1 Mar

Der fliegende Holländer

Richard Wagner

Nuova produzione Teatro alla Scala In coproduzione con Opernhaus di Zurigo; Den Norske Opera & Ballett, Oslo

Dal 28 Febbraio al 15 Marzo 2013

Durata spettacolo: 2 ore e 45 minuti  incluso intervallo

Cantato in tedesco con videolibretti in italiano, inglese, tedesco

OlandeseScala2013
 
 
 
 
 
 
 
Dopo Falstaff, il mitico baritono Bryn Terfel torna a vestire i panni dell’olandese fantasma, condannato a girovagare per i mari in tempesta fino a quando una donna non lo ami al punto di sacrificarsi per lui.
Il primo originale capolavoro di Wagner ha molti pregi: una forza musicale schiacciante, grande freschezza inventiva e, una volta tanto, persino la brevità. E la grande “opera romantica” viene qui offerta con forze nuove della scena internazionale. Abbiamo infatti un’altra nuova produzione, curata dal regista Andreas Homoki, che abdica alle scoscese coste norvegesi indicate dalle didascalie originali, in favore della più popolata e apparentemente civilizzata epoca coloniale di fine Ottocento, tempo dell’anziano Wagner e periodo di grandi viaggi.
L’elemento fantastico e gli elementi magico-soprannaturali della storia avranno un corrispettivo nelle scenografie; e forse risulteranno ancora più appariscenti e sorprendenti in un contesto meno naturalistico del solito.

Direzione

Direttore  Hartmut Haenchen
Regia  Andreas Homoki
Scene e Costumi  Wolfgang Gussmann
Luci  Franck Evin
CAST
Daland, ein  norwegischer Seefahrer  Ain Anger
Senta, seine Tochter  Anja Kampe
Erik, ein Jäger  Klaus Florian Vogt (28 feb.; 3, 6, 9, 12 mar.) Michael König (15 mar.)
Mary, Sentas Amme  Rosalind Plowright
Der Steuermann Dalands  Dominik Wortig
Der Holländer  Bryn Terfel

6 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione marzo 1, 2013 a 1:30 pm #

    Successo a metà alla prima di ieri sera; nel primo atto era irriconoscibile anche Terfel a mio avviso (è vero che ero influenzata e sentivo meno della metà del solito, ma tutto mi è sembrato sottotono, come se assistessi alla prova generale dove tutti hanno deciso di risparmiarsi); poi decisamente meglio, con applausi a cantanti e direttore (non geniale!) e fischi al regista! In effetti, nonostante tutta la mia apertura, anzi il mio netto gradimento per messe in scena non usuali, questa, ancorché elegante visivamente, ha stravolto il senso dell’opera, o meglio non ha restituito nulla di quel senso di magico e tragico, di demoniaco, di forza del destino che l’opera, perfettamente “romantica” come genere, ha in sè! Pazsienza…. Attilia

  2. massimo.fazzari marzo 3, 2013 a 7:20 pm #

    nettamente superiore l’olandese del Regio di Torino

  3. masvono marzo 4, 2013 a 4:35 pm #

    A leggere in giro scopro che la regia ambienta lo spettacolo in un’azienda, che Hartmut Haenchen (70 anni a giorni) é un cretino con una bacchetta in mano e nessuno del cast sa cantare. Ai cretini col dito sulla tastiera preciso qualche suggerimento, sempre che siano in grado di capirlo.

    Regista Homoki: prossimo sovrintendente di Zurigo in sostituzione di Pereira, per dieci anni direttore della Komische Oper a Berlino. Ambienta l’opera in un arredamento su piattaforma girevole,di volta in volta SALA NAUTICA di una nave e SOGGIORNO di una casa. Qualcuno dotato di poca immaginazione si chiederà il motivo di una carta dell’Africa (nautica) affissa sulla parete con sopra dei segnalini. Spiegazione: è la rotta seguita dal comandante/mercante Daland e i suoi scali commerciali, rotta che prevede il doppiamento del Capo di Buona Speranza (riuscito), fatto che come é noto rappresenta il fallimento dell’Olandese e l’inizio della sua dannazione a causa delle bestemmie ivi pronunciate. Il comandante/mercante Daland é tipo attaccato ai soldi, capitalista predatore e ha nel suo soggiorno stuoli di segretarie che raccolgono e inviano ordini. Daland e i suoi sono vestiti in modo da rappresentare un capitalismo emergente (fine ‘800 inizio 900), L’Olandese porta il suo copricapo secentesco, viene da altri tempi,da un mondo perduto, ma con la dichiarazione di Senta toglie il vecchio pastrano e rivela un abito ottocentesco. É pronto a fermarsi e a rientrare nella società, a vivere insomma. Ma Wagner non prevede il lieto fine, Senta si spara (non essendoci scogliera sulla scena non può gettarsi in mare) con il fucile del cacciatore Erik , povero e malvisto in quanto esponente del settore “povero” (agricoltura, pesca, CACCIA) e l’Olandese non rivive,ma svanisce. Prima però il suo demonismo procura visioni infernali ai neocapitalisti dalandiani, la cartina geografica dell’Africa inizia a bruciare , gli zulù attaccano gli uomini bianchi con archi e frecce e qualcuno lo stendono pure.
    Regia insomma che non contiene nulla di nuovo, ma tutt’altro che incomprensibile . Ha un pregio: evidenziare il lato “chiuso”, “borghese” dei rapporti familiari Senta/Daland/Erik.

    Direttore Haenchen. In totale adesione con la regia, elimina dall’Olandese i tratti della “fosca ballata nordica ” con i tipici suoni apocalittici e i tempi dilatati. Viceversa abbiamo tessuto alleggerito, tempi scorrevoli, aderenza a un modello schubertiano quand’anche mozartiano nelle scene più intime, dove invece quelle corali sono precipitate in una furia eccitata al calor bianco con un suono asciutto e scabro. Non sarà un genio , ma dell’Olandese dá una sua visione che, a mio modo di vedere, é “più” di quella di un kapellmeister.

    Canto: ottimamente cantato da parte di tutti,a parte Terfel, usurato,ma in grado di creare un personaggio credibile. Vogt e Anja Kampe sono in ogni caso le punte del cast. A presto

    -MV

  4. marco vizzardelli marzo 11, 2013 a 3:02 pm #

    Regia Homoki. Di rara sgradevolezza visiva. Il catafalco che schiaccia la scena sembra, pur in color legno, la “tromba” di un water. Le Segretarie che, mentre il libretto recita “fila, fila”, battono maldestramente a macchina poi saltellano sulla scena tipo-vecchie commedie sono un obbrobrio. Senta che si spoglia per raggiungere lì’Olandese poi resta per il resto dell’opera in cappotto (ancora!!!! Son 30 anni che vediamo cappotti) e sottoveste (ancora!!!! Son trent’anni che vediamo sottovesti) è la sagra del già visto. Lo zulù che va a caccia con la lancia è patetico didascalismo. Ho provato ad immaginare di essere il papà di un bambino, portato la prima volta all’opera dopo aver ascoltato il racconto della vicenda dell’Olandese. Mi chiedo cosa avrebbe capito dalle immagini dell’Homoki. Infine: se l’amato, compianto Lucianone di venerata memoria fosse stato in teatro e avesse assistito all’apparizione del collega Terfel così come è stato infagottato da regista e costumista, nella sua spontaneità avrebbe esclamato: “Mo scembra Szucchero!!”.
    Sì: Terfel, qui, conciato com’è dal costumista, sembra il Fornaciari compagno di tanti concerti del Lucianone.

    Direttore Haenchen. Ha idee, non è un kapellmeister, ha brio, esegue con spirito le parti “danzanti”, ma annega il tutto in un quasi costante baccano, facendone vittime proprio i due protagonisti, costretti spesso all’urlo. Non nego che un certo “primitivismo” sia insito nell’opera, ma il baccano è baccano. E – limite tecnico – il direttore non tiene sempre insieme il coro (specie maschile), piuttosto sfasato specie nella prima parte. Senz’altro è una direzione teatrale. Se però pensate che in Wagner – e in questo Wagner – un certo senso del “mito”, della “leggenda” sia componente essenziale, ebbene qui… mito e leggenda sono grandi assenti dalla direzione di Haenchen.

    Canto: quando non urla come un’ ossessa la Kampe è espressiva. La voce di Terfel è ormai (strano, in un cantante non così anziano…) un miscuglio di note belle e note “parlate” più o meno nasali. In Falstaff la grande recitazione nascondeva certe mende. Qui c’è da dire che anche lui non è aiutato dai decibel di Haenken. Resta un fuoriclasse per carisma ed espressione. Di Vogt può non piacere il timbro biancastro: ma è molto, molto bravo, nel canto e nella attendibile definizione anche scenica del suo personaggio.

    Alla fine dell’opera, in questo allestimento, Senta si spara in bocca. Spontaneo, direi inevitabile, il malo-pensiero: “l’avesse fatto il regista!”.

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli marzo 11, 2013 a 3:43 pm #

    Regia Homoki. Di rara sgradevolezza visiva. Vecchia, stravecchia, trita, ritrita e obsoleta, nella riduzione di Wagner a dramma “borghese”. Son trent’anni almeno che ci viene data questa “impostazione”. C’è chi, negli anni, l’ha fatto con intelligenza e genio. Non è il caso dell’Olandese by Homoki. Il Lohengrin di Guth traboccava d’intelligenza, anche là dove facesse discutere. Questo allestimento dell’Olandese è, sostanzialmente (ad avviso di chi qui scrive) sciocco. Pretenziosamente sciocco.
    Il catafalco che schiaccia la scena sembra, pur in color legno, la “tromba” di un water. Le Segretarie che, mentre il libretto recita “fila, fila”, battono maldestramente a macchina poi saltellano sulla scena tipo-vecchie commedie sono un obbrobrio. Senta che si spoglia per raggiungere lì’Olandese poi resta per il resto dell’opera in cappotto (ancora!!!! Son 30 anni che vediamo cappotti) e sottoveste (ancora!!!! Son trent’anni che vediamo sottovesti) è la sagra del già visto. Lo zulù che va a caccia con la lancia è patetico didascalismo. Ho provato ad immaginare di essere il papà di un bambino, portato la prima volta all’opera dopo aver ascoltato il racconto della vicenda dell’Olandese. Mi chiedo cosa avrebbe capito dalle immagini dell’Homoki. Infine: se l’amato, compianto Lucianone di venerata memoria fosse stato in teatro e avesse assistito all’apparizione del collega Terfel così come è stato infagottato da regista e costumista, nella sua spontaneità avrebbe esclamato: “Mo scembra Szucchero!!”.
    Sì: Terfel, qui, conciato com’è dal costumista, sembra il Fornaciari compagno di tanti concerti del Lucianone.

    Direttore Haenchen. Ha idee, non è un kapellmeister, ha brio, esegue con spirito le parti “danzanti”, ma annega il tutto in un quasi costante baccano, facendone vittime proprio i due protagonisti, costretti spesso all’urlo. Non nego che un certo “primitivismo” sia insito nell’opera, ma il baccano è baccano. E – limite tecnico – il direttore non tiene sempre insieme il coro (specie maschile), piuttosto sfasato specie nella prima parte. Senz’altro è una direzione teatrale. Se però pensate che in Wagner – e in questo Wagner – un certo senso del “mito”, della “leggenda” sia componente essenziale, ebbene qui… mito e leggenda sono grandi assenti dalla direzione di Haenchen.

    Canto: quando non urla come un’ ossessa la Kampe è espressiva. La voce di Terfel è ormai (strano, in un cantante non così anziano…) un miscuglio di note belle e note “parlate” più o meno nasali. In Falstaff la grande recitazione nascondeva certe mende. Qui c’è da dire che anche lui non è aiutato dai decibel di Haenchen. Resta un fuoriclasse per carisma ed espressione. Di Vogt può non piacere il timbro biancastro: ma è molto, molto bravo, nel canto e nella attendibile definizione anche scenica del suo personaggio.

    Alla fine dell’opera, in questo allestimento, Senta si spara in bocca. Spontaneo, direi inevitabile, il malo-pensiero: “l’avesse fatto il regista!”.

    marco vizzardelli

    • masvono marzo 11, 2013 a 9:35 pm #

      Contesto amichevolmente il “quasi costante baccano” perché Haenchen nelle parti dialogate non ha fatto baccano, anzi è stato scorrevole e delicato (l’aria di Erik accompagnata con spirito mozartiano forse anche troppo assottigliata nelle sonorità ). Nei momenti parossistici è stato parossistico, ma il “baccano” per me resta quello ad esempio del finale II nella Donna senz’Ombra. In Haenchen ho trovato sì sonorità anche di ruvida secchezza, ma “baccano” ovvero una dinamica esagitata incontrollata francamente no. Ciao

      -MV

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: