28 Gen
Milano, Teatro alla Scala  28 gennaio 2013 ore 20.00
Direttore Daniel Harding
Wolfgang Amadeus Mozart

Maurerische Trauermusik
Richard Wagner

Tristan und Isolde, Vorspiel und Liebestod
Richard Strauss

Ein Heldenleben, Poema Sinfonico

10 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione gennaio 28, 2013 a 10:08 pm #

    Strepitoso Harding! La prova ieri sera (domenica 27 gennaio) è stata molto illuminante, soprattutto per il pezzo di Mozart, che alla prima esecuzione era irriconoscibile ed è stato oggetto di numerevoli correzioni e ripetizioni da parte di Harding. Questa sera mi è sembrato perfetto (ascoltato alla radio). Wagner poetico e nitido, ma la vera rivelazione è stata Strauss; “Ein Heldenleben” splendido, con le parti soliste in evidenza (magnifico violino di De Angelis), un dialogo preciso fra le sezioni strumentali, orchestra tenuta sotto controllo in modo prodigioso ma naturale, come se non gli costasse nessuna fatica. Veramente un grande direttore d’orchestra! Attilia

  2. marco vizzardelli gennaio 29, 2013 a 1:47 am #

    I 7 minuti, già folgoranti grazie a Mozart, della Musica Funebre Massonica sono stati illuminati da un incredibile lavoro sui timbri e gli strumenti (Meloni & soci ai corni di bassetto! E tutti gli altri). Un rito sonoro di 7 minuti. Impressionante.
    Wagner era “poetico e nitido”, Attilia ha sintetizzato bene. Mancavano un briciolo di rifinitura (però, stavolta, va pur detto, stanno facendo: Falstaff, la preparazione di Nabucco, il concerto con Luisotti: non è poco!) e un filo d’abbandono alla musica: Harding (già altre volte in passato: esegue spesso Preludio e Morte di isotta) tende ad analizzare allo spasimo il Vorspiel und Liebestod, lo fa oggetto d’una concertazione capillare (cosa non erano le arpe di Prandina & collega! Un ricamo!), riesce anche, nel finale, in quel fraseggio “sospeso” che, nel Tristano integrale, solo Bernstein con la Behrens… ma… se vi si lasciasse anche un po’ andare (passando alla sintesi), andrebbe al nocciolo della questione, invece qui, forse (è una nostra impressione, non pretesa di verità) resta ancora alla, pur ammirevolissima, analisi.

    Ma, poi, arriva Ein Heldenleben. Ed è una lettura magistrale, tale da imporre di fare il punto sul direttore, sul suo – magnifico – rapporto con il teatro e con l’orchestra, intessuto, da anni, d’intelligenza, ovvero d’un meraviglioso scambio di idee. E’ questo che si sente, quando Daniel Harding e i complessi del Teatro alla Scala (Filarmonica o orchestra d’opera) si incontrano. E, probabilmente, in questo Vita d’Eroe, abbiamo toccato un vertice di collaborazione. Quasi sicuramente “il vertice” (i concerti di Harding in Scala li abbiamo ascoltati tutti o quasi) della sua attività “sinfonica” con l’orchestra scaligera. Del feeling di Harding con la musica di Richard Strauss si aveva, in loco, chiari sintomi fin dalla fortunatissima Salome, ma qui siamo andati ben oltre, per concezione ed esecuzione. Quaranta e rotti minuti da levare il fiato, immersi in una concertazione scintillante e fantastica, nella quale si univano “eroismo” e leggerezza, la guerra, l’amore e il canto: è un eroe battagliero e… liricissimo, trasparente di fraseggi e colori. E (qui, sì) analisi strumentale e sintesi poetica sono perfettamente compiute. Alla cura strumentale corrisponde la compiutezza, in esecuzione, della concezione dell’intelletto e dell’anima. Dopo il saluto dell’eroe all’amata (cosa non sono, di nuovo, le arpe!)l’annuncio e l’esplosione delle guerre, la battaglia, lasciano attoniti. La tecnica di Harding gli consente un improvviso, rapidissimo scarto di tempo, in base al quale l’entrata dei tamburi militari, cadenzata, colpisce al cuore. Da qui, lo scatenarsi della “guerra” è straordinario perché, sotto l’esplosività delle percussioni, Harding mantiene leggerissima, ma penetrante, l’orchestra. Sotto il “bombardamento” – secco, violentissimo – gli archi continuano a volare. Ed è una “resa” sonora stupefacente (lo stiamo ascoltando in questi giorni: la capacità di mantenere “volante” l’orchestra è ciò che rende favoloso il “suo” concertato finale, in Falstaff). Ma: la maestria strumentale è totalmente al servizio della concezione poetica. E’ un’Eroe struggente (il finale si ascolta in apnea, orecchie, cuore e fiato sospeso ) pervaso di poesia e di canto (vedasi, ad esempio, l’evidenza “cantante” estrema data da Harding alla citazione dell’Eroica di Beethoven). E a questo concorre, in maniera decisiva, un altro Eroe di questa stupenda esecuzione: il violino settecentesco nelle mani, e nello spirito, del meraviglioso Francesco De Angelis. Un suono che scioglie l’anima (se, ascoltandolo, non vi si è sciolta, spiacenti, non ce l’avete!). E, soprattutto in Mozart e Strauss ma nel complesso, è stato un concerto nel quale si è ascoltata, nei singoli e nel complesso, la felicità e l’orgoglio di suonar bene. E’ chiaro – ormai le prove si moltiplicano – che fra Harding e questa (non facilissima, e non per tutti) orchestra si è creato, nel tempo, un “dialogo di anime”. Si sente, si percepisce, ed è bello viverlo, anche da ascoltatori.
    Dicevamo che questo “Heldenleben” impone di “fare il punto” sul direttore e sul rapporto, con i luoghi e con l’orchestra. Milano conobbe Harding con un Don Giovanni – quello folgorante su regia di Peter Brook – da riascoltare oggi. Ne abbiamo il disco, led è da brivido: esistono edizioni più mature, ma il senso di acrobazia e avventura del giovanissimo Daniel (e del Peter Mattei di allora), innestato su quello spettacolo, resta teatro, musica e vita allo stato puro. Poi, alla Scala: in Idomeneo, dimostrò – in situazione di difficoltà spaventosa, con tutta la “diffidenza milanese” addosso – che, qui, si poteva far bene Mozart “dopo” Muti ed in maniera diversa. In Salome ha dato apporto musicale ineccepibile ad uno spettacolo magnifico nel complesso. Su Pagliacci e – soprattutto – Cavalleria Rusticana ha saputo far luce esecutiva ed interpretativa originale, pertinente e in buona parte nuova. Il suo Falstaff è stato – è, in questi giorni – forse prudente, dicono alcuni, ma, diciamo noi, sempre illuminato da grande intelligenza (e questo “suo” Falstaff andrà riletto con calma, a bocce ferme: c’è tanto, dentro!). E tutta la serie dei concerti sinfonici effettuati con l’orchestra scaligera è stata segnata da questo “dialogo”: con la Scala e i suoi complessi, Daniel Harding ha creato un rapporto di cui il meraviglioso “Ein Heldenleben” è una sintesi e un vertice. Harding, è, in tal senso e sicuramente, un Eroe molto positivo, e musicalmente “fertile”, di questa epoca di vita del Teatro alla Scala.

    marco vizzardelli

  3. marco vizzardelli gennaio 29, 2013 a 2:59 am #

    P.S. Già che ho ricordato la storia di Harding alla Scala, va sicuramente menzionato il Sacre di Stravinsky, nelle bellissime esecuzioni in balletto (Serata Bejart) e in concerto (sostituendo Salonen!)

    marco vizzardelli

  4. Elenas gennaio 29, 2013 a 5:42 pm #

    Ci hanno segnalati sul sito di Facebook della Filarmonica. https://www.facebook.com/#!/pages/Filarmonica-della-Scala/55329826087

  5. marco vizzardelli gennaio 30, 2013 a 12:22 pm #

    Noi sui forum o blog ci danniamo a spaccare il capello il quattro, poi si acquista il Corriere e… non ho parole per l’odierno articolo di Paolo Isotta sul concerto di Harding. Siamo ormai al caso psichiatrico, fra “nemici”, turbe sessuali, vaniloquio. Caso ha voluto che, durante il concerto, fosse visto aggirarsi per la platea, con sguardo perso, importunando i vicini. Caso vuole che il Corriere sia addirittura costretto a pubblicare addirittura due recensioni el concerto di Harding: l’Isotta sulla pagina degli spettacoli nazionale, più il Benzing nelle pagine milanesi. Ma: non ci sarebbe un modo più semplice di risolvere? Basta! L’altra sera, in galleria, diversi appassionati (che leggono e s’interessano alle recensioni) lamentavano il perdurare e l’insistenza di questi deliri sul maggior quotidiano cittadino.

    marco vizzardelli

  6. marco vizzardelli gennaio 30, 2013 a 12:31 pm #

    Noi sui forum o blog ci danniamo a spaccare il capello il quattro, poi si acquista il Corriere e… non ho parole per l’odierno articolo di Paolo Isotta sul concerto di Harding. Siamo ormai al caso psichiatrico, fra “nemici”, turbe sessuali, vaniloquio. Caso ha voluto che, durante il concerto, fosse visto aggirarsi per la platea, con sguardo perso, importunando i vicini. Caso vuole che il Corriere sia addirittura costretto a pubblicare due recensioni del concerto di Harding: l’Isotta sulla pagina degli spettacoli nazionale, più il Benzing nelle pagine milanesi. Ma: non ci sarebbe un modo più semplice di risolvere? Basta! L’altra sera, in galleria, diversi appassionati (che leggono e s’interessano alle recensioni) lamentavano il perdurare e l’insistenza di questi deliri sul maggior quotidiano cittadino.

    marco vizzardelli

  7. Elenas gennaio 30, 2013 a 1:41 pm #

    Se potessi non perdere un solo concerto di Abbado, lo farei. Invece purtroppo necessariamente li perdo.
    Questo infelice ne mette in dubbio il valore come direttore d’orchestra. E anche umano, dato che forse si suppone che tali affermazioni siano in grado di metter zizzania tra professionisti di così alto livello, i quali, se mai dovessero far a gara tra loro, lo farebbero con il piacere e l’amabilità di chi sa benissimo di andare sempre e comunque “oltre”.
    Questa è la sensazione che si ha quando vedi Abbado dirigere le prime parti delle migliori orchestre del mondo, solisti stellari, giovani musicisti di talento, e altrettanto giovani allievi che assistono alle prove. Non c’è spazio se non per la reciproca voglia di fare musica insieme. Harding sorriderà, come sorriderà Abbado, di certe meschinità.

    Una prece, insomma … che gli vuoi dire?

  8. marco vizzardelli gennaio 30, 2013 a 3:25 pm #

    No una prece non basta più. Raccolta di firme.

    marco vizzardelli

  9. marco vizzardelli febbraio 1, 2013 a 4:57 pm #

    Il nodo della questione è che un articolo di giornale è, comunque, in primo luogo, un servizio destinato ad un pubblico. Quando diventa esposizione di turbamenti personali, propaganda ad “amici”, mistificazione strumentale, diffamazione di presunti “nemici”, non è più tale. Spetterebbe ai Teatri, da una parte, far presente il danno (che è, si badi, danno a tutta la musica) ma ial quotidiano medesimo, in primo luogo, provvedere a che il servizio sia tale. Mi pare che il soggetto in questione abbia ormai dato tali e tante prove di sé che – al punto attuale – ogni suo scritto risulta squalificante, in primo luogo, per il quotidiano sul quale appare. Danneggiata è, anche e in primo luogo, l’attendibilità del quotidiano. E questo dovrebbe indurre a cambiare rotta.

    marco vizzardelli

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