13 Gen

Le Spectre de la rose – La rose malade – Cavalleria rusticana

Michail Fokin – Roland Petit – Pietro Mascagni

 

Le Spectre de la rose Produzione Teatro alla Scala

La rose malade  Nuova Produzione Teatro alla Scala

Cavalleria rusticana

Produzione Teatro alla Scala

Dal 12 Gennaio al 9 Febbraio 2014

Durata spettacolo: 2 ore e 10 minuti incluso intervallo

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese

DIREZIONE
Direttore  Daniel Harding
 LE SPECTRE DE LA ROSE

Tableau chorégraphique su un tema di Théophile Gautier, adattato da Jean-Louis Vaudoyer

Coreografia  Michail Fokin  Ripresa da Isabelle Fokine
Musica  Carl Maria von Weber  Orchestrazione di Hector Berlioz
Costumi  Léon Bakst
Fondale realizzato da Angelo Sala
Luci  Marco Filibeck
 LA ROSE MALADE
Coreografia  Roland Petit
Supervisione coreografica  Luigi Bonino
Libretto  Roland Petit da William Blake
Musica  Gustav Mahler
Costumi  Yves Saint-Laurent
Luci  Jean- Michel Désiré
 CAVALLERIA RUSTICANA
Regia  Mario Martone
Scene  Sergio Tramonti
Costumi  Ursula Patzak
Luci  Pasquale Mari
 ARTISTI OSPITI
Leonid Sarafanov (17, 21, 25 gen.; 8 feb.)  Le Spectre de la rose
Ivan Vasiliev (12, 14 gen.)  Le Spectre de la rose
Maria Eichwald (12, 14, 17, 21, 25 gen.; 8 feb.)  La rose malade
Igor Yebra (12, 14, 17, 25 gen.)  La rose malade
 CAST
Santuzza  Liudmyla Monastyrska
Lola  Valeria Tornatore
Turiddu  Jorge De León
Alfio  Vitaliy Bilyy
Lucia  Elena Zilio

3 Risposte to “”

  1. marco vizzardelli gennaio 15, 2014 a 11:52 am #

    Ohhh, riecco l’Harding che ci è piace, bravissimo! Alla seconda successo vibrante per Cavalleria, una splendida ripresa. Magistrale direzione di Daniel Harding, una delle migliori di sempre in Cavalleria e, fra quelle ascoltate alla Scala, assoluitamente la migliore da parte del Maestro inglese, che per questa ripresa ha ulteriormente dettagliato e approfondito la concertazione, con una straprdinaria trasparenza di suono. Monastyrska, forse la più “importante” voce di soprano di oggi, è una fascinosissima Santuzza nel velluto dello strumento (fra l’altro qui, rispetto ad altre volte, la contiene) e nella realizzazione di un personaggio allo stesso tempo cupo e appassionato, chiusa nel suo dolore ma impulsiva nell’atto ch3 scatenerà Alfio. Il quale Alfio è la sorpresa del cast: davvero eccellente questo Vitaliy Bilyy, da riascoltare assolutamente: voce timbrata per un Alfio non truculento ma espressione della nobiltà dell’uomo del sud ferito nell’onore! De Leon musicale senza squilli ma perfettamente integrato all’insieme. Iconica la Mamma Lucia della Zilio, nella impressionante “presenza” e nella dizione lapidaria. Memorabile (salutato da un esplosione di “bravo”!)l'”Inneggiamo” del coro, nella scansione perfetta scelta da Harding, un crescendo che non deflagra. E stupendo lo spettacoilo di Martone, ripreso dal resgista stesso (era a Milano nei giorni scorsi) e ancora più curato nell’esattezza dei movimenti.

    I balletti sono due gioiellini da 10 minuti ciascuno, ottima comunque sia l’esecuzione musicale di orchestra e Harding sia la prova dei ballerini.

    Harding dovrebbe incidere con la Scala, e direi anche con questo cast, Cavalleria Rusticana. Si pone come uno dei riferimenti assoluti nella storia interpretativa di quest’opera

    marco vizzardelli

  2. marco vizzardelli gennaio 15, 2014 a 12:05 pm #

    Voci vorrebbero che la presenza di Harding in Scala abbia a diradarsi sotto la gestione-Pereira. Se vere, si tratta di una pessima idea. Da Idomeneo a Salome a Cavalleria all’imperfetto ma sempre interessante Falstaff, il direttore inglese ha assicurato alla Scala, in questi anni, un patrimonio di vivida intelligenza interpretativa.

    Neosovrintendente, lasci a casa la mummia di Maazel, del quale facciamo a meno volentieri, e lasci alla Scala la musica viva di Daniel Harding!

    marco vizzardelli

  3. masvono gennaio 19, 2014 a 4:36 pm #

    Non ho nulla da aggiungere al commento lasciato a suo tempo su questa Cavalleria, se non che si tratta del capolavoro interpretativo in ambito operistico alla Scala di Harding, la cui direzione attentissima alla eviscerazione delle iterazioni e delle microcellule tematiche che costituiscono l’ossatura di Cavalleria ne mettono in luce l’aspetto ritualistico, come di antica cerimonia sacrificale, in perfetta aderenza alla regia di Martone. La Zilio é monumentale nella sua icasticitá: una Erda Sicula A cui tutto é già noto e che non può fare altro che scandire lapidariamente il flusso della vicenda. Monastirska efficacissima nel delineare con cupezza l’emarginazione senza speranza del suo personaggio. De Leon con molti limiti di emissione e vigoroso l’Alfio di Bily. Coro superlativo per dizione e intonazione (quell'”A casa, A casa amici” sul tempo lento di Harding, già pregno della tragedia-sacrificio imminente) e eccellente la prestazione orchestrale.
    Da vedere e tornare a riproporre nei prossimi anni.

    -MV

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