue scene, seppur molto belle (costumi idem) sono statiche, sono dei quadri stupendi, ma i cantanti si muovono in modo un po’ stereotipato, il che toglie emozione alla fin fine!
    La chiusura del Loggione non ha senso; negli stadi si puniscono le intemperanze che hanno rilevanza penale, nei teatri non si è ancora arrivati a tanto. E comunque, coloro che si sono assunti il compito di guardiani del pretorio hanno da una parte i biglietti pagati dal datore di lavoro (a meno che la Scala, e spero di no, non abbia ripristinato l’accredito a Isotta) e dall’altra (i famosi capipopolo piacentini in trasferta) si procurano i biglietti online, e pur di entrare si comprerebbero anche i posti in palco o in platea, non sarebbe certo la chiusura del Loggione a farli desistere! In compenso si negherebbe a più di 500 persone (fra i posti in vendita online in I e II galleria e i posti lastminute ex-in piedi) la possibilità di assistere agli spettacoli! Non mi sembra la soluzione e comunque meglio il dissenso ingiusto e anche fuori dalle righe che il consenso forzato alla Muti!!! Ci mancherebbe altro!!!

  5. marco vizzardelli febbraio 26, 2014 a 1:04 am #

    Attilia ha ragione, non è soluzione praticabile né sensata. Però ha ragione anche Gabriele Rossi. Non è una situazione normale o sostenibile, che la critica musicale su un giornale a diffusione mondiale (piaccia o no, bene o male – male direi, allo stadio attuale – il Corriere della Sera è carta scritta di prestigio, che finisce in mano a milioni di persone, mettiamo pure che i lettori di cose musicali siano meno, ma sono sempre tanti) sia ridotta a un delirio permanente di paradossali castronerie e tendenziosità, che fanno malissimo alla musica e disegnano – della Scala, recentemente della Fenice di Venezia, dei musicisti (ciò che sul Corriere è stato scritto su Ottavio Dantone ha passato ogni limite di decenza umana oltreché giornalistica) – immagini totalmente fuorvianti che fanno il giro del mondo! Questo è il “punto” che non va. Così come “non va” che ormai tutte le “prime” di un teatro siano sotto assedio della commissione giudicatrice individuata da Gabriele Rossi e anche da Attilia. Santo Cielo, alla fine è musica, non un Tribunale permanente di Vendicatori! Che lo sia in realtà non si può dirlo salvo prove: ma a questo punto è una situazione di connotazione (cioè aspetto, fisionomia) sgradevolmente mafiosa. E’ normale?
    Io non so se ci siano e quali siano le soluzioni. Ma così – nell’un caso e nell’altro (che Rossi intravede collegati: il dubbio mi ha attraversato e talora mi attraversa, ma allora davvero sarebbe il caso che la Scala e i musicisti insultati si difendessero!) , ripeto, così “non va”.

    marco vizzardelli

  6. proet febbraio 26, 2014 a 9:31 am #

    mi scusi Vizzardelli, però dire che il Corriere è letto in tutto il mondo mi pare una forzatura, venata di quel provincialismo che lei tanto spesso stigmatizza.
    che vuole che glie ne importi al mondo di ciò che pensa Isotta?
    non crede che ci siano questioni più rilevanti (anche in campo musicale) di cui occuparsi, sia per il pubblico che per gli addetti ai lavori?
    io penso che la soluzione, in entrambi i casi, Isotta e Loggionisti molesti, sia lasciare che si consumino da soli, per stanchezza e vecchiaia.
    anche se, nel secondo caso, io sono sempre per l’abolizione delle famigerate liste dell’Accordo, cosa che permetterebbe un ricambio del pubblico di cui sia la Scala che il Loggione hanno un disperato bisogno, proprio per evitare entrambe le manifestazioni di conservatorismo e disamore per la musica e per la vita.

  7. marco vizzardelli febbraio 26, 2014 a 3:02 pm #

    Proet, un eventuale lettore che non sappia chi è Isotta e, da Amsterdam, Parigi, New York acquisti il Corriere e segua i resoconti musicali, legge su un giornale ritenuto (magari a torto) autorevole, e comunque diffuso, che Ottavio Dantone è un incapace, che alla Scala il Trovatore faceva musicalmente schifo, che l’Opera di Roma è il miglior teatro litrico italiano (vedasi cronaca di questi giorni!) e, da un certo momento in poi, improvvisamente, ha la migliore orchestra. Queste sono le immagini che il cosiddetto primo quotidiano italiano diffonde nel mondo. Certo ci sono questioni ben più rilevanti, ma non mi sembra che questa sia così leggera.
    Quanto alle liste dell’Accordo, temo che lei sia fuori bersaglio. “Quelli” non entrano più, o non solo, attraverso le liste. Prenotano, si organizzano.
    Invece, sono assolutamente d’accordo con la sua conclusione: ricambio per evitare entrambe le manifestazioni di “conservatorismo e disamore per la musica e per la vita”. Quest’ultima definizione è perfetta e pesata parola per parola!

    marco vizzardelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: