2 Feb

Il caso Isotta

La querelle Isotta fra Corriere e la Scala

I botta e risposta fra De Bortoli e Lissner e tutti i nostri commenti, prima postati sotto “Nabucco” sono ora su questo post dedicato a questo caso

89 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione febbraio 2, 2013 a 1:54 pm #

    Aspettando i commenti di chi ci è stato (ieri alla prima), scrivo in merito al “bando” di Isotta da parte della Scala:

    Leggo sul Corriere di oggi, sabato 2 febbraio, a firma del suo direttore, Ferruccio De Bortoli, che Paolo Isotta è stato bandito dalla Scala.
    Nonostante tutte le lettere inviate alla direzione del Corriere lamentandomi della faziosità di Isotta e dei suoi preconcetti (che non lo rendono certo un libero critico capace di fare libera critica), trovo assolutamente fuori posto il provvedimento del Teatro che dovrebbe utilizzare altri mezzi (tipo organizzare un convegno sulla critica musicale, invitare a una giornata di studio e discussione i critici accreditati al teatro, etc. etc.) per ottenere la simpatia e il consenso dei critici, al di là della loro legittima libertà di espressione. Il bando ad ogni modo non mi stupisce, l’insofferenza per qualsiasi voce fuori dal coro da parte del Teatro data da lungo tempo, insofferenza trasformatasi presto in arroganza (e anch’io, come sapete, nel mio piccolo ne ho fatto le spese!)
    D’altra parte ci saremmo in tanti aspettati da parte del Corriere che in tutti questi anni qualcuno fosse stato così autorevole da convincere Isotta, così prezioso per la sua vasta cultura e per il suo acume, ad abbandonare certi suoi atteggiamenti di denigrazione gratuita e fuori luogo, che niente hanno a che vedere con la sacrosanta libertà di critica.
    Attilia

  2. masvono febbraio 2, 2013 a 5:21 pm #

    Attilia, il tuo intervento mi lascia sconcertato. Isotta, del tutto inutile e privo di acume, é stato giustamente allontanato da un luogo, la Scala, da lui utilizzato solo a scopi denigratori personalistici, non certo per fare critica. La critica musicale é assente dal Corriere da almeno vent’anni, Isotta é il *nulla*. Affermare, come ha fatto Isotta, che “Claudio Abbado non ha tecnica direttoriale” equivale ad affermare che “Vladimir Horowitz non aveva tecnica pianistica” o che “Jascha Heifetz non aveva tecnica violinistica”. Non é un’ affermazione di vasta cultura o un’emanazione di acume intellettivo. É semplicemente un’ *idiozia*. E dato che la quantità di idiozie scritte in vent’anni da questo “incaricato” del Corriere, non critico, ma incaricato é stata smisurata bene ha fatto Lissner a vietargli l’accesso. Che poi non l’ha vietato, semplicemente non gli ha dato il solito voucher omaggio. Se De Bortoli vuole che il suo incaricato vada alla Scala gli compri il biglietto a euro 260. Almeno che si paghi l’oggetto delle sue idiozie!!

    Saluti
    -MV

  3. marco vizzardelli febbraio 2, 2013 a 5:37 pm #

    Dissento con tutto l’affetto possibile dalla presa di posizione di Attilia.
    Esprimo personalmente la mia TOTALE, INCONDIZIONATA solidarietà e condivisione a Stephane Lissner per il provvedimento preso nei confronti di Paolo Isotta. Quando il direttore del Corriere della Sera, De Bortoli, scrive (oggi, Corriere pag 52) che “ritiene la libertà di critica sacra purché non scada mai nei toni e nei contenuti” rivela già da solo, cadendo in totale contraddizione, l’esatto motivo per il quale l’Isotta va rimosso da quel posto. Ma quale giornata di studio e discussione! Un giornalista che scriva quanto l’Isotta ha scritto di Claudio Abbado (ma di mille altri) quel che è sortito sulle pagine del Corriere è un disonore per la categoria, per il quotidiano in cui scrive, per manifesta incompetenza al ruolo. Il Corriere è giornale dal ruolo e dalla funzione importante nella città di Milano. Isotta, semplicemente “fa altre cose”. Il convegno di studio e discussione andrebbe indetto per andare a scoprire le reali motivazioni del giornalista (peraltro lapalissiane) e quelle (e qui, davvero, ci sarebbe da scavare) dell’avallo da parte della direzione di scritti che non onorano certo il Corriere della Sera né ne affermano l’attendibilità giornalistica.
    Il Corriere non sa (o non vuole: è questo il punto) difendere se stesso e il pubblico pagante dalle esternazioni retribuite del giornalista in questione. Stephane Lissner ha fatto benissimo a prendere il provvedimento in questione! C’è da chiedersi perché non l’abbia fatto, prima di lui, Ferruccio De Bortoli! Questo è il punto!

    marco vizzardelli

    • masvono febbraio 2, 2013 a 5:55 pm #

      Credo che questo atto di Lissner sia la cosa migliore della sua gestione, “ritorno” di Abbado compreso!
      Ciao

      -MV

      • Michele Girardi agosto 19, 2014 a 1:15 pm #

        Mi associo volentieri anche a quest’opinione.

    • lavocedelloggione febbraio 2, 2013 a 5:58 pm #

      E infatti, quello che dico è esattamente questo; che doveva farlo De Bortoli e che la mossa della Scala rischia solo di compattare la categoria dei critici a difesa della loro “Libertà di critica”. Sarebbe stato molto più elegante smascherare Isotta non con un bando ma sul suo stesso piano, nel senso che anche la Scala e anche noi che lo leggiamo sul principale quotidiano italiano abbiamo il diritto di godere della libertà di critica e di insinuare la sua malafede e dovremmo piuttosto reclamare il diritto di replica a mezzo stampa! Così alla fine l’ineffabile Isotta passa per vittima, che è l’ultima cosa che si merita! Questo ho voluto dire! Sul fatto in sé che si meriti di essere bandito non ho dubbi, ma ho forti dubbi che questa mossa, invece di essere esemplare, non porti invece l’acqua al suo mulino. Molto meglio sarebbe stato per la Scala esigere la pubblicazione di una replica e per il Corriere dare spazio e pubblicare le lettere di protesta per queste sue affermazioni insensate e gratuite, che rivelano la sua disonestà intellettuale.
      E infine, scusate, ma chi più di me ci può restare male a vedere tirato in ballo sempre Claudio Abbado anche quando si dovrebbe parlare d’altro? In un certo senso Isotta, al di là della nostra giusta indignazione, si squalifica da solo e semmai squalifica il giornale su cui scrive e più delira più è chiaro che è in malafede! Insomma dovrebbe preoccupare molto più De Bortoli che Lissner!
      Attilia

  4. marco vizzardelli febbraio 2, 2013 a 6:10 pm #

    Attilia forse teme di esporsi in quanto Presidente del Club Abbadiani. Qui non si tratta di “parti” (esistono solo nella testa dell’Isotta) o di Abbado, in se stesso. Qui si tratta di scritti che – in condizioni normali – provocherebbero l’immediato licenziamento dell’autore, per i motivi che Vono ha esattamente enunciato. Quando un critico scrive “Jascha Eifetz non ha tecnica violinistica” si dimostra, semplicemente, un INETTO AL SUO RUOLO. E starebbe al direttore del giornale accorgersene. E questa è una parte – essenziale – del problema. L’altra sono le “amicizie”, le diffamazioni dei presunti “nemici”, le strumentalità insistite e volute: e, su questa base, il Sovrintendente del Teatro alla Scala ha tutto il diritto di dichiarare persona sgradita l’autore di tali scritti. E il pubblico che acquista il Corriere ha tutto il diritto di avere un “servizio”, non “esternazioni retribuite” di una psiche, avallate (e qui, torno a dire, forse c’è tutto un mondo da scoprire) da chi potrebbe ( o magari dovrebbe) provvedere, mentre preferisce far Ponzio Pilato e alzare la voce, sul giornale, con il Sovrintendente scaligero, cadendo in contraddizioni marchiane ed esprimendo un concetto alquanto “basso” di potere della stampa.

    marco vizzardelli

  5. Elenas febbraio 3, 2013 a 12:47 am #

    Attillia però questa faccenda che a prendere provvedimenti contro qualcuno si porta l’acqua al suo mulino non regge più tanto.
    Se io faccio, dico o scrivo un minchiata, ne pago le conseguenze. Non è che quello che, giustamente, provvede (per quel che è in suo potere), si deve fare degli scrupoli perché se no – siccome magari poi io faccio la vittima – va a finire che passa dalla parte del torto. Quella che ha torto sono io.

    In ogni caso ha ragione Vono: non capisco cosa voglia De Bortoli. Un biglietto gratis? E perché non all’Eco della Val Brembana? C’è un ottimo critico musicale che vi scrive e non ha neanche i contributi di altri imbrattapapele.
    Suggerirei piuttosto un bel T.S.O., almeno son soldi spesi bene.

    • lavocedelloggione febbraio 3, 2013 a 7:55 am #

      Ma…il Nabucco????
      Sull’altra faccenda vi dico ancora questo e poi basta: il torto dello scrivente doveva essere chiaro a De Bortoli e quindi le conseguenze di quello che scrive a vanvera doveva pagarle per mano del direttore del Corriere e non per mano del teatro. Quindi De Bortoli ha senz’altro il torto originario ed è ovvio che, stanti così le cose, essendo Isotta un intoccabile per ragioni mai svelate, ora il direttore del Corriere si trovi a dover difendere il suo critico, non poteva che fare così (ma penso che sappia benissimo che Isotta questa se l’è tirata!) D’altra parte la Scala non è direttamente parte offesa, doveva offendersi il diretto interessato (Abbado) o Harding che poteva scrivere al Corriere sconfessando la teoria del “cattivo maestro”. Penso anche che De Bortoli con il suo elzeviro abbia voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe rendendo pubblico che per anni ha dovuto sopportare le pressioni della Scala (cosa che sappiamo benissimo), pressioni che hanno trovato una sponda (Isotta) favorevolissima, feconda e faconda anche nella denigrazione dei rivali, nell’epoca che ben sappiamo!!! Per questo il mio sentimento è equanime in un certo senso, nel dare ragione e soprattutto torto ad entrambe le parti. E infine non penso proprio che De Bortoli si fermi di fronte al fatto di comprare una platea al suo critico in luogo di avere l’accredito, se proprio volesse che continui a scrivere sugli spettacoli scaligeri; sul TSO, dubito che avrebbe gli effetti desiderati, ormai “è tardi”… buona domenica! Tilla

  6. lavocedelloggione febbraio 3, 2013 a 7:29 pm #

    Derogo al mio proposito di stamattina. La cosa ha suscitato interesse fra gli addetti ai lavori a quanto pare e io ho dovuto rivedere la mia posizione iniziale, alla luce del botta e risposta di oggi sul Corriere (domenica 3 febbraio, pag 31). Quindi per completezza vi riporto prima l’elzeviro di ieri di De Bortoli e poi il testo di oggi.

    2 febbraio pag 52 Corriere della Sera
    la Porta chiusa della Scala al Critico del Corriere

    (f. de b.) Paolo Isotta, critico musicale del Corriere della Sera, è stato bandito dalla Scala. Non vi potrà più entrare. Decisione del sovrintendente dopo un articolo non proprio benevolo nei confronti di Daniel Harding e, indirettamente, di Claudio Abbado. Chi scrive, al contrario del suo critico, ama entrambi i direttori d’orchestra, l’allievo e il maestro, ma ha sempre ritenuto e ritiene che la libertà di critica sia sacra purché non scada mai nei toni e nei contenuti. Isotta non è alieno dagli eccessi (il direttore è anche un calmante naturale) ma è uno straordinario, intelligente e imprevedibile critico che conosce la musica meglio dei suoi detrattori scaligeri per i quali ogni lode è dovuta, ogni appunto sospetto, ogni richiesta ? anche la più bizzarra di un artista ? legittima. Con lettera a chi scrive del 18 ottobre 2011, il sovrintendente Stéphane Lissner ? che mai si sarebbe peritato di rivolgersi allo stesso modo agli organi di informazione del suo Paese (ma forse ci considera una colonia) ? chiese con arroganza la testa di Isotta. Non più gradito. Non la ebbe e non l’avrà nemmeno questa volta.

    De Bortoli Ferruccio

    3 febbraio pag 31 Corriere della Sera
    Lissner e la Scala
    Caro direttore, rispondo al tuo corsivo di ieri per chiarire soprattutto all’opinione pubblica di che cosa si parli realmente nel caso che intitoli “La porta chiusa della Scala al critico del Corriere”. Primo, la Scala non chiede “la testa di Isotta”, né l’ha mai chiesta. Ha solo preso una decisione, dopo una serie di articoli che hanno ampiamente superato i limiti di quella che tu stesso definisci una “critica che non scada mai nei toni e nei contenuti”: non concedere i tradizionali due posti stampa gratuiti (e pretesi a domicilio) per entrare alla Scala.
    Dici che Isotta non “è alieno da eccessi”, ma questo è noto a tutti, colleghi, teatri e spettatori da anni. Lo ricorda bene anche la Scala prima di me, lo ricordano i musicisti e gli uomini di cultura a proposito di un offensivo “necrologio” di Luigi Nono; lo ricordano alcuni colleghi anche più anziani che sono stati schiaffeggiati pubblicamente, uno anche alla Scala, il decano dei critici italiani; lo ricorda una direttrice d’orchestra cui veniva consigliato un uso alternativo della bacchetta, lo ricorda un direttore svilaneggiato perché non portava il frac. E così via.
    Se Paolo Isotta è uno “straordinario, intelligentissimo e imprevedibile critico”, ciò rende ancora più imbarazzante il suo sconfinare negli eccessi di cui “il direttore è anche un calmante naturale”.
    In realtà ancora non siamo al cuore del problema. La Scala ha deciso di prendere le distanze da Paolo Isotta, non perché egli esprima e abbia espresso opinioni difformi e scomode nei confronti del teatro, ma perché troppe volte ha deciso di tradire lo spirito del κρινειν greco da cui la professione di critico trae la logica e l’etica della sua funzione: pensare, riflettere, porsi fra l’opera d’arte e il pubblico per far capire.
    Isotta ha deciso di condurre campagne personali di natura diversa da quella della critica musicale, e di usare i suoi articoli non come momenti di riflessione, ma come strumenti di potere, come armi “contro” qualcosa o qualcuno, istituzioni e artisti. E in questo la Scala non ha nessuna intenzione di assecondarlo, pur restando ben aperte le porte del teatro al Corriere della Sera. E’ comprensibile e giusto che tu difenda i tuoi giornalisti e una testata carica di storia e di rispetto. Per questo non ti sarà difficile comprendere perché, di fronte ad attacchi intrisi di secondi fini, che oggettivamente hanno violato i codici di comunicazione che tu stesso ritieni non aggirabili, come sovrintendente della Scala abbia deciso di difendere l’istituzione, i suoi artisti, i suoi lavoratori. Lo farò, da uomo libero, fino alla fine del mio mandato. Con immutata stima
    Stéphane Lissner

    Pubblico la sua lettera, gentile sovrintendente, ormai mi risulta a metà fra la Scala e l’Opéra, per cortesia e rispetto verso l’istituzione che noi milanesi veramente amiamo. Isotta ha sbagliato a richiedere in quel modo i biglietti. Ma la decisione di dichiararlo persona non gradita, e io di conseguenza con lui, non sarebbe mai stata presa dai suoi predecessori. Gli eccessi del mio critico mi sono ben noti, purtroppo, e me ne scuso. Ora mi aspetto da lei che per coerenza bandisca dal teatro tutti gli artisti dal carattere difficile e dal comportamento bizzoso e indisciplinato, a cominciare da alcuni celebri direttori d’orchestra. L’ordine sarà assicurato, la noia pure (f.de b.)

  7. lavocedelloggione febbraio 3, 2013 a 7:31 pm #

    Vi copio anche l’articolo su La Stampa di oggi, che cita anche il parere di Vizza:

    Quel critico controverso
    bandito dalla Scala

    Il caso di Isotta del “Corriere”,
    “non gradito” dopo un articolo
    su Harding. Il direttore De Bortoli: atto di arroganza.
    Il teatro: recensioni strumentali
    egle santolini
    milano

    Il caso, presto detto «il bubbone», o «la gatta da pelare» dai melomani milanesi turbati nella quiete del loro sabato mattina, viene reso pubblico ieri da un corsivo di trenta righe sul Corriere. Siglato da f. de b., cioè dal direttore: vi si legge che «Paolo Isotta, critico musicale del Corriere della Sera, è stato bandito dalla Scala. Non vi potrà più entrare.

    Decisione del sovrintendente dopo un articolo non proprio benevolo nei confronti di Daniel Harding e, indirettamente, di Claudio Abbado». Prosegue Ferruccio de Bortoli: «Chi scrive, al contrario del suo critico, ama entrambi i direttori d’orchestra, l’allievo e il maestro, ma ha sempre ritenuto e ritiene che la libertà di critica sia sacra purché non scada mai nei toni e nei contenuti». Racconta poi di come, già il 18 ottobre 2011, Stéphane Lissner avesse chiesto «con arroganza» la testa di Isotta. E conclude che «non la ebbe e non l’avrà nemmeno questa volta». Isotta, già arrivato da Napoli in un albergo milanese, nella giornata di venerdì avrebbe chiesto il biglietto per la prima del Nabucco della sera e sarebbe stato respinto «perché era troppo tardi e non c’era più posto».

    Ma la tempesta tra il Piermarini e il primo quotidiano della città covava da tempo: e l’articolo «non proprio benevolo», cioè la recensione al concerto della Filarmonica di lunedì scorso, dove si legge che «Daniel Harding ha una precisa tecnica direttoriale, a differenza del celebre suo mentore, non Simon Rattle, dico, ma Claudio Abbado, onde è un vero direttore, magari un cattivo direttore ma un vero direttore», non è stata che l’ultima pietruzza.

    Accadde, in un ambito molto diverso, ad alcune croniste di moda, escluse dalla sfilata di Giorgio Armani. Successe anche a quella giornalista che criticò la collezione dello stilista Cavalli e ne ricevette, insieme, un fascio di rose straordinariamente spinose e l’esclusione da quella passerella. E non si contano i casi in cui le società sportive, in urto con i giornalisti, vietarono l’ingresso agli allenamenti, senza però mai arrivare al punto di impedire quello allo stadio. Ma la vicenda scaligera è più ingarbugliata di quanto si possa credere, e squisitamente politica, visto che a scontrarsi sono due istituzioni magne della città, per tradizione legate da rapporti di civile collaborazione e invece in rotta almeno dallo scorso novembre, quando proprio da via Solferino partì la polemica Verdi-Wagner, cioè sul Sant’Ambroeus col Lohengrin e non, poniamo, con l’Otello.

    Resta l’interrogativo: è lecito dare l’ostracismo a un critico, per quanto scomodo? E intemperante al punto, per esempio di pigliare a schiaffi un anziano collega dell’Unità nel foyer, di sancire la prima del Prometeo di Luigi Nono con la frase «Signori, la musica è finita», di battezzare Luciano Pavarotti come «analfabeta musicale» e, più recentemente, di bollare la regìa del Lohengrin come «tetra e cretina»?

    Walter Vergnano, sovrintendente del Regio di Torino, si dice «basito. Stimo moltissimo Stéphane Lissner e credo di essere tra i pochi sovrintendenti italiani a riconoscere fino in fondo il valore sovranazionale della Scala. Aggiungo pure che, per dare un giudizio completo, bisognerebbe leggere quella famosa lettera dell’ottobre 2011. Ma resto volterriano nel midollo: occorre battersi perché chi la pensa in modo opposto al nostro possa esprimere la propria opinione. Altrimenti si fa un cattivo servizio all’istituzione e alla cultura».

    Anche per il violoncellista Mario Brunello «la porta non va chiusa proprio a nessuno. Sono in Svizzera, non leggo i giornali e della querelle non so nulla. Se quella di Isotta sia una campagna preordinata è materia soltanto per la sua buona coscienza, ma da cittadino prima che da musicista affermo che le differenze di opinioni vanno sempre accolte».

    Dalla Scala sta partendo una lettera al direttore del Corriere in cui si definisce la scelta del teatro come una difesa nei confronti dei propri artisti, svillaneggiati sul piano personale non in nome della libertà di critica ma della tutela di poteri forti. E intanto un gruppo di spettatori scaligeri appassionati ha organizzato ieri sera una raccolta di firme pro-Lissner, facendo leva proprio su quella frase di de Bortoli sui «toni» e i «contenuti», secondo loro superati di molte lunghezze.

    Marco Vizzardelli, animatore della «Voce del loggione»: «Altro che censura, qui a essere offesa è stata casomai, per tanto tempo, la capacità critica del pubblico: dire che Abbado non è un direttore? Che Pierre Boulez dirige “con gesto legnoso da marionetta”? Quella di Lissner è forse una mossa esasperata, ma quando è troppo è troppo».

    La polemica appassiona, trabocca su Twitter, fa discutere la città. È sanguinosa ma non inutile, visto che ne sta emergendo un’affermazione di grande buon senso: si è recensori liberi, ma liberi veramente, se i biglietti d’ingresso non sono una gentile concessione dei teatri ma vengono pagati dal giornale. Com’è imposto, del resto, dai codici deontologici dei grandi quotidiani anglosassoni.

    • masvono febbraio 3, 2013 a 8:05 pm #

      Ripeto che Lissner, togliendo l’accredito gratuito a Isotta, ha finalmente messo in atto ciò che tutti sognavamo da almeno vent’anni. La risposta di oggi di De Bortoli alla puntualissima e argomentata lettera di Lissner rivela la pochezza argomentativa dell’attuale scalda poltrona del quotidiano milanese. “Nessuno dei suoi predecessori avrebbe osato”, ecco il succo della risposta di De Bortoli. E con un “direttore” cosî non c’é da meravigliarsi che esista un Isotta alle sue dipendenze. Ogni direttore ha il critico musicale che si merita. Ciao.

      -MV

  8. Elenas febbraio 3, 2013 a 8:01 pm #

    Appunto!
    Ma un biglietto gratuito è “dovuto”? E allora perché non a Vono, che per ora mi risulta essere il miglior critico musicale in circolazione ancorché sia, talvolta, antipatico?

    • masvono febbraio 3, 2013 a 8:12 pm #

      SEMPRE antipatico. Odio essere simpatico. Se La Scala dovesse mai darmi un biglietto omaggio lo darei immediatamente al Cesarino. Allo stesso posto di Isotta, per disinquinarlo…

      -MV

  9. lavocedelloggione febbraio 3, 2013 a 8:14 pm #

    Devo onestamente dire che la lettera di Lissner è corretta e chiara, oltre che cordiale, mentre la risposta di oggi di De Bortoli è offensiva nel tono, perché usa il Lei invece del tu usato da Lissner in evidente segno di reciproca stima (che invece De Bortoli rifiuta poco simpaticamente); in secondo luogo il fatto che la decisione di bandire Isotta dalla Scala non sarebbe stata presa dai suoi predecessori è vera ma solo perché, nell’era Muti, Isotta ero lo sciacquino del suddetto direttore d’orchestra e le cose andavano bene così. In terzo luogo la supposta “simmetria” per cui Lissner dovrebbe licenziare artisti e direttori d’orchestra bizzosi (ma chissà a chi si riferisce?) non ha nessuna logica! L’unica cosa sensata del testo è che ha detto di scusarsi per il comportamente del suo critico, come se fosse il suo tutore (ammettendo così che di un tutore ha bisogno). Resta che il torto maggiore è quello di mantenerlo al Corriere come critico musicale principale (con evidenti imbarazzanti discrasie a volte fra quello che scrive Isotta sul giornale nazionale e quello che scrivono altri sulle pagine milanesi).

    Nel frattempo sono andata a riguardare alcuni appunti che mi ero presa tempo fa sulle varie bizzarrie di Isotta e dei rapporti fra Scala e critici musicali. Se non sbaglio un altro critico del Corriere, Francesco Maria Colombo, ebbe sorte peggiore in passato, quando la direzione del Teatro alla Scala (ossia la coppia Muti/Fontana) chiesero e ottennero la sua testa (quindi il caso Isotta non sarebbe il primo!): Courir fu un altro caso, ma questo interno al Corriere, che lo mise da parte a favore di Isotta l’intoccabile.
    In quanto ai giochi di mano, non fu solo Tedeschi a farne le spese (e fu proprio uno schiaffo, checché dica Isotta, che si difende per questo episodio su Libero online, chiedere a Lina Sotis che ha visto tutto: http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacolo/1176064/Scala–Paolo-Isotta–non-replico-a-Lissner-ma-con-Tedeschi-fu-uno-scherzo.html), ma ne fece le spese, alla Scala, anche un altro giornalista del Corriere, Pierluigi Panza, reo di avere corretto una parolaccia dal testo del divino e intoccabile Isotta.
    Mi astengo dal cercare di fare un elenco di tutte le stroncature e le frecciate al vetriolo di cui è stato oggetto Claudio Abbado, la cui denigrazione gratuita deve sembrare ad Isotta un mezzo lecito per far risaltare lo splendore di altri!

    So che si sta facendo una raccolta di firme contro Isotta e a questo punto aderisco anch’io e mi pento di aver difeso il Corriere in un primo momento, convinta che il diritto alla libertà di critica vada tutelato ad oltranza, e timorosa che questo bando da parte di Lissner non mettesse Isotta dalla parte della ragione, quando la sua disonestà intellettuale ormai è comprovata da innumerevoli fatti (e non solo da parole scritte!).
    In fondo non viene bandito un critico musicale da parte della Scala, ma viene allontanato un vero “bandito”, che la critica musicale scredita e disonora! Resta che avrei preferito che fosse messo all’angolo in un confronto diretto (per quello ho parlato di convegno, di tavola rotonda), perché essendo un vigliacco, difficilmente avrebbe il coraggio di controntarsi a viso aperto con qualcuno che lo contesta sostenendo le stesse cose che invece scrive impunemente protetto dal giornale per cui scrive (il cui direttore deve però scusarsi per lui!!!).
    Baci baci baci Attilia

  10. Elenas febbraio 3, 2013 a 8:20 pm #

    Per Attilia: è chiaro che per De Bortoli non sarebbe un problema consegnare nelle mani del suo critico un biglietto. Il punto è presumere di essere accolti senza se e senza ma in quanto “Il Corriere”, quando probabilmente a livello di critica musicale c’è assai di meglio in circolazione e non necessariamente ha facile e gratuito accesso.
    Questo paese è ormai stracolmo di realtà “istituzionali” e “blasonate” (e potenti!) che, anziché mostrarsi all’altezza del loro nome, badando alla qualità e all’appropriatezza delle scelte (collaboratori compresi), presumono di avere più diritti di altri solo perché SONO. Questo in generale.

    In particolare, osserviamo qui che, intanto, il Direttore del Corriere della Sera si è dovuto scusare per gli eccessi del suo critico sino ad ora da tutti (mal) tollerati, dato che si trattava pur sempre del critico del Corriere. E questo non è poco.
    Dovrebbe succedere più spesso: i “blasoni” selezionerebbero meglio i professionisti, dato che, evidentemente, “sua sponte” non lo fanno. Forse perché si ritengono comunque i migliori per il nome che portano. E gli altri si devono adeguare.

    Brunello avrebbe ragione, se tutti avessero lo stesso potere. Ma non ce l’hanno.

  11. Elenas febbraio 3, 2013 a 8:33 pm #

    “Ormai mi risulta a metà fra la Scala e l’Opéra”. Che tristezza, però …
    Quanto all’argomento che nessuno ha mai “fatto” alcunché di simile in precedenza non è una buona ragione…. Forse avrebbero dovuto invece!
    Significativo poi che si risponda per rispetto verso l’istituzione. Mica per altro…

    Autoreferenzialità pura.

    • lavocedelloggione febbraio 3, 2013 a 8:44 pm #

      Sì, avevo dimenticato di aggiungere che oltre alla scortesia del Lei, de Bortoli, molto poco elegamentemente indica Lissner a metà fra la Scala e l’Opéra! E lo dice una che aveva criticato Lissner per quello che a me sembrava un “voltafaccia” alla Scala, quando fu reso pubblico che se ne sarebbe andato, ma non avrei mai usato questa espressione, non dubitando che finché sarà in carica, farà quello che ritiene opportuno per difendere il Teatro di cui è sovrintendente. A

  12. Elenas febbraio 3, 2013 a 9:39 pm #

    “Se La Scala dovesse mai darmi un biglietto omaggio lo darei immediatamente al Cesarino”. In realtà Vono è un socialista, anche se non lo sa.

  13. lavocedelloggione febbraio 3, 2013 a 9:47 pm #

    W Cesarino! (lui sì che ha sempre aiutato chi non aveva il biglietto, cedendogli il suo posto in coda, cosa che adesso non si può più fare con la faccenda delle carte d’identità….)

  14. Elenas febbraio 3, 2013 a 10:24 pm #

    Propongo di destinare il famoso biglietto riservato a un appassionato a turno che si impegni a scrivere una recensione argomentata, scritta correttamente in italiano e supportata da precisi riferimenti a quanto ascoltato e visto. Chiunque la potrà pubblicare, quotidiani compresi. Gratis.
    L’autore si firmerà come “l’ascoltatore”, svelando solo nei giorni successivi la sua identità (giusto per creare un po’ di suspence).

    Non hanno che l’imbarazzo della scelta.

  15. Elenas febbraio 3, 2013 a 11:13 pm #

    Trovato. Può bastare?

    “Bellissimo uomo, ma più affascinante ancora che bello per il gran tratto signorile e i lampi indecifrabili, inquietanti, degli occhi, era stato per tutta la vita dominato dall’eros. Aveva bisogno di donne; invecchiando, di ragazze. Però s’era tenuto sempre la così ordinaria e modesta mogliettuccia slovena; da lei s’era rifugiato, lasciandosi andare in pantofole davanti alla televisione, i denti che gli cadevano, una sorta di acre voluttà oblomoviana entro di Lui: l’ultima ragazza l’aveva abbandonato. Pochi mesi fa, e non l’avrebbe creduto, l’aveva accompagnata, la mogliettuccia, all’ultimo soggiorno, in un modestissimo cimitero sloveno”.

    Per decenza non dico in riferiemnto a chi, in occasione del necrologio, fu scritto quanto sopra.

  16. marco vizzardelli febbraio 3, 2013 a 11:27 pm #

    La lettera di Lissner a De Bortoli è diretta e chiara. La risposta di De Bortoli sembra quella del direttore di un organo chiamato, più o meno, Scientology della Sera. Il giochino sul “tu” e il “lei” è pietoso. L'” a metà fra Scala e Opera”, peggio. Il “noi milanesi veramente amiamo”, un orrore. Gli “artisti dal carattere difficiile e comportamento bizzoso” peggio ancora. C’entra tutto ZERO con il controllo (mai attuato: altro che “calmante naturale”) di una persona che (cito Lissner) “ha deciso di usare i suoi articoli come strumenti di potere, come armi “contro” qualcosa e qualcuno, istituzioni e artisti” senza che il, anzi “i” direttori del Corriere della Sera intervenissero.
    Dottor De Bortoli, può gentilmente rispondermi? Perchè Paolo isotta è un “inamovibile”? Perché pretendeva i biglietti a domicilio? Perché gli è stato concesso, per anni, di infliggere ai lettori l’adulazione o la denigrazione? Non glielo domanda il Sovrintendente del Teatro alla Scala. Glielo chiedono, da anni e anni di lettere, telefonate, comunicazioni, molti lettori del Corriere della Sera. La sua risposta a Stephane Lissner, gentile dottor De Bortoli, appare, agli occhi del lettore (ed è questo che dovrebbe preoccuparla, non la risposta più o meno stizzita al Sovrintendente scaligero) un esempio di puro “idioma corrierese contemporaneo”. Lo stesso “idioma” che, da anni, i lettori sopportano. Basta.

    Attendiamo, adesso. Giorno per giorno, le reazioni e i “modi” delle medesime, da parte del Corriere. Qualche ” amico” correrà in soccorso? O magari, avremo, finalmente, sul Corriere della Sera, una critica, e articoli, alieni da dipendenze di potere, da qualunque parte provengano? Isotta è, certamente, una “punta” e un caso. Ma Le assicuro, dottor De Bortoli, i motivi di perplessità di chi, ogni giorno, continua ad acquistare un giornale che – come la Scala – ha un significato per Milano e a Milano, davvero non mancano. E, forse, non parlo solo di musica.

    marco vizzardelli

  17. marco vizzardelli febbraio 3, 2013 a 11:35 pm #

    Ah, dimenticavo, dottor De Bortoli: vogliamo parlare della patetica polemica Verdi-Wagner innescata ad orologeria dal Corriere della Sera, salvo poi far finta di “distaccarsene”?
    Anche su questo, il lettore vorrebbe risposta. E non da Scientology. Grazie.

    marco vizzardelli

  18. Elenas febbraio 3, 2013 a 11:40 pm #

    Forse?
    Marco, non ti risponderà mai: mica sei un’Istituzione, tu … (cioè, sì, ma non nel senso in cui lo intendono). Tu sei quello che il giornale doverosamente lo compera.

    Riformulo più precisamente la mia proposta al Sovrintendente:

    Propongo di destinare il famoso biglietto per tutte le Prime, riservato in passato a Paolo Isotta, a un appassionato a turno che si impegni a scrivere una recensione argomentata, scritta correttamente in italiano e supportata da precisi riferimenti a quanto ascoltato e visto, da inviare alle testate giornalistiche che l’Autore sceglierà liberamente (e per conoscenza alla mail Facebook del “Teatro alla Scala”) entro il giorno successivo alla rappresentazione, consentendone la pubblicazione gratuita.
    L’autore si firmerà come “l’ascoltatore”, svelando solo nei giorni successivi la sua identità (giusto per creare un po’ di suspence). Per la selezione dei candidati non si avrebbe che l’imbarazzo della scelta, anche solo consultando i blog degli appassionati, che tutti conoscono. Oppure facciano una sorta di gara, chiedendo di produrre recensioni passate, e creando una lista sempre rinnovabile di possibili “critici” a cui riservare il posto.

    E chissà che i quotidiani non facciano a gara per essere tra i destinatari di recensioni degne di questo nome.

  19. Elenas febbraio 3, 2013 a 11:59 pm #

    Preciso: la sottoscritta non sarà tra i candidati, non avendone le competenze. Ma se può interessare, mi candido per parlare del più e del meno con lo pseudonimo di Elena Cicci Pinzillaccheri. In cambio chiedo solo la bici per girare i mercatini dell’antiquariato ..

  20. lavocedelloggione febbraio 4, 2013 a 8:02 am #

    Voglio anch’io la bici d’ordinanza! Comprovata esperienza di ciclista, sono riuscita persino ad andare a qualche prima del 7 dicembre in bici con l’abito lungo!!! Buona giornata e comprate anche il Giornale per questa volta, pare che ci sia un paginone sul caso Isotta. Attilia (contessa Serbelloni Balzanti vien da Mare, in Lante delle Povere)

  21. Elenas febbraio 4, 2013 a 10:40 am #

    Alla prima con l’abito lungo in bici in effetti fa un po’ Cicci Pinzillaccheri in Supercazzola Vien dal Mare. Ti chiameremo Tilla detta Bicci (come Pucci però in bici).

  22. Gabacca febbraio 4, 2013 a 10:54 am #

    Riporto qui per completezza di informazione la dichiarazione sottoscritta da numerosi spettatori del Falstaff di sabato 2 febbraio, quando ancora non si conoscevano la lettera di Lissner e la replica di De Bortoli.

    “Non conoscendo ancora le motivazioni del provvedimento del Sovrintendente Lissner nei confronti del signor Isotta, noi sottoscritti, abituali frequentatori della Scala e delle altre sale di musica milanesi, riteniamo che i responsabili della incresciosa situazione creatasi siano il direttore Ferruccio de Bortoli e i suoi colleghi alternatisi alla direzione del Corriere della Sera.
    Essi infatti non hanno rimosso motu proprio dalla carica di critico musicale un personaggio, che da molti anni, con totale dispregio della intelligenza dei lettori e della dignità del giornale su cui scrive, ha sistematicamente e gratuitamente denigrato grandi personalità della musica, di oggi e del passato, anche su questioni per nulla attinenti alla critica musicale.
    Del signor Isotta nessuno mette in discussione l’erudizione musicale, che è però cosa del tutto diversa dallo spirito critico, del quale il suddetto ha dato cospicue dimostrazioni di essere del tutto privo.
    Il direttore De Bortoli si contraddice, quando afferma che “la libertà di critica sia sacra purché non scada mai nei toni e nei contenuti”.
    La libertà di critica è stata infatti abusata dall’Isotta, fino a farla scadere a livelli infimi. Sfidiamo il Corriere della Sera a pubblicare un florilegio di giudizi dell’Isotta riguardanti da Toscanini a Bruno Walter, da Elizabeth Schwarzkopf a Pierre Boulez, fino a Claudio Abbado (“non vero direttore d’orchestra”) e Daniel Harding, che dimostrano la fondatezza della nostra presente presa di posizione.
    E alla critica musicale in genere chiediamo di aiutare gli ascoltatori a capire la musica e di non fuorviarli con falsificazioni, dovute a malafede o a problemi esclusivamente appartenenti a chi pretende di scrivere di musica.
    Milano, 2 febbraio 2013”

  23. Gabacca febbraio 4, 2013 a 11:19 am #

    Poco da dire dopo i primi 26 commenti.
    Faccio però rispettosamente notare (come il buon soldato Schwejk) al dottor De Bortoli che il Corriere ha raggiunto, il giorno delle recensioni al concerto di Harding del 28 gennaio, un grottesco degno di Jonesco (fa anche rima): ha pubblicato contemporaneamente un “servo encomio” in cronaca milanese e un “codardo oltraggio” in pagina nazionale. Era solo una coincidenza o si è trattato di un “calmante naturale” somministrato ai lettori dal direttore? Mi vengono immente le pallottole di Trilussa accompagnate dalla medicazione nel suo memorabile “Natale di guerra”.
    Ma che squallore l’astiosa replica alla lettera di Lissner! Almeno ammettere di avere scritto il falso parlando di “bando” al “critico” (le virgolette sono mie, ndr) del Corriere, che “non potrà più entrare alla Scala” (gratis, come poi si è saputo, ma come già De Bortoli non poteva non sapere).
    Ma può un direttore scusarsi per “gli eccessi del suo “critico””? I lettori che pagano il giornale hanno diritto ad articoli seri e intellettualmente onesti, non sanno cosa farsene delle idiozie in malafede, seguite dalle scuse del direttore.
    Da Luigi Albertini a Ferruccio de Bortoli, che rotolone in basso!
    Gabacca.

  24. Attilia febbraio 4, 2013 a 11:56 am #

    Giusto per completezza, inserisco la pagina su Paolo Isotta da Il Giornale di oggi, 4 febbraio 2013:

    Isotta, lo scugnizzo dandy che non suona a comando
    Stenio Solinas – Lun, 04/02/2013 – 07:31
    Nel 1978, l’allora ventottenne Paolo Isotta lasciò la rubrica di critico musicale di questo giornale, da lui inaugurata che ne aveva appena ventitré, per andare ad assumere quella ancora più prestigiosa, come testata, del Corriere della Sera. In omaggio a «La Cultura» dell’epoca, in via Solferino e nei «salotti buoni» musical-democratici della città si dovette pensare che questo Isotta, che citava con dovizia Borges e Goethe, Spengler e Guenon, Schneider e Nietzsche, Burchardt e d’Annunzio; usava l’arma della critica con piglio feroce; spregiava il moderno per il moderno e tutta la pletora di neoregisti, neomusicisti, neostrutturalisti da baraccone, non avesse poi le carte così in regola per poter entrare nel Pantheon delle «Libertà». E così ne ottennero la messa al bando, quasi fosse un misto o una somma fra Erostrato e il boia di Albenga.
    Fra ordini del giorno, comunicati, assemblee, manifesti con tanto di firma, la cosa assunse aspetti talmente grotteschi, trascinandosi nei suoi effetti fino alla metà degli anni Ottanta, da valere come testimonianza dell’Italia d’allora. Ma allo squallore in sé di una vicenda che solo la penna di un Gogol potrebbe restituire a una godibilità sia pure amara, si aggiunse la canagliata di tutto un mondo, quello della carta stampata, che, tranne rari casi, gli fece intorno terra bruciata. Si spiega anche così perché I sentieri della musica, libro uscito da Mondadori subito prima dell’ostracismo solferinian-scaligeriano, non ebbe recensioni: solo brevi e fugaci segnalazioni, un «qui lo dico e qui lo nego», hai visto mai l’autore fosse tornato un giorno alla ribalta…
    Trentacinque anni dopo, l’estraneità, usiamo questo eufemismo, di Isotta al conformismo della cronaca e della storia, musicale e no, viene ancora una volta certificata dall’incredibile decisione del Teatro alla Scala, e se da un lato la difesa del suo critico da parte del direttore del Corriere della Sera fa onore a quest’ultimo e riscatta l’ignavia pregressa, dall’altro mette in evidenza come nell’Italia cultural-istituzionale, incredibile pasticcio di pubblico e privato, prebende e favoritismi, meschine lotte di potere mascherate da crociate intellettuali, la musica, mai termine fu più appropriato, sia sempre la stessa: suonare a comando. E poi applaudire.
    Paolo Isotta è uno specialista con in più il buon gusto del dilettante, nel senso etimologico del termine. Nelle sue critiche la musica si mischia alle lettere, cede il passo alla pittura, corre incontro alla cultura, delicatamente polemizza con la memorialistica. È raro trovare uno studioso che parlando del Tancredi di Rossini, riprendendo un motivo goethiano, lo paragoni a una favola boschiva di Poussin, il pittore della campagna romana, della luce dorata che immerge, in armonici rimpianti, immagini e sensazioni. Ma ancora più raro lo studioso diviene se, dopo averci illuminato sul «teatro totale» di Wagner e sulla messa in scena dello stesso da parte di Adolphe Appia, spogliatosi dei panni del critico musicale si avventi in divertissement personali e unici contro le «tetralogie» attualizzate, quelle per intenderci dove Brunilde è una lavandaia, Alberico un barbone, Sigfrido un diciottenne segaiolo, eccetera, eccetera, tutte glorie, negli anni, della moderna regia operistica.
    Fra i libri da lui scritti, oltre al già citato I sentieri della musica, vale la pena ricordarne soltanto un altro, che vale per tutti, quel Il ventriloquo di Dio che Giorgio Zampa, germanista e firma del Giornale, definì il contributo più completo sui rapporti esistenti fra Thomas Mann, Nietzsche e Wagner. Uscì nel 1983, quando fra via Solferino e piazza della Scala il suo autore era ancora tabù.
    Isotta è napoletano, con tutti i pregi e i difetti di una napoletanità che sopravvive al disastro della città che li ha partoriti. Come succede con le persone di carattere, ha un cattivo carattere, bizzoso e intollerante, a volte maniacale, e insieme generoso, paziente, amabile. C’è in lui un elemento «scugnizzo» che solo chi conosce la realtà di Napoli può comprendere, il combinato disposto di plebe e aristocrazia, popolino e borghesia che anima il suo centro senza barriere economiche e sociali, un intreccio unico che ne è insieme tormento e estasi. Coniugato al dandismo, l’essere scugnizzo è spesso una miscela esplosiva. Una volta Isotta mise le mani addosso a un critico che lo aveva definito «un nibelungo napoletano». Avvenne a Capri, in piazzetta… Un’altra, quando era ancora critico del Giornale, rischiò di essere strozzato dal baritono Renato Bruson nei camerini dell’Arena di Verona. Un paio di mesi prima, piccato da una recensione sfavorevole, Bruson aveva chiesto per iscritto il suo licenziamento a Montanelli, Montanelli aveva girato, per conoscenza, la lettera a Isotta e Isotta aveva a sua volta scritto una falsa risposta, firmandosi Montanelli, dove dava ragione all’irato baritono, rassicurandolo che avrebbe provveduto di lì a breve alla cacciata…
    Chi ha avuto finora la pazienza di leggermi, potrà obiettare che il mio è un ritratto amicale e non imparziale. Ha ragione. Sono amico di Isotta da quarant’anni, se metto insieme la conoscenza diretta e quella che mi veniva da frequentazioni comuni, e se c’è una cosa che tengo ferma nella vita è la fedeltà alle amicizie, di là da pettegolezzi, incomprensioni, opportunismi. Credo che la più bella e più sincera definizione di se stesso l’abbia data in un libro, C’eravamo tanto a(r)mati, da me curato insieme con Maurizio Cabona. Il suo intervento lo intitolai, non a caso, «Manuale di decomposizione». «Alla musica penso moltissimo, più che a ogni altra cosa, si può dire, ma non ne parlo quasi con nessuno; la lettura è un piacere solitario, un po’ da vizioso, e l’ho sempre praticata per dimenticare completamente chi io sia, anzi, il fatto che io sia, che io esista, annullarmi nell’obiettività di ciò in cui mi immergo. Non mi piacevo, è certo; non mi amavo: per niente. In questo non sono cambiato. Avrei voluto, per mille ragioni, e vorrei, essere diverso, essere completamente un altro. Imparare a sopportarmi, ancora non ci sono riuscito». Nemmeno gli altri, ma è tempo che se ne facciano una ragione.

  25. marco vizzardelli febbraio 4, 2013 a 1:25 pm #

    L’articolo è interessante, senz’altro ben scritto. Dice una cosa falsa e una vera, anzi vero e falso si mischiano. Quella falsa è: il titolo. Isotta suona a comando, di se stesso e di tutti quelli dai quali sceglie di farsi comandare. Ma suona SOLO a comando. Può pure darsi che sia vera la conclusione “vuole male perfino a se stesso”. Ma la sua condizione è quella dello schiavo. Di se stesso, in primo luogo: nei suoi articoli, l’oggetto non è mai protagonista. Il protagonista è il soggetto, lui. L’argomento, uno solo: Paolo Isotta. Il suo ego, con i turbamenti, i “nemici”, gli “amici!. Lecca o sfregia, adula o spregia. Accoglie i biglietti gratis come dovuti. Perché questo è il suo sistema mentale.
    Ma l’articolista ammette: il mio è un ritratto amicale e non imparziale. Esatto. Il mondo di Isotta – avallato e ammesso dai giornali sui quali si è espresso – è quello degli “amici” e dei “non amici”. Dal quale, immancabilmente, si genera “potere”. Un perfetto spaccato d’Italia. O di un’Italia che facilmente degenera. Quello, in base al quale, all’estero, quando vogliono irriderci – sarà capitato a tutti, di sentirlo dire – dicono:”Italia? Spaghetti e mafia”. E si fanno una risata. Sarà anche un luogo comune, ma il “punto” è questo.

    marco vizzardelli

  26. Marco febbraio 4, 2013 a 1:31 pm #

    Il giochino del “tu” e del Lei” è senz’altro penoso. Ricordo però che questo giochino è stato fatto molte volte con me, sia da Elena Sarati che da Marco Vizzardelli, ai tempi eroici di questo blog. Mi ricordo di averlo sempre considerato un atteggiamento di stupidità abissale. Ma non si può mai sapere, forse allora aveva i connotati di un raffinato umorismo…
    Un saluto
    Marco Ninci

  27. Gabacca febbraio 4, 2013 a 1:34 pm #

    L’articolo del Giornale è senz’altro ben scritto, anzi ricstruisce con scrupolo la cronologia della resistibile ascesa isottiana al Corriere: dal 1978 in poi.
    Ma nel 1978 in Rizzoli non spadroneggiava la coppia Ortolani – Tassan Din?

  28. marco vizzardelli febbraio 4, 2013 a 1:49 pm #

    Vero, caro Marco Ninci. Infatti, ci si conosce, si cresce, ci si modifica. Invece, c’è chi non cresce mai, e resta prigioniero del suo ego. Schiavo, in primo luogo di se stesso, poi di tutti i suoi “padroni” o “amici”, magari anche scelti, per carità. Ma padroni. Gli altri, sono i “nemici”. Ma un articolo di giornale non è il luogo per tali espressioni: è un servizio – remunerato – destinato ad un pubblico, non di più non di meno. Per le elucubrazioni sui proprii turbamenti, esiste il diario, quello con la serraturina e la chiavetta. Da bambini, più o meno, lo abbiamo tenuto tutti. Gratis.

    marco vizzardelli

  29. marco vizzardelli febbraio 4, 2013 a 2:39 pm #

    Invece, l’annotazione di Baccalini, configura un mondo e un modo di essere, di lunga data, dal quale il garbato (ma mica tanto, con Lissner) De Bortoli non riesce, o non vuole, tirar fuori una volta per tutte il Corriere della Sera. Infatti, aspetta che Isotta vada in pensione.

    marco vizzardelli

  30. marco vizzardelli febbraio 4, 2013 a 2:40 pm #

    Invece, l’annotazione di Baccalini configura un mondo e un modo di essere, di lunga data, dal quale il garbato (ma mica tanto, con Lissner) De Bortoli non riesce, o non vuole, tirar fuori una volta per tutte il Corriere della Sera. Infatti, aspetta che Isotta vada in pensione.

    marco vizzardelli

  31. Elenas febbraio 4, 2013 a 10:35 pm #

    Marco Ninci … rilassati. Non sei il Sovrintendente della Scala e io non sono il Direttore del Corriere, i quali peraltro si conoscono. Io invece non ho ancora avuto l’immenso piacere di incontrarti. E, come mi hanno insegnato da piccola, agli sconosciuti è meglio dare del Lei. Con la sola eccezione di alcuni talmente scassaballe che alla fine li conosci per forza.

    Sai che non ti vedrei male al posto di Isotta?

  32. Marco febbraio 5, 2013 a 10:57 am #

    Eh, cara Elena, se intendi che mi vedresti bene come critico musicale del Corriere, non posso che ringraziarti di tanta stima. Se però, come temo, vedi in me soltanto l’equivalente di Isotta, me ne farò una ragione e cercherò di farti cambiare idea davanti a qualche succulento piatto di cucina rigorosamente toscana.
    Ciao
    Marco Ninci

  33. Attilia febbraio 5, 2013 a 12:08 pm #

    Marco N, ti prendiamo in parola, vengo anch’io, anche se io sono già convinta che tu non sia l’equivalente di Isotta (meglio di no, in ogni caso, al di là del suo sapere enciclopedico)! Attilia

  34. Elenas febbraio 5, 2013 a 12:26 pm #

    No, io invece abbisogno di molto impegno enogastronomico (fuori dal comune) per cambiare idea.

  35. Marco febbraio 5, 2013 a 1:59 pm #

    Accidenti, addirittura, Elena, messo al livello della persona che qui viene più odiata…tutto questo per qualche insignificante scaramuccia. Via via…
    Ciao
    Marco Ninci

  36. Elenas febbraio 5, 2013 a 3:28 pm #

    Non tentare di sminuire: prepara l’elenco ristoranti, piuttosto.

  37. marco vizzardelli febbraio 5, 2013 a 3:52 pm #

    Molto divertenti queste amichevoli scaramucce fra blogger. Nel frattempo la vicenda prosegue. In maniera, direi, totalmente prevedibile.
    Ferruccio De Bartolo, tutore di Rosina Isotta, ne pubblica oggi una “meraviglia” sulla prima pagina (e seguito interno) del Corriere delle Chiese. Un resoconto di qualcosa di avvenuto a Napoli ad opera di nuove meraviglie musicali “scoperte” dall’Isotta, del quale ovviamente non si comprende l’interesse per i lettori, ma che è interessante in quanto compendia in sè tutta la natura da Corriere delle Chiese del quotidiano milanese. Ci son dentro le Chiese di Isotta e quelle del Corriere così come viene avallato e pubblicato nell’attuale configurazione. Come vede, dottor De Bortoli non salto l’ostacolo, ci passo proprio dentro: e, a scanso di (prevedibilissime) accuse di antisemitismo, dirò che l’anno scorso – pubblicamente, alla Scala – difesi un giovane direttore isrealiano da me stimato – Omer Meir Wellber – da un “trattamento” nel quale, a mio avviso, a ragioni di rapporti umani si mischiava anche (ne ho fonti certe) un pizzico (o un po’ di più) di schifoso, ributtante razzismo. E tanto basti. Ma l’Italia degli “amici” (e “nemici”) e l’Italia delle Chiese – nella quale, spiace dirlo, il Corriere è attualmente “impegolato” – non mi piace.
    L’Italia degli Amici, dei razzismi (anche di quelli “di ritorno”) e delle Chiese non mi piace: è, caro Dottor De Bortoli – e torniamo alla musica – quell’Italia in base alla quale il Corriere (sul magazine settimanale) lanciò una “amicale-nemicale” antitesi Verdi-Wagner, totalmente obsoleta nel tema (due immensi musicisti, un anniversario comune: solo questo, non una contrapposizione) ma molto ultile a Chiese “amiche”, guarda caso, anche dell’Isotta. Il quale, dapprima si proclamò wagneriano, poi sposò in pieno (ma guarda!) la causa, affermando l’indecenza di un’apertura della Scala nel nome di Wagner. Molto meglio… Simon Boccanegra (povero Simone, proprio lui che, nell’opera stupenda di Verdi va “gridando pace” contro i “giochi di parte”!). Il Corriere lanciò sul magazine la polemica poi finse, abilmente di “distaccarsene”. Tutto tipico: ma i lettori, per l’appunto, “leggono”.
    Puerile, dottor De Bortoli. Tutto puerile. Questo, e molto altro. Da anni, diversi lettori attenti del Corriere si dannano a far notare che la dipendenza da Chiese, Personaggi o Potentati nuoce all’immagine del giornale. Il giornale da Lei diretto continua, nell’attuale configurazione, a prendere per fessi questi lettori.
    E’ puerile che Lei, dottor De Bortoli, abbia accusato il sovrintendente scaligero Stephane Lissner di “mentalità colonizzatrice”. A chi legge, ogni giorno, il Corriere, viene invece il dubbio che ci volesse proprio una persona nata all’estero, per buttare – finalmente – in piazza il pessimo esempio di “italianità” che Paolo Isotta, di suo, e il suo avallo, gentile Direttore, stanno dando sulle pagine del Corriere. E’ l’Italia degli Amici e delle Protezioni, da attuare e ricevere.
    Piace ai giornalisti del Corriere che non si chiamano Paolo Isotta, tale immagine? Se lo chieda, gentile Direttore.

    marco vizzardelli

    P.S. Nell’articolo odierno, l’Isotta torna su un “punto” e un personaggio – il giovane con-direttore dell’Orchestra Giuseppe Verdi, Jader Bignamini, – sul cui valore concordo in pieno (succede!). Non lo ha “scoperto” lui. Gli appassionati ascoltatori ne stavano scrivendo da mesi, sui forum e blog on-line, quando apparve sul Corriere l’articolo dell’Isotta, al solito strumentale, nel quale si parlava bene del Bignamini (che è bravo davvero!) e della Verdi… allo scopo di parlar male del Teatro alla Scala. Il giornalismo di Paolo Isotta è questo, lei stesso lo ha ammesso, rispondendo al Sovrintendente della Scala. Ma è uno “strumento” che il Corriere continua ad usare, volutamente e strumentalmente. E non è solo questione d’Isotta.

  38. marco vizzardelli febbraio 5, 2013 a 4:23 pm #

    Ah, la cronaca registra che una serie di articoli, su Libero e Il Giornale, sta, giorno per giorno, proponendo all’onore degli altari San Paolo Isotta, Martire. Anche questo stanco gioco delle parti (e dei poteri) è così banalmente e “amicalmente” italiano!

    marco vizzardelli

  39. lavocedelloggione febbraio 5, 2013 a 6:32 pm #

    Dì, ma lo sapevate che l’orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli è seconda solo all’orchestra dell’Opera di Roma? (parola di Isotta, oggi sul Corriere, pag 39)
    Buona serata a tutti Attilia

  40. lavocedelloggione febbraio 5, 2013 a 8:21 pm #

    Ecco il comunicato dell’Associazione nazionali dei critici musicali

    A proposito della recente decisione del Teatro alla Scala di negare l’accredito al critico musicale del Corriere della sera Paolo Isotta, l’Associazione Nazionale dei Critici Musicali esprime apprensione per una scelta che, di fatto, mette in pericolo il libero esercizio della critica impedendo il lavoro regolare di uno dei suoi professionisti.

    Senza entrare nel merito delle motivazioni e del diritto-dovere delle istituzione di tutelare il proprio nome, l’Associazione ritiene che spetti al direttore del giornale e alla comunità dei lettori valutare la correttezza professionale del giornalista. Discriminazioni di questo genere screditano la funzione culturale e di servizio di tutta la critica musicale italiana, oltre a offendere il ruolo di chi se ne assume la responsabilità.

    • masvono febbraio 6, 2013 a 12:04 am #

      L’Associazione Nazionale dei Critici Musicali non deve essere in “apprensione”. Il libero esercizio della critica non é in pericolo, il sig. Isotta semplicemente non entra più GRATIS per occupare due posti (valore di mercato euro 520) di platea, dal che almeno abbiamo scoperto che il sig. Isotta non é TRINO, ma sicuramente “BINO”.

      La “comunità dei lettori” in ogni blog pare inoltre valutare la correttezza professionale del Sig. Isotta pari a ZERO. L’Associazione dovrebbe prenderne atto una volta per tutte, ESPELLENDOLO.

      ALTRIMENTI SIETE TUTTI ISOTTA.
      Saluti

      -MV

      • Alessandra febbraio 6, 2013 a 8:07 am #

        ‘La libertà di ognuno di noi finisce dove comincia quella del nostro prossimo’…è innegabile che la scelta di un sovrintendente di escludere i critici non graditi mette in pericolo il libero esercizio della professione di critico. E’ un atto non nuovo e pericolosissimo; ma non è anche vero che insieme a decisioni di questo genere, a screditare la funzione culturale del servizio della critica musicale ci pensa un’associazione che non si dissocia MAI pubblicamente da affermazioni e articoli -non solo di Paolo Isotta!- che molte volte feriscono sia gli artisti sia la sensibilità e il buonsenso dei lettori-spettatori?

      • lavocedelloggione febbraio 6, 2013 a 10:42 pm #

        …mi dicono che non era iscritto! E allora, a maggior ragione, perché difenderlo? Boh?

      • masvono febbraio 6, 2013 a 11:10 pm #

        Intendi dire Attilia che l’Associazione Nazionale dei Critici Musicali fa il comunicato di cui sopra a tutela di Isotta, il quale non è associato? Ma se Isotta NON é un critico (vero!), i critici perché difendono un ABUSIVO? Tutte le chiese per difenderti vogliono l’iscrizione. Anche i sindacati e i CRITICI no? Ma se Isotta non é iscritto, anche io non sono iscritto. Anche Vizzardelli non é iscritto. A noi non ci difende nessuno?

        Qui la verità sta solo nei 260 euro di platea (moltiplicati per due). Il problema dell’Associazione Scrocconi sta solo lì. Nient’altro.

        Segare gli accrediti stampa di tutti, e finiamola qua.
        Ciao

        -MV

  41. lavocedelloggione febbraio 5, 2013 a 8:30 pm #

    Se devo essere sincera sono proprio delusa, anche se era difficile aspettarsi qualcosa di diverso (altrimenti dovevano prendere provvedimenti prima!).
    Anch’io avevo pensato in un primo momento che non fosse compito della Scala fare questo passo e l’ho scritto come sapete (è il primo intervento di questo post), ma poi per come ha condotto la cosa de Bortoli, mi sono ricreduta e penso che Lissner abbia fatto bene, visto che nessuno ha mai osato toccarlo; del resto nessuno gli impedisce di entrare in Scala e di scrivere i suoi articoli grondanti di malafede, semplicemente non avrà più due biglietti gratis recapitati a casa. L’esercizio della libera critica non si fa come l’ha sempre fatta Isotta, è come se un medico iscritto all’ordine dei medici praticasse la medicina alternativa; viene bandito dall’albo dei medici, non continua a fare il medico-stregone. Invece Isotta continua imperterrito, protetto da non si sa chi, a fare il critico in malafede. E poi non esiste solo la Scala, può continuare il “libero esercizio della critica” altrove, tanto è vero che ha pubblicato oggi sul Corriere il suo articolo su Napoli dove dice che l’orchestra del San Carlo è seconda solo a quella dell’Opera di Roma, basta questo….).

    Se poi si vuole sapere cosa ne pensa la comunità dei lettori, mi sembra che questa si sia ampiamente espressa, adesso e in passato! E poi ancora, il ruolo è stato offeso in primis da un critico che disonora la critica onesta come la portano avanti gli altri, non dalla Scala che ha osato mettere in dubbio la sua professionalità, professionalità che prevede proprio l’assunzione di responsabilità di quello che si dice (e spesso, quello che ha scritto è da querela, vedi i vari esempi citati in questo blog)!

  42. masvono febbraio 5, 2013 a 11:37 pm #

    L’articolo di oggi a firma di Isotta parte dalla prima pagina ed é la risposta del Signore dei Capelli De Bortoli a Lissner e agli innumerevoli lettori che di Isotta non vogliono più sentir parlare. Il Signore dei Capelli apre la guerra: “non volete Isotta? E io mene frego. E ve lo schiaffo in prima pagina.” Che significa “di voi lettori nulla mi interessa, prendo i miei contributi pubblici e non rendo conto a nessuno”.

    Il Signore dei Capelli, ovviamente, é del tutto indifferente all’oggetto dell’ articolo che prende spunto dal concerto di un Carneade in quel di Napoli (il Corriere non é il Mattino, ma il messaggio é che Isotta può parlare di ogni cosa, soprattutto se si svolge a Roma, all’Opera (la migliore orchestra d’Italia ADDIRITTURA da quando la dirige due o tre volte all’anno Muti, AHAHAH) oppure all’ombra del Vesuvio dove egli, ahimé, é nato.
    Il Signore dei Capelli, infatti, non si accorge che l’articolo di Isotta, oltre all’abbondanza, oserei dire la SATURAZIONE di banalità espresse, é, dal punto di vista della critica musicale una NULLITÀ ESPRESSA. Niente ci viene detto infatti sulle modalità interpretative del Carneade, sulla sua concezione delle opere di Rachmaninov e Shostakovich, dei tempi, dei fraseggi tenuti, degli spessori fonici. Ci viene viceversa propinato un sunto generico da programma di sala dei pezzi eseguiti che chiunque può leggersi su siti gratuiti come chessò “flaminionline”. Siti, ripeto, GRATUITI e che non costano come il Corriere della Sera, il Signore dei Capelli e Paolo Isotta decine di milioni di euro l’anno di soldi pubblici.
    Saluti

    -MV

  43. Elenas febbraio 5, 2013 a 11:41 pm #

    Veramente ci fu qualcuno che superò Isotta, quando affermò che la Filarmonica era meglio dei Berliner. Con tutto il rispetto per la Filarmonica… In effetti era uno dei “precedecessori” di Lissner…

    Va beh. Assolutamente prevedibile che la sottocasta dei critici genericamente si tutelasse. Io continuo a sostenere la proposta di un “Ascoltatore” – critico al quale devolvere il biglietto. E propongo subito Vono: se poi darà il pregiato passs al Cesarino va bene lo stesso, tanto andrà in Galleria. Però mi raccomando: alla prima.

  44. marco vizzardelli febbraio 6, 2013 a 12:57 am #

    Il SIgnore dei Capelli, genialmente evocato da Vono, è una bella immagine. Par di vedere la mano, che ci passa dentro…e Vono ricorda, con buon senso, che non c’è alcun attentato alla libertà di stampa nel chiedere che un critico entri in un Teatro con biglietti pagati (da sé, o dal giornale) anziché gratuiti e pretesi in camera d’albergo. Poi, ci sarebbe anche da chiedersi – ma potrei sbagliarmi, chiedo lumi – se un critico che usi la calunnia e la diffamazione, i biglietti omaggio e apparentamenti vari come temi portanti della propria attività, sia – solo perché critico – sempre e comunque oggetto di difesa da parte della categoria. Ha valore un concetto di – scusate la parolaccia – deontologia professionale? O basta dire che “spetta al direttore del giornale”? (il quale, nel nostro caso, ha completamente avallato l’operato del giornalista, salvo “chiedere scusa, consapevole degli eccessi”)

    Detto questo: Attilia, sei delusa? E da cosa? Dall’affermazione del Principio di Corporazione, uno di quelli sui quali si fonda TUTTA la vita di questo Paese? Ma dàaaai, che scoperta!!!
    Anche questo fa parte dello stanco gioco di parti. Dà un fastidio maledetto, a Italietta, che UN FRANCESE abbia osato, qui, nel Bel Paese, scoperchiare un vasetto di Pandora (un vasone bello grosso, per la verità)!
    Povera stellassa, l’Isotta, vittima (ne abbiamo appena avuto un esempio consimile: Sallusti. La grazia, la grazia!) di orrifico, crudele, vilipendio alla libertà d’espressione! Ah, ah, ah, ah, ah.

    Tutti facciano la loro parte. Io faccio la mia, di lettore del Corriere delle Chiese. La prossima volta che leggerò uno di quei begli articoli di fondo, pieni di morale e buoni sentimenti, firmati “f.de b.”, nei quali, in nome del “liberalismo” (Dio mio, i padri fondatori si rivoltano nella tomba!) si invoca la crescita morale di questo Paese e la liberazione da “parentele”, clientelismi, giochi di potere e quant’altro, mi ricorderò di questa deliziosissima “vicenda Paolo Isotta”, del “caso” Verdi-Wagner montato del Corriere e di tutto quanto di annesso perdura, sulle pagine del Corriere, DA ANNI ED ANNI. E saluterò l’articolo di fondo con quel che merita. Una salutare, italianissima e – se Paolo Isotta ne è capace mi insegni, ma credo, anche se milanese di riuscire ad emetterla da solo – napoletanissima PERNACCHIA.
    Avanti così, egregio Direttore, gentile Signore dei Capelli: nel mondo della CREDIBILITA’!

    marco vizzardelli

  45. marco vizzardelli febbraio 6, 2013 a 1:45 am #

    Dopodiché, siccome la mia parte di lettore la faccio fino in fondo, registro – per onestà di cronaca tanto più doverosa quando si sta polemizzando – che la pagina degli spettacoli di martedì 5 febbraio del Corriere della Sera comprendeva una puntuale, equilibrata recensione di Enrico Girardi al Nabucco della Scala e una bella intervista di Pierluigi Panza a Daniele Rustioni, posizionate sopra il seguito dalla prima pagina delle “scoperte” napoletane dell’Isotta.

    marco vizzardelli

  46. masvono febbraio 6, 2013 a 8:08 am #

    http://www.flaminioonline.it/Guide/Rachmaninov-Danzesinfoniche.html
    Ecco un esempio di ció che DEVE essere un articolo che voglia parlare di una composizione, senza essere una critica musicale. Isotta, nell’articolo di ieri, voleva fare critica (non fatta: risultato ZERO) e ha, invece, scritto (MALE e BANALMENTE) un riassuntino di programma di sala (che al lettore interessa ZERO).
    Arrigo Quattrocchi, purtroppo scomparso, lo ricordo come stimolante animatore nelle discussioni del newsgroup di musica classica IAMC dove noi appassionati, prima della diaspora in svariati blog e siti, scrivevano.
    Saluti

    -MV

  47. Marco febbraio 6, 2013 a 9:34 am #

    C’è una cosa che mi dispiace più di tutto in questa faccenda. Ed è la deriva tremenda cui è andato incontro Isotta. De Bortoli, Lissner o Fontana mi sembrano persone di nessuna importanza, di cui è facilissimo trovare l’equivalente; sono personaggi scialbi intercambiabili con altri personaggi altrettanto scialbi. Isotta no. Era un notevolissimo storico della musica ed era capace di scrivere in maniera deliziosa, con un gran senso dell’umorismo. Il suo saggio “I diamanti della corona”, il primo in Italia e uno dei primi nel mondo sul Rossini serio, è a tutt’oggi fondamentale e insuperato. I saggi contenuti nei “Sentieri della musica” sono bellissimi. Mi ricordo un suo magnifico scritto su “Samson et Dalila” di Saint-Saens in una enciclopedia dell’opera. Del resto Fedele D’Amico, il massimo critico musicale italiano del Novecento insieme a Giorgio Vigolo, ha detto personalmente a me di avere molta stima di Isotta, pur essendone lontanissimo per convinzioni e personali e politiche. Lo stesso mi ha detto Francesco Orlando, grandissimo studioso di teoria della letteratura e finissimo intenditore di musica (non ho mai conosciuto nessuno che abbia scritto cose più profonde di lui su Wagner, conosciuto, dico, di persona). Ed erano due persone di sinistra, di sinistra vera (che fortuna per loro non aver conosciuto Bersani, Renzi o Vendola, che finiranno con l’essere vicini, fino a imbarazzanti contiguità, con la destra peggiore di tutte, con l’orribile loden di Mario Monti, un vestimento che ho sempre trovato la summa del conformismo, e con la giacca e cravatta degli yuppies suoi seguaci), che certo aborrivano le simpatie destrorse del Nostro. E però sapevano riconoscere il valore dove si trovava. L’Isotta di oggi è uno spreco insopportabile, perché lì c’era il talento, quella cosa di cui tanto si parla e che è più introvabile non dico delle fede delle femmine, ma certo dell’araba fenice di cui parla Don Alfonso nel “Così fan tutte”. Dopo tanti insulti a Isotta, era bene che qualcuno, almeno qualcuno, ricordasse che nella vita di Isotta, certo in quella intellettuale, non ci sono stati soltanto oscuri interessi, insulti postumi a grandi personalità, schiaffi a critici di sinistra, piaggeria, spinta fino al ridicolo, nei confronti di un celebre e discusso direttore d’orchestra, ma anche, in un recesso oscuro e per questo tanto più luminoso, l’oro di un’intelligenza acutissima.
    Marco Ninci

    • Massimiliano Vono febbraio 6, 2013 a 11:14 am #

      Ecco, in occasione del necrologio di Isotta, lo scritto di Ninci andrà benissimo! E’ un degno “coccodrillo”, fatto per bene (non come quelli cui ci ha abituati il “Nostro”). Lo proporremo al Signore dei Capelli e all’Associazione Nazionale dei Critici Musicali.
      A presto!

      -MV

      • Elenas febbraio 6, 2013 a 6:42 pm #

        Ma perché sempre con questa fede delle femmine? La faccenda è insopportabile quasi quanto il Loden.

    • Michele Girardi agosto 19, 2014 a 1:38 pm #

      Non concordo minimamente con Lei, e ha me Francesco Orlando ha riferito cose diverse.

  48. lavocedelloggione febbraio 6, 2013 a 10:15 am #

    Non riesco a capire per quali oscure ragioni informatiche non riesco a rendere pubblico un intervento, quello di Alessandra, che riporto qui:

    Commento:
    ‘La libertà di ognuno di noi finisce dove comincia quella del nostro prossimo’… E’¨ innegabile che la scelta di un sovrintendente di escludere i critici non graditi mette in pericolo il libero esercizio della professione di critico. E’ un atto non nuovo e pericolosissimo; ma non è anche vero che insieme a decisioni di questo genere, a screditare la funzione culturale del servizio della critica musicale ci pensa un’associazione che non si dissocia MAI pubblicamente da affermazioni e articoli -non solo di Paolo Isotta!- che molte volte feriscono sia gli artisti sia la sensibilità e il buonsenso dei lettori-spettatori?

  49. lavocedelloggione febbraio 6, 2013 a 10:49 am #

    In aggiunta a quello che dice Alessandra, vorrei dire anche che, se l’Associazione critici musicali non si è mai dissociata da articoli offensivi scritti dai critici, è altrettanto vero che non ha difeso i critici presi di mira dai poteri forti, vedi Francesco Maria Colombo che ha dovuto smettere di fare il critico e ora fa il compositore e direttore d’orchestra (e in questo caso forse l’ostracismo di chi sappiamo gli ha fatto un favore), vedi Carmelo di Gennaro allontanato dal Sole-24ore, vedi Stinchelli e Suozzo banditi dal teatro (con tentativo, se non ricordo male, riuscito per un certo tempo, di cancellare la trasmissione la Barcaccia) ! Immagino che qualcun altro abbia altri esempi da aggiungere! Attilia

  50. Marco febbraio 6, 2013 a 12:02 pm #

    Bravo Max! Sai che non ci avevo pensato? Pensateci comunque voi, perché non so se sarò ancora vivo quando Isotta avrà fatto il gran passo. Comunque, una gran bella trovata…Per me che ho sempre pensato e ancora penso che i milanesi non abbiano alcun senso dell’umorismo (Zio Bacca mi contesta sempre in questa mia incrollabile credenza) è proprio una sorpresa.
    Marco Ninci

    • Elenas febbraio 6, 2013 a 6:47 pm #

      Capirai … Vono quando ci si mette è assai peggio di qualsiasi caustico toscanaccio. Che poi basta metterne insieme due provenienti da città diverse che si menano.

  51. Gabacca febbraio 6, 2013 a 4:20 pm #

    Ho la sensazione, che – soprattutto dopo la provocazione messa in atto da De Bortoli con l’apertura in prima pagina di una recensione di Isotta da Napoli per un evento secondario – la resa dei conti tra due corazzate quali sono a Milano la Scala e Il Corriere della Sera avrà ulteriori sviluppi.
    Intanto prendiamo atto che l’Isotta nutre sentimenti di grande ammirazione per la cultura ebraica e la musica sovietica. Non saranno mica due foglie di fico? A pensaa mal se faa peccaa, ma s’induina, come diceva mio nonno ben prima di Andreotti.

  52. lavocedelloggione febbraio 7, 2013 a 8:21 am #

    Secondo me andrebbe presa una posizione chiara sulla questione degli accrediti, con un patto da gentiluomini fra critici (e l’associazione che li rappresenta) e teatri; l’accredito dovrebbe essere dato alla testata e non deve essere né personale né gratuito, è proprio la gratuità che genera il conflitto di interessi. Faccio un esempio tratto dalla mia esperienza: se io vado a un congresso e la mia università, da cui dipendo, è d’accordo che io ci vada, mi pagherà le spese di missione per l’iscrizione, viaggio e soggiorno; viceversa sarà l’organizzazione del congresso a pagare il gettone e le spese allo scienziato di punta invitato per la plenary lecture, ma deve essere quella persona e non un’altra qualsiasi al suo posto. Allo stesso modo va vista la questione degli accrediti: è chiaro che se è il teatro a pagare (in questo caso la Scala) acquisisce automaticamente il diritto di scegliere la persona (o di dichiarare non gradita quella scelta dal giornale), checché ne pensino i critici, mentre se i giornali, le riviste, i magazine online etc etc pagassero loro i biglietti, allora non si creerebbe questo conflitto di interessi e i giornali, le riviste etc etc avrebbero diritto di alzare la voce nel caso il teatro si lamentasse di quello che scrivono! Tutti sarebbero più liberi, non vi pare? Buona giornata Attilia

    • Elenas febbraio 7, 2013 a 8:36 am #

      Attilia: non fa una piega.
      P.S. Il recensore indipendente a cui fornire il biglietto lo scelga pure (con criteri resi pubblici ed evidenze) il teatro. Si faccia come le candidature per i CDA pubblici: 100 firme a sostegno di ciascun candidato e poi si facciano le valutazioni. Testi alla mano.

      • Alessandra febbraio 7, 2013 a 9:11 am #

        Hai ragione Attilia, però paradossalmente si finirebbe per selezionare i critici in base alla capacità economica (propria o della testata per cui scrivono) e non sarebbe giusto nemmeno così. Volendo concedere la buona fede a molti (ai più?), che ufficialmente fanno parte dell’associazione e che svolgono il loro lavoro seriamente, credo che tra tutti i biglietti distribuiti da ogni teatro, quelli offerti ai critici possano essere visti positivamente come un contributo alla diffusione di informazioni, molte volte preziose. Starebbe poi alla coscienza di ognuno rimanere al proprio posto: del teatro nell’accettare, facendone (eventualmente) tesoro, sia le critiche sia gli elogi, e dei critici nel non abusare della disponibilità dei vari enti limitandosi a fornire recensioni obiettive e serie sullo spettacolo.

  53. gabacca febbraio 7, 2013 a 11:05 am #

    Come sarebbe bello il mondo, Alessandra, se fosse come lo descrivi tu.
    Gabacca

    • masvono febbraio 7, 2013 a 12:06 pm #

      Non ritengo corretto che siano i critici a pagarsi il biglietto. Ritengo doveroso che sia la testata a pagarli. Se una testata giornalistica, qualunque testata, accampasse che non ha i soldi (un abbonamento in platea alla Scala nelle opere e nei concerti è, credo, il costo di una mensilità di un impiegato di livello medio-basso) farebbe meglio a CHIUDERE.
      Ciao

      -MV

      • masvono febbraio 7, 2013 a 12:10 pm #

        In ogni caso MAI il teatro dovrebbe dare accrediti gratuiti. Credo che ben pochi al mondo parlerebbero male di un proprio sponsor.
        A presto

        -MV

  54. Marco febbraio 7, 2013 a 12:24 pm #

    Io continuo a pensare che il vero scandalo del Corriere non sia Isotta, che interessa a una percentuale irrilevante di persone. Ben altre sono le persone che io trovo assolutamente respingenti: Alberto Alesina, Francesco Giavazzi, Pier Luigi Battista, Ernesto Galli Della Loggia, Angelo Panebianco, Antonio Polito, tutta la destra che si è magari riposizionata a sinistra, cui si oppongono le voci solitarie di Giulio Sapelli e Giovanni Sartori. Il male è che questi parlano di tutti noi, non di un teatro in caduta verticale di credibilità.
    Marco Ninci

  55. marco vizzardelli febbraio 7, 2013 a 7:02 pm #

    No, scusa Marco Ninci: questa del teatro in caduta verticale di credibilità, buttata lì così, è – involontariamente, ne sono convinto – “isottesca”: non sono d’accordo, e mi spiego. Stai parlando di un teatro che, nell’anno della ricorrenza Wagner-Verdi, ha aperto la stagione con un Lohengrin con grande regia, direzione comunque di livello, e un protagonista di portata storica. Uno spettacolo complessivamente memorabile. Seguito da un Falstaff e da un Nabucco interessantissimi che stanno proponendo, in contemporanea, due modi di concepire l’interpretazione “verdiana”: uno più europeo (Falstaff) l’altro più “italiano” (Nabucco): ma entrambi a notevole livello di interpretazione-esecuzione musicale. E farei notare che questo Nabucco – a spegnere determinati pregiudizi – è molto italiano. Podio, regia, protagonista.

    Lode a Zubin Mehta che sta portando sulle sue spalle TUTTO il Comunale di Firenze. Lode all’Opera di Roma e al teatro San Carlo che – c’informa Isotta – sarebbero in possesso delle migliori orchestre d’Italia (per inciso: esiste a Roma una certa Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, ma chi fa polemica strumentale ha il “difetto” della memoria corta). Ma, caro Marco , ti assicuro che, in questi mesi, avresti goduto parecchio più di quanto tu non abbia potuto fare a Fiernze se tu fossi stato qui, al Teatro alla Scala. Che non è perfetto – e lo critichiamo tutti i santi giorni, visto che da qui ci andiamo appena possibile – in certi dati organizzativi, e in certe prese di posizione dei suoi complessi. Tutto è criticabile: te lo dice uno che, in determinati momenti, proprio qui, ha “bisticciato duro” (ma non in modo strumentale) con l’orchestra o per certe magagne di prenotazione. Vono qui sopra è durissimo, io – quando ho ritenuto – lo sono stato altrettanto. Tutto è criticabile, ma non – a mio avviso – un dato di fondo: la Scala che mette in scena, uno dopo l’altro, quel Lohengrin, quel Falstaff e quel Nabucco (li ho visti tutti e tre ripetutamente, e ti assicuro che il livello medio complessivo è molto alto) è sicuramente, adesso, e finalmente, e per merito di Stephane Lissner, un teatro di respiro europeo, aperto ai migliori valori – musicali e di messa in scena, italiani e non. Poi, ripeto, ci sono stati e ci sono limiti – di organizzazione, di rapporti, di comunicazione, ci sono le prese di posizione più o meno “sindacalesi”, talora indigeribili. Ma è tutt’altro, rispetto alle tendenziosità di un Isotta o alle recenti polemiche dall’aura alquanto “telefonata”.

    So che non è il caso tuo (ci siamo anche parlati, che è meglio che scrivere su un blog o forum), ma la tua sortita sulla “caduta verticale di credibilità” è, proprio adesso, infelice, ancorché “buttata lì” d’impulso. Tieni presente, appunto, che in un blog si scrive, e “scripta manent” e che in questo periodo gli scritti a carattere “strumentale” sono stati molto di moda, attorno alla Scala. Lo sanno molto bene quei signori che, in via Solferino 28 a Milano, montarono artatamente (Cazzullo! Cazzullo! Abbassarsi al livello “mi manda Picone” di un Isotta! Eddai!) una pretestuosa polemica Wagner-Verdi, cui la risposta, dal 7 dicembre 2012 al 10 febbraio 2013 è stata, alla Scala: Lohengrin-Guth-Barenboim-Kaufmann. Falstaff-Carsen-Harding-Maestri-Terfel. Nabucco-Daniele Abbado-Luisotti- Nucci. Ovvero: l’Italia e il mondo. Se la caduta di credibilità è questa, avercene, di cadute così!

    marco vizzardelli

    • A febbraio 8, 2013 a 8:11 am #

      Cari amici,
      Cari amici,
      la materia troppo incandescente e ‘prossima’ per non rischiare di scrivere fesserie autolesionistiche, ma un paio di informazioni e precisazioni le vorrei fare. Potrebbero servire a capire meglio di cosa/chi si parla.
      Scrivo da presidente dell’Associazione Critici, una libera congrega di amici che hanno in comune la passione per la musica e il lavoro di scriverne. Chi vuole, esercita questa professione come attività preminente, e ha piacere di stare con questi colleghi, chiede di farne parte: se ammesso dal direttivo, paga la sua quota annuale – unica fonte di finanziamento – partecipa alle assemblee, e discute con persone che hanno idee affini, non necessariamente le stesse, negli intervalli e nei dopoteatro. Quando scrivo di attività preminente, non mi riferisco a attività necessariamente e regolarmente remunerata: a parte Isotta, nessuno di noi, sottolineo nessuno, ha un contratto con la propria testata (a meno che non svolga anche ruoli redazionali). C’è chi scrive quasi gratuitamente, senza nemmeno rimborso spese, i più fortunati vengono pagati con una cifra arbitraria (pochi euri, due cifre, e lordi) e “a pezzo”, tenendosi a carico le spese. Comunque sia, parlare di “conflitto di interessi”, di “sponsor” o di condizionamenti”, per uno o due accrediti stampa gratuiti mi pare gratuito, e spesso contraddetto. Se vale l’assioma poco fiducioso nell’autonomia critica, in Italia non dovrebbero leggersi recensioni negative, visto che tutti i teatri concedono l’accredito personale gratuito al giornalista in servizio e, alcuni, anche un indiretto contributo alle spese personali in caso di forzato pernottamento fuori sede.
      Essendo libera, l’Associazione s’è presa il doveroso gusto e il lusso di difendere il principio offeso dal caso Scala/Isotta, senza fare la conta di chi e quanti dei suoi iscritti, per ragioni professionali o personali, avesse avuto cattivi o pessimi rapporti con uno (o entrambi) dei protagonisti del caso stesso. E per principio: anche (proprio?) perché Isotta non è un iscritto né un simpatizzante. L’ha fatto in questo caso, com’è stata a fianco del collega Gasponi ingiustamente processato (e condannato in solido) qualche mese fa a seguito di una querela dell’orchestra di Santa Cecilia, com’è stata contro il sindaco Orlando e l’ingiustificato commissariamento di Palermo e com’è avvenuto (prima ancora di nascere ufficialmente trent’anni) quando firmò contro Isotta che arrivato al Corriere pretendeva invano il licenziamento di Courir, titolare ufficiale.
      Poiché non è un sindacato né un organo di partito, l’Associazione non ha ragione né vuole “sorvegliare” il lavoro dei suoi associati, dando giudizi formali, morali o grammaticali: sono professionisti che si firmano e quindi rispondono in prima persona delle cose che scrivono. Per la stessa ragione, è intervenuta a difesa di un principio – non del collega in sé – quando sul caso personale era certa e poteva essere tempestiva: i casi citati dal curatore del blog come esempio di ‘assenza’ dell’Associazione – la classica punta di iceberg: mi si creda sulla parola – sono avvenuti con tempi e modi che non consentivano la puntualità e la necessità suscitate dal polverone recente.
      Scusate se sono stato istituzionale, brusco ma non breve. Buona giornata a tutti
      Angelo Foletto

      PS. La sola cosa edificante, se la vogliamo pensare spontanea, del caso è che per la prima volta, un direttore di giornale ha preso le difese del critico musicale e denunciato le intimidazioni di un’istituzione. Pubblicamente, e a prescindere. In troppi casi i suoi colleghi hanno preferito rispondere “obbedisco” al sovrintendente o direttore musicale (non solo scaligero!) ch’era dall’altra parte della cornetta.

  56. lavocedelloggione febbraio 8, 2013 a 10:02 am #

    …e infatti tutti hanno una parte di torto e una parte di ragione; quindi che facciamo? Volemosse bbbene! Baci baci ora vado a lezione, a dopo!

  57. marco vizzardelli febbraio 8, 2013 a 11:13 am #

    Grazie Angelo delle precisazioni.
    Una domanda, per mia memoria storica (davvero non ricordo se ci siano state o meno reazioni): quale fu la posizione dell’Associazione Critici quando Francesco Maria Colombo lasciò (o dovette lasciare) il Corriere della Sera (chiudendo l’attività, se non ricordo male, con un elogio molto “forte” dello straordinario Beethoven di Abbado-Berliner a Roma, talmente forte e sentito da apparire come un atto liberatorio)?

    marco vizzardelli

    • afoletto febbraio 9, 2013 a 12:05 am #

      Marco ciao, la tua memoria storica può stare a riposo: la posizione ufficiale non ci fu.
      (ignavia, poco tempestività, senso della privacy, scarse informazioni ufficiali, delicatezza dei chirurghi nel portare a termine l’operazione…)

  58. lavocedelloggione febbraio 8, 2013 a 5:55 pm #

    La Scala blacklists veteran music critic

    Milanese opera house revokes free pass for journalist Paolo Isotta after reviews ‘used as weapons against artists’

    Lizzy Davies in Rome

    guardian.co.uk, Sunday 3 February 2013 20.03 GMT

    Jump to comments (34)

    Milan’s La Scala during the Christmas concert of the orchestra and the choir of the theatre. Photograph: -/EPA

    One of Italy’s veteran music critics has been blacklisted by La Scala after a series of reviews which the Milanese opera house has said “overstepped the limits” of journalistic propriety.

    In a high-profile spat carried out on the pages of Corriere della Sera, the country’s best-selling daily newspaper, the acidic and occasionally offensive reviews of Paolo Isotta have led the paper’s editor-in-chief, Ferruccio de Bortoli, to accuse the opera house of “wanting the head” of his top critic.

    Responding in a letter to the newspaper, Stéphane Lissner, La Scala’s director, said the opera house had decided to “distance itself” from Isotta after a series of pieces “overstepped the boundaries” expected of a respected critic. The journalist will no longer be entitled to take up his customary free press tickets at future performances, he said. “Isotta has decided to lead personal campaigns at odds with the nature of a music critic and to use his articles not as moments of reflection but as weapons ‘against’ someone or another – institutions and artists,” Lissner wrote in a letter to de Bortoli. “And La Scala has absolutely no intention of indulging this, even if the doors of the opera house remain open to the Corriere della Sera.”

    Over a number of years, Isotta’s reviews have been peppered with the kind of unfavourable descriptions unlikely to endear him to musicians, conductors or singers. He branded Luciano Pavarotti a “musical illiterate” and once began a review of the opera Prometheus with the ominous words: “Ladies and gentlemen, the music is over.”

    But it appears to have been an offensive review of a recent concert at La Scala by the British conductor Daniel Harding that sealed the critic’s fate. Isotta wrote that Harding had made Wagner sound “homosexual” and also attacked his Falstaff, a co-production with the Royal Opera House.

    Isotta has refused to respond to Lissner’s assessment of his work, apart from saying it contained “innumerable defamatory remarks”.

  59. massi febbraio 9, 2013 a 6:26 pm #

    si vede che a Vinci piace la baracca teatrale che propone la sua città….contento lui…

  60. Gabriele Baccalini febbraio 11, 2013 a 12:17 pm #

    Riporto dall’edizione fiorentina di Repubblica un ordine di servizio del nuovo Commissario del Teatro Comunale di Firenze:
    Il commissario del Maggio nominato il 1° febbraio scorso dal ministro Ornaghi, Francesco Bianchi, chiarisce le cose e spiega senza mezzi termini che adesso i poteri in teatro li ha lui e che la ex sovrintendente Francesca Colombo, che aveva fissato al Comunale il suo ufficio da eventuale direttore artistico, invece è fuori.Lo ha fatto con un ordine di servizio al personale da appendere in bacheca. Lo ha scritto e spedito in teatro la sera di venerdì scorso, è apparso in bacheca ieri mattina. Poche stringate ma ferme parole: “Comunico che, a seguito del decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di scioglimento del C.d.A. e di mia nomina quale Commissario Straordinario della Fondazione, con i poteri dell’organo disciolto e del Sovrintendente, datato 1 febbraio 2013, ogni rapporto dell’Ing. Colombo, già Sovrintendente, con questa Fondazione è cessato. Pertanto l’Ing. Colombo non ha più alcun titolo sulle vicende di questa Fondazione. Ogni riunione, incontro e qualsiasi tipo di comunicazione scritta e/o verbale non è autorizzato”

  61. marco vizzardelli febbraio 11, 2013 a 12:19 pm #

    Sempre peggio. Oggi il Corriere pubblica contemporaneamente l’ennesima, ridicola recensione dell’Isotta a – udite! udite! – un nuovo Evento Storico andato in scena all’Opera di Roma: nientemeno che GISELLE, con Svetlana Zakharova (che alla Scala di Lisnner si è esibita… giusto due o tre volte, vero Isotta, vero De Bortoli?) . La recensione segue, una, altrettanto ridicola, sul Macbeth bolognese, in cui ogni memoria storica ( da Muti ad Abbado Claudio, da Guleghina a Verrett, da Vick a Strehler) viene bypassata in omaggio al solito, trito metodo dell’adulazione “strumentale”, volta ad altro. Penoso quanto noto.
    Peggio ancora: come nelle risposte a Lissner, così nelle successive prese di posizione, la reazione del Corriere (scelta, è presumibile, dal direttore) alla recente polemica è quella di una “stizzita cosca”, che passa all’attacco. La Scala vive i momenti delicati della scelta di un nuovo sovrintendente. Ed ecco che il Corriere si fa palestra per le esternazioni (fatte a Radio 24) di Francesco Micheli, smerciate come “toni pacati” e “parole tanto garbate”. Udite: ” Nel mondo ci prendono in giro”. “anno verdiano affidato a maestri non di tripla A”. “Falstaff e Nabucco non stanno andando bene” (falso, ma tutto serve alla polemica strumentale). per finire con l'”arroganza” mostrata dal teatro nel caso Isotta.
    Una meraviglia!
    Io non ho niente contro Micheli – magari sarebbe anche un ottimo Sovrintendente (ma, se evitiamo “costate malcotte alla fiorentina” come quella recentemente cucinata al Comunale di Firenze, penso che la Scala se ne avvantaggi). Mi preme invece ribadire che il tono e i modi con il quale il direttore del, Corriere, sul giornale ha scelto (immagino scelga lui, se non che direttore sarebbe?) di dar fuoco alle polveri sono di un ben basso livello. Sembra la reazione stizzita del capo stizzito di una scientology, o la reazione del dipendente di una scientology stizzita cui sia stato imposto di reagire così. In ogni caso, l’immagine del giornale, agli occhi di chi legge, ne esce appannatissima. Non è il Corriere di Albertini, non è il giornale sul quale scrisse Montanelli. Siamo al livello, davvero triste, di un’Italietta di “amici” e “consorterie”.
    Nel mondo – caro dottor Micheli – non prendono in giro la Scala di Stephane Lissner che, – prima e dopo il suo passaggio alla Scala – resta e resterà figura di spicco europeo e mondiale nel mondo della musica. Come era ad Aix, come a Vienna, come sarà a Parigi. E’ invece molto triste l’immagine da Italietta “degli amici degli amici” che il Corriere della Sera sta dando nella pessima gestione passata del personaggio Isotta e in quella di tutta l’attuale vicenda. Meglio farebbe, De Bortoli, a raccontare come e perché Paolo Isotta sia entrato al Corriere, come e perché sia un “inamovibile”, e a riflettere: il Teatro alla Scala – che dice di amare tanto – non ha certo bisogno, in una fase di scelte delicate sul suo fuituro, di polemichette “all’Italiana” su amici e consorterie da difendere.
    Il direttore di un giornale già autorevole dovrebbe, credo, far volare il giornale un po’ più alto di quanto stia facendo il Corriere nelle vicende di un teatro importante per Milano, per l’Italia, per il mondo. Se ne gioverebbe l’immagine – attualmente alquanto deteriorata – del giornale medesimo.

    marco vizzardelli

  62. marco vizzardelli febbraio 11, 2013 a 12:46 pm #

    Sarebbe utile che Francesco Micheli (“anno verdiano affidato a direttori non di tripla A”) fornisse un suo elenco di direttori “da tripla A” da destinare alla Scala nel caso di una sua prossima presenza. Altrimenti, è solo una “boutade” strumentale. “Regnante” Lissner, Verdi alla Scala è stato diretto da Gatti, Chailly, Harding, Dudamel, Luisotti…
    Certo, se lui è così bravo da farlo dirigere, alla Scala, da Salonen e Pappano (peraltro previsti in calendario nei prossimi anni dell’era-Lissner), Rattle (la considererei un’imprudenza, al momento), da Currentzis (magari! E’ uno che “fa” Verdi molto meglio della maggioranza degli italiani), ci inchineremo, grati. Ma vogliamo l’elenco di nomi da tripla A. Nomi e fatti, e autorevolezza su scala europea, questo serve alla Scala. Mon “boutade”. Non giochi di consorterie .

    E, con buona pace di Paolo Isotta, caro direttore De Bortoli, Roberto Abbado non è “da Scala”, anche se vi ha diretto. Nello Santi non è “da Scala”, anche se vi ha diretto. Gelmetti non è “da Scala”, anche se vi ha diretto. E Giuseppe Patané, con tutto l’onore alla memoria, non è mai stato un “sommo maestro”.

    marco vizzardelli

  63. marco vizzardelli febbraio 11, 2013 a 12:47 pm #

    Sarebbe utile che Francesco Micheli (“anno verdiano affidato a direttori non di tripla A”) fornisse un suo elenco di direttori “da tripla A” da destinare alla Scala nel caso di una sua prossima presenza. Altrimenti, è solo una “boutade” strumentale. “Regnante” Lissner, Verdi alla Scala è stato diretto da Gatti, Chailly, Harding, Dudamel, Luisotti…
    Certo, se lui è così bravo da farlo dirigere, alla Scala, da Salonen e Pappano (peraltro previsti in calendario nei prossimi anni dell’era-Lissner), Rattle (la considererei un’imprudenza, al momento), da Currentzis (magari! E’ uno che “fa” Verdi molto meglio della maggioranza degli italiani), ci inchineremo, grati. Ma vogliamo l’elenco di nomi da tripla A. Nomi e fatti, e autorevolezza su scala europea, questo serve alla Scala. Non “boutade”. Non giochi di consorterie .

    E, con buona pace di Paolo Isotta, caro direttore De Bortoli, Roberto Abbado non è “da Scala”, anche se vi ha diretto. Nello Santi non è “da Scala”, anche se vi ha diretto. Gelmetti non è “da Scala”, anche se vi ha diretto. E Giuseppe Patané, con tutto l’onore alla memoria, non è mai stato un “sommo maestro”.

    marco vizzardelli

  64. Gabriele Baccalini febbraio 11, 2013 a 2:24 pm #

    Un tipetto deciso il nuovo Commissario fiorentino, non c’è che dire. Vediamo cosa è capace do combinare, magari potrebbe venir buono a suo tempo anche per Milano.

    Quanto alla ridicola recensione del Macbeth di Bologna, forse Isotta non sapeva che tutta Italia l’avrebbe ascoltato la sera stessa della pubblicazione. E mal gliene incolse, perché la modestia dell’esito musicale e, immagino, la noia mortale di quello scenico del sempre uguale a se stesso e quasi centenario Bob Wilson (penso al Trittico monteverdiano della “loro” Scala, visto che Isotta la definisce “la nostra”) sono ormai di pubblico dominio.
    Non posso dire molto di Roberto Abbado, del quale nutro una buona stima, anche se non al punto di metterlo davanti allo zio Claudio: si sa che quando la Rai riprende le opere i cantanti microfonati in bocca berciano e l’orchestra va in cantina. E’ accaduto anche con il Falstaff e il Nabucco scaligeri. Ma che la veneranda Jennifer Larmore, peraltro più nota in passato come contraltino per i ruoli rossiniani e barocchi che non per quelli verdiani di soprano drammatico, abbia “scolpito la parola scenica” nella lettura della lettera e non certo nel brindisi o in “Quella macchia è qui tuttora” è una implicita ammissione dello stesso Fresconi del suo raccontar balle a tutto spiano. Per il resto la Lady era circondata di giovanotti di belle speranze, piuttosto grezzi, ma se studiano e non si bruciano la voce dopo i primi successi, magari li risentiremo in occasioni più importanti.
    Qui però mi importa sottolineare, come ha già fatto Marco Viz, il nuovo ruolo di “Madonna Pellegrina” di cui l’Isotta si è investito. Ha iniziato il giro d’Italia dei teatri lirici e dopo aver posto ai due primi posti sul podio le orchestre, sottolineo le orchestre, dell’Opera di Roma e quella del San Carlo, neanche fossero i Wiener o la Staatskapelle Dresden, immagino che, dopo Bologna, forse abbia tenuto in caldo la terza piazza per il Petruzzelli o il Regio di Parma. La Scala evidentemente arranca dietro al Bellini di Catania e al Comunale di Cagliari e anche nel ballo è ormai distanziata da quello leggendario di Roma.
    Tutto ciò, frutto di evidente malafede, non può essere definito critica musicale e a favore di esso non può essere invocata la libertà di critica, con buona pace degli amici di Angelo Foletto.
    Ho già scritto che uno scontro frontale tra due corazzate come la Scala e il Corriere della Sera non nasce solo da punture di spillo e non finisce, se non si risolvono i problemi che esso sottende.
    E’ chiaro che si tratta della successione alla coppia Lissner-Barenboim, alla quale tra molti difetti va riconosciuto il merito di aver tenuto la rotta sul piano artistico durante e dopo la tempesta del 2005. Se poi al fondo di certe prese di posizione alligna una forma di xenofobia, a causa del respiro internazionale in fatto di regìe e di direzioni musicali che Lissner ha introdotto alla Scala, allora propongo la candidatura di Umberto Bossi, che di cori verdiani se ne intende e la tripla A del celodurismo non gliela leva nessuno. Oltre a tutto, per il momento è disoccupato e vorrebbe tornare a fare il segretario della Lega. Ma vuoi mettere l’Umberto a capo della Scala? Il prato di Pontida diventerebbe un secondo palcoscenico all’aperto e cinquemila padani vi canterebbero Va’ pensiero, il celebre Coro dei Lombardi adottato come inno dalla nazione leghista.
    Con Ferruccio de Bortoli direttore artistico e Francesco Micheli Maestro del Coro tripla A.

    Gabacca.

  65. Gabriele Baccalini febbraio 11, 2013 a 2:49 pm #

    Chiedo venia per due imperfezioni del mio precedente scritto, che anche a causa della minore qualità della scrittura al computer sfuggono più facilmente.
    Forse era meglio dire, a proposito di Roberto Abbado, “per il quale nutro…” e poi l’aria conclusiva della Lady inizia con “UNA macchia” e non “Quella macchia”.

  66. Elenas febbraio 23, 2013 a 10:24 pm #

    Come scrissi a Radio3 Suite: una Lady generosamente tremenda. Roba da dimenticare.
    Gabriele, ma è uno scenario da incubo … Non è che ascoltare siffatte forme di Macbeth dall’inzio alla fine fa male? Io dopo un po’ ho spento.

  67. snowlyjam luglio 8, 2013 a 5:12 am #

    hello

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