13 Gen
2014,
13

gennaio

Milano, Teatro alla Scala
Direttore Daniel Harding
Pianoforte Jan Lisiecki
Mauro Montalbetti

Another’s Hell, Cinque sonetti per orchestra   Prima esecuzione assoluta  Commissione della Filarmonica della Scala 
Robert Schumann

Concerto per pianoforte il la min.
Franz Schubert

Sinfonia no.9 La Grande

4 Risposte to “”

  1. marco vizzardelli gennaio 14, 2014 a 8:04 am #

    Concerto complessivamente non entusiasmante, non la miglior prova di Harding in vena di stranezze da una parte, e molto in understatement dall’altra. Il brano contemporaneo sembra orecchiare a diversi modelli ed è semmai interessante come testimonianza di una crisi del far musica. Al concerto di Schumann la lettura di Harding attribuisce un aura da miniatura roccocò-biedermeier che miniaturizza tutto in scansioni leziose. Il pianista Lisieckj, che ha testa, tenta una strada più appassionata ma Harding che qui non lascia mai “cantare” la frase, tiene il fraseggio tanto stretto da concedergli poca libertà. E’ tutto “piccolo”, “stretto”. Molto simpatico Liseckj nel saluto al pubblico prima del Chopin del bis, il momento migliore della serata.
    Una lettura ossessiva, per iterazioni, della più sperimentale delle sinfonie di Schubert sarebbe senz’altro plausibile. Quando, tuttavia questo avviene secondo una scansione implacabilmente metronomica, con espressività ridotta al minimo e per di più con orchestra tutt’altro che impeccabile (scivolata del corno al termine della frase iniziale, suono in teoria leggero in pratica impastato e senz’aria, una certa sciatteria generale – quante prove?) l’esito risulta monotono e poco accattivante.
    Da Harding, che abbiamo sempre ritenuto uno dei valori più certi e stimolanti offertici dall’era Lissner, in questi anni, abbiamo ascoltato di molto, molto meglio. Anche il gesto, pur elegante, era come rattrappito. Su questo concerto aleggiava una certa aura di noia oxfordiana. C’è chi, coloritamente, ha notato “ricordava certe serate di Maazel, nelle quali attacca la spina” . Ecco, eravamo lì, nella tecnica (indubbia, ma un rubato che sia uno, in una sera… eppure l’Harding giovane era maestro del rubato) e nel “distacco”: il pericolo da cui l’Harding maturo dovrà forse guardarsi pare questo: un cerebralismo condito di understatement.

    marco vizzardelli

  2. marco vizzardelli gennaio 14, 2014 a 8:14 am #

    N.b. Il brano di Montalbetti ha goduto della accoglienza di claque o amici fidati che “sapevano” , per cui l’applauso è partito praticamente sull’ultima nota, non si era ancora spenta. C’era proprio bisogno?

    marco vizzardelli

  3. Federico gennaio 19, 2014 a 8:01 am #

    Sono fuori tema. Ma forse qualcuno di voi era presente al concerto dei Wiener e può raccontarci qualcosa. Non è stato trasmesso in radio.
    Grazie

  4. lavocedelloggione gennaio 19, 2014 a 11:53 am #

    Ho messo ora il post, caro Federico! Buona domenica Attilia

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