4 Dic

FILARMONICA DELLA SCALA  3 dicembre 2012

Direttore Daniel Barenboim
Mezzosoprano Cecilia Bartoli
Wolfgang Amadeus Mozart

Sinfonia no.33 in si bemolle maggiore
Georg Friedrich Händel

“Ah, che sol per Teseo…M’adora l’idol mio”, aria di Agilea da “Teseo” “Lascia la spina”, aria di Piacere da “Il Trionfo del Tempo e del Disinganno”
Georg Friedrich Händel

“Mi deride…Resterò dall’empia Dite”, recitativo e aria di Melissa da “Amadigi” Sinfonia dall’Oratorio “Solomon”, detta “Arrivo della Regina di Saba”
Wolfgang Amadeus Mozart

Exultate, jubilate K165
Gioachino Rossini

Recitativo “O tu del mio dolore”, canzone del Salice e preghiera di Desdemona da “Otello” “Nacqui all’affanno…Non più mesta” da “La Cenerentola”
Wolfgang Amadeus Mozart

Sinfonia no.40 in sol minore

6 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione dicembre 4, 2012 a 9:33 pm #

    I commenti che riguardano questo concerto (in realtà sono i commenti al “ritorno” dei guastatori scaligeri) sono stati inseriti sotto il post di rigoletto e sono leggibili alla pagina:
    https://lavocedelloggione.wordpress.com/2012/11/06/95/#comments

  2. lavocedelloggione dicembre 4, 2012 a 9:38 pm #

    Ad ogni buon conto copio e riporto qui i commenti :

    marco vizzardellidicembre 4, 2012 a 12:28 amEdit#

    gent. Dr Lissner, come le scrivevo di recente i “siffleur” della Scala, di nuovo manifestatisi al concerto di Cecilia Bartoli hanno nome, cognome e volto, almeno uno, certo. Si rifanno ad un blog ben noto in cui tutti si mascherano Ma il nome di almeno uno di costoro è certo e noto, la persona, anzi due persone, un lui e una lei, sono fisicamente note. Personalmente, credo che la ribellione del resto del pubblico a questi prepotenti e al gruppetto di “discepoli” che il signore di cui sopra s’incarica di eccitare sarebbe la soluzione migliore. Una volta accadde, furono contestati fuori dal teatro
    Ma non bastò, non basta;
    tornano: per loro la Scala è il luogo di sfogo di una nevrosi personale. E ritengono di avere pieno diritto di sfogarla. Ora, come il nome di costui è noto a me (e a tanti altri) così penso sia noto a lei. Penso che farlo chiamare, almeno per un avvertimento, sia perfettamente legale. Tenga presente che, da parte di molti, non c’è più piacere a frequentare il Teatro alla Scala in determinate serate (quasi tutte le prime, tutte quelle di opera italiana, e molti concerti di canto) per non dover aver a che fare con costui (ripeto: è ben identificato, nel nome e nella persona),con costei (pure fisicamente nota) e con il gruppo dei loro. Penso che farlo chiamare sia un atto dovuto al resto del pubblico. Non sono per interventi di forza pubblica evocati da qualcuno nel passato, non fanno parte della vita di un teatro. Ma credo che una chiamata a costui/costoro da parte del Sovrintendente-Direttore Artistico della Scala sia, a questo punto, atto dovuto. Tenga presente che sono già pronti all’intervento a tutta una serie di altre occasioni, perché questo è lo scopo della loro presenza alla Scala. Il boicottaggio.
    Un intervento della direzione scaligera mi sembra più che maturo e dovuto.

    Marco Vizzardelli

    Risposta

    Elenasdicembre 4, 2012 a 11:29 amEdit#

    “La vita è fatta a scale, c’è chi scende e c’è chi sale”. Questa la risposta di una garbatamente ironica Cecilia Bartoli all’uscita dal teatro, quando le è stato reso noto che alcuni dei suoi detrattori trovavano discutibile (se non peggio) persino Nikolaus Harnoncourt. Il quale notoriamente “non sa scegliere le voci” (non so cosa abbiano ascoltato…). Trattasi insomma anche nel suo caso di fenomeno alla moda. E già.
    Anzi, quando la sottoscritta ha osato affermare, nell’intervallo, che può essere definito uno dei più importanti interpreti del Novecento, è stata subito zittita come se per “Novecento” si intendesse la musica del Novecento e non il fatto che sia proprio lui, Harnoncourt, uno dei punti di riferimento del secolo passato – e anche di questo – nell’interpretazione musicale. Uno dei geni del Novecento, appunto.
    Ma c’è poco da fare. Quando incontri gente naturalmente dedita al monologo, che quando parli non ti guarda in faccia per fissare ostinatamente davanti a sé come se fiutasse una preda, parlando senza interruzione non per convincere chicchessia, e tantomeno per dialogare, ma proprio come se usasse un fucile o una mitragliatrice, c’è poco da fare.

    Può non piacere, Cecilia Bartoli. Dire che non si senta, mi pare ormai un luogo comune. Certo non ha la voce della Dimitrova, ma non è neppure obbligatorio averla. Dalla seconda galleria io ho sentito benissimo. Splendidi peraltro alcuni pianissimi, segnatamente l’Aria di piacere, ma anche la Canzone del Salice. Non vive di soli gorgheggi …
    Dire poi che non ha agilità, francamente lascia il tempo che trova. Che non sia, il suo, canto, anche. Canta, con uno stile tutto personale, anche discutibile, ma canta. E su questo c’è poco da argomentare. A quei quattro gatti sparsi deliberatamente per tutto il Loggione che hanno (anche vilmente) atteso a farsi sentire il Rondò finale di Cenerentola (uno dei pezzi forti del repertorio della Bartoli) e che si sentono tanto navigati da poter dire cos’è o no “canto”, rispondo subito (ora che posso) che forse avrò ascoltato meno incisioni storiche di loro, ma siccome la Scala e la musica classica in generale – segnatamente l’opera – la frequento dal 1973, perché ho avuto in sorte due genitori sensibilissimi, che avevano capito quanto anche un bambino possa appassionarsi davanti a capolavori splendidamente eseguiti, le grandi voci di cui tanto molti vanno cianciando io le ho sentite e con quelle voci sono cresciuta. Le hos entite dal vivo, intendo dire (non so altri). Comprese quelle, assolutamente diverse, di Teresa Berganza e della magnifica e compianta Lucia Valentini Terrani. Tanto per gradire.

    Bartoli è musicalissima. Non solo: estremamente teatrale, spiritosa, ha risposto ai suoi denigratori (in verità, lo ripetiamo, 4 gatti, ormai arcinoti a tutti e che suscitano ilarità diffusa, a sentire i discorsi in sala) bissando il Rondò finale, ma “facendosi sentire” da coloro che, a forza di vivere di miti, devono avere problemi d’udito quasi come li avrebbero quegli stessi miti redivivi, per via della veneranda età. Del resto, pare che sia stata molto apprezzata da costoro la un tempo grande Gruberová, ormai inascoltabile. Piace ciò che è morto, in sostanza?

    Da registrare un fatto: nel presentarsi sorridente ed entusiasta come sempre al pubblico che l’attendeva all’uscita, la Bartoli ha risolto subito gli imbarazzi, affermando: “Ma che bello! Così dev’essere il teatro. Un’arena, una corrida. Sì, mi piace. Torno”. Alla faccia degli urlatori.

    Ecco. Visto che l’abbiamo convinta, anche grazie all’arena infuocata di cui saggiamente l’Artista ha sorriso, il ruolo dei fucilatori da circo essendo ormai terminato, si consiglia loro la prossima volta di astenersi dal presentarsi in Scala. Così magari ci godiamo anche qualche bis.

    Grazie.

    Elena.

    P.S. Qualche straniero presente si è detto stupito che una cantante italiana, famosa in tutto il mondo, non venga quantomeno osannata, quando mette piede nel suo paese (le rare volte che lo fa). Forse un tale appiattimento dal sapore nazionalistico sarebbe troppo, ma effettivamente la domanda è legittima. È che siamo strani, noi italiani, molto strani …

    Risposta

    masvonodicembre 4, 2012 a 12:22 pmEdit#

    Sì, presso i morti piacciono i morti. Nei cimiteri dei siti neri gemono salme. Ecco quello che sono.

    Risposta

    marco vizzardellidicembre 4, 2012 a 12:13 pmEdit#

    Sul P.S. di Elena non sono d’accordo. Le cassedamorto della Scala non sono qualificabili come italiani, sono solo cassedamorto. Muffa da solaio affetta da provincialismo congenito (loro sono “sapienti”, loro giudicano) e turbe che trovano nel teatro il loro sfogo

    marco vizzardelli

    Risposta

    Inattualedicembre 4, 2012 a 12:32 pmEdit#

    Una nota a margine al patetico teatrino inscenato dai quatto guitti, ieri sera.

    Un compositore del quale forse hanno conoscenza anche nel circolino di adorazione delle mummie (quelli che ascoltano documenti sonori nei quali, per evidenti limiti tecnici vi sono circa il 10% delle informazioni relative all’evento sonoro registrato) un certo Mahler Gustavo, asserì che – La tradizione è salvaguardia del fuoco, non adorazione della cenere – .

    Questo circolino, per coloro che possiedono un minimo di buonsenso e di sanità mentale, è interessante quanto i pastafariani, anzi in realtà sono molto meno ironici e divertenti.
    Purtroppo tali membri (nome non scelto a caso) hanno deciso di ergersi a giudici di ogni concerto di canto e di ogni opera, decretando, sulla base delle loro strampalate teorie, successo (pressoché mai) o insuccesso (pressoché sempre).

    Questo purtroppo sembra essere situazione nel migliore teatro del mondo, quello che è faro di tutti gli altri, che è capace di “donare” (si fa per dire) abbonamenti platinum e gold for very VIP (forse quando ci sarà meno boria e autoreferenzialità le cose cambieranno).

    La programmazione puzza di muffa (c’è qualcuno nel Tempio che conosce il teatro contemporaneo?), molto pubblico anche…..
    …triste teatro, decaduto e pronto a diventare, con l’Eventone EXPO un parco divertimenti

    La Musica è gioia, passione, battito del cuore, commozione, fortunatamente se ne può fruire (molto e bene) anche al di fuori di questa autorimessa.

    un caro saluto

    Risposta

    Elenasdicembre 4, 2012 a 12:36 pmEdit#

    Questo inattuale mi piace. Ma chi sei? Un mito ….

    Risposta

    Elenasdicembre 4, 2012 a 12:46 pmEdit#

    Ah ah ah: ho visto adesso la citazione da “Il senso senso”. Eh sì, la patologia è più grave di quanto si pensasse…

    In effetti anche quanto afferma l’inattuale è verissimo: ai VIP interessati praticamente solo all’abbonamento Platinum in platea non può che adattarsi un Loggione decadente e rivolto al passato. Conservatorismo, posa e mummificazione.

    La parte sana del pubblico potrebbe ribellarsi. Imponiamo un cartellone con Hanoncourt, Christie, Jacobs con sole corde di budello, e contemporanea. Verdi e Wagner solo se diretti in modo iconoclasta.
    Fuori le cariatidi.

    Evvai!

    Elenas

    Risposta

    gargantuadicembre 4, 2012 a 1:48 pmEdit#

    Contestare i contestatori significa fare il loro gioco,attribuire loro una legittimazione ed un’importanza inadeguata alla loro qualità e quantità e trasformare la sala in una riunione di condominio.

    Risposta

    marco vizzardellidicembre 4, 2012 a 2:13 pmEdit#

    No, Gargantua. Troppo comodo stare sempre zitti, “ignorando”. Loro non ignorano. Loro proseguono metodicamente nella loro azione di sfascio sistermatico. Caro Gargantua, ti consiglio, una volta, come Elena ha fatto al concerto Boim-Bartoli e io in un paio d’occasioni, un tentativo di colloquio con quel signore un po’ su di peso e quella giovane signora un po’ sottostatura (con la quale Elena ha parlato, come riferisce sopra) che frequentano il loggione scaligero. Suggerirei anche a Stephane Lissner, a Daniel Barenboim un colloquio con costoro. Dopodiché, ti assicuro, ogni dubbio o incertezza scompare.

    marco vizzardelli

    Risposta

    marco vizzardellidicembre 4, 2012 a 2:15 pmEdit#

    Ripeto correggendo (non trovo correttore sul blog)

    No, Gargantua. Troppo comodo stare sempre zitti, “ignorando”. Loro non ignorano. Loro proseguono metodicamente nella loro azione di sfascio sistematico. Caro Gargantua, ti consiglio, una volta, come Elena ha fatto al concerto Boim-Bartoli e io in un paio d’occasioni, un tentativo di colloquio con quel signore un po’ su di peso e quella giovane signora un po’ sottostatura (con la quale Elena ha parlato, come riferisce sopra) che frequentano il loggione scaligero. Suggerirei anche a Stephane Lissner, a Daniel Barenboim un colloquio con costoro. Dopodiché, ti assicuro, ogni dubbio o incertezza scompare.

    marco vizzardelli

    Risposta

  3. lavocedelloggione dicembre 5, 2012 a 9:26 pm #

    Dal Corriere di oggi 5 dicembre 2012

    Il caso

    La battaglia dei loggionisti
    sui «buuu» contro Bartoli

    Solo dissenso o agguato? La cantante: tornerò presto

    MILANO – «C» o «G»? Crisi o Grisi? Il retroscena della gazzarra alla «prima» della Filarmonica è racchiuso in una gutturale. Il concerto diretto da Daniel Barenboim, con solista il mezzosoprano Cecilia Bartoli – che tornava alla Scala dopo 19 anni (era stata Zerlina nel Don Giovanni di Muti) e a Milano dopo una decina (aveva cantato Salieri per il Quartetto) – era filato via tranquillo con Händel e superato Mozart. Nell’intervallo qualche critico già storceva il naso sulla sua interpretazione, ma nulla lasciava prevedere la gazzarra che stava per arrivare. Dopo l’intervallo, al termine di «Nacqui all’affanno… Non più mesta» dalla Cenerentola di Rossini, infatti, è scoppiata la bagarre: tra gli applausi si sono fatti largo «buuu» assordanti e ai «brava» si sono opposti i «vergogna», «tornatene a casa». Ed è stato allora che qualcuno, dai palchi o dalle gallerie, ha anche gridato: «Vergogna in stato di crisi» (in riferimento al presunto cachet chiesto da Bartoli) o, forse, «Vergogna, sono stati quelli della Grisi» (in riferimento a un blog di melomani amanti dell’opera dell’Ottocento). Su questa consonante, mentre Barenboim rimproverava in malo modo il pubblico («Questo è uno spettacolo, per cui zitti»), è scattato l’immancabile retroscena pop dell’opera italiana: contestazione spontanea oppure organizzata quella versus Bartoli?

    Lei, diva nelle espressioni, una voce definita dai molti più adatta alle incisioni che a un grande teatro, ha risposto sul palco con un pizzico di provocazione bissando proprio «Non più mesta». Poi ieri ha aggiunto: «È stata una grande serata! Sono commossa dal caloroso benvenuto del Maestro Barenboim, della Filarmonica e dello staff scaligero che mi hanno fatto sentire davvero a casa. La sala era piena di fermento e di eccitazione, con un tutto esaurito dalle prime ore di vendita: una grande atmosfera e un momento memorabile. Il Maestro Barenboim mi ha detto che le porte della Scala sono sempre aperte per me. Sono onorata, non vedo l’ora di tornare molto presto!». Gli storici melomani, invece, si sono divisi sin dall’uscita dal teatro. I più noti loggionisti scaligeri, quelli come Luisa Mandelli («Annina» con la Callas), Adriano Oliva e gli altri melomani non hanno apprezzato Bartoli, ma dicono di «non aver né buato, né fischiato»: se ne sono stati senza applaudire. Come oggi vuole il politically correct operistico e come molte signore-bene si affrettavano a sottolineare nel foyer.

    Il maestro Daniel Barenboim, 70 anni

    Ma chi ha «buato», allora? Secondo fonti della Scala, una ventina di persone avrebbe lasciato il teatro subito dopo la contestazione (questo accrediterebbe la tesi di qualcosa di organizzato). Gabriele Baccalini, storico loggionista, assente l’altra sera, riferisce di una voce raccolta ma non provata secondo la quale «potrebbero essere stati quelli del “Corriere della Grisi”», melomani riuniti in un blog che «tutela l’antica arte del canto». Chi vi scrive usa come nickname interpreti della lirica dell’800: si va da Giuditta Pasta a Giulia Grisi (1811-1869). Ad animare questo blog sono un avvocato e la moglie. Altre associazioni scaligere, come gli Amici della Scala, hanno preferito non entrare nella bagarre. Quanto all’altra interpretazione della frase udita, ovvero «Vergogna in stato di crisi», la Filarmonica rigetta l’allusione: il cachet di Bartoli, sostenuto da sponsor, non sarebbe stato altissimo ed è stato devoluto alla sua associazione per cantanti. Il direttore artistico della Filarmonica, Ernesto Schiavi, smorza le polemiche: «La Filarmonica ringrazia il Maestro Barenboim e Cecilia Bartoli per il concerto. Un incontro artistico d’eccezione che ha richiamato un pubblico foltissimo ed ha riscosso straordinario entusiasmo dalla grande maggioranza dei presenti».

    Pierluigi Panza5 dicembre 2012 | 19:37

    Replica dal Corriere della Grisi:

    Lettera al Direttore, in attesa di risposta.

    by Domenico Donzelli, Scritto il 5 dicembre 2012

    Egregio Direttore De Bortoli,
    CC Egregio Sig. Pierluigi Panza,

    Le scrivo in merito all’articolo a firma di Pierluigi Panza (“La battaglia dei loggionisti sui ‘buuu’ contro la Bartoli, pag. 45), pubblicato oggi sul quotidiano da Lei diretto. Le scrivo perché anch’io faccio parte del “Corriere della Grisi” e trovo la ricostruzione dei fatti suggerita dal Corriere, fuorviante ed errata. Non è la prima volta che in modo più o meno esplicito il blog venga accusato di complotti, macchinazioni o contestazioni preparate a tavolino, così da attribuire ogni “incidente” capitato alla Scala a fantomatici agguati di una decina di congiurati che, per insondabili frustrazioni, avrebbero dichiarato guerra al teatro milanese. Le cose non stanno così e dispiace che un giornale importante – che realmente ha fatto la storia del nostro Paese e ha ospitato il meglio della nostra cultura – amplifichi chiacchiere e pettegolezzi senza preoccuparsi di verificarne la veridicità o interpellare i diretti interessati (il sito è facilmente consultabile e sarebbe bastata anche una mail). Innanzitutto chi ci attribuisce la responsabilità di ampie contestazioni, non ha ben chiara la reale incidenza che poche persone possono avere su di un’intera sala: una decina di persone, infatti, non può condizionare il resto del pubblico e considerati i circa 2.000 posti della Scala è evidente come pochi fischi non possano determinare il successo o l’insuccesso. Perché delle due l’una: o le contestazioni provengono da sparuti gruppetti (e allora non possono determinare alcunché), oppure sono assai più diffuse di quanto l’articolo lasci intendere (e dunque non possono essere frutto di macchinazioni e complotti).
    Il problema, aldilà di Cecilia Bartoli, è un altro, ossia la legittimità del dissenso: è normale, infatti, che al termine di un’esecuzione il pubblico possa esprimersi come ritiene in base al gradimento dello spettacolo a cui ha assistito (pagando un biglietto non proprio economico). E’ sempre stato così e nessuno si è mai lamentato: sono le regole del gioco e chi si esibisce su di un palcoscenico le accetta implicitamente (nomi eccellenti – dalla Callas a Pavarotti – sono stati contestati senza che ciò venisse considerata “lesa maestà” da parte del teatro o dell’artista). Piuttosto che filosofare su chi fischia, tuttavia, sarebbe più opportuno interrogarsi sul “perché” lo faccia: è innegabile, infatti, un certo calo di qualità dell’offerta. Su questo ci sarebbe da riflettere (da parte del teatro soprattutto) invece di lavarsi la coscienza attribuendo ad ipotetici complotti le ragioni di un dissenso che non solo è condiviso da larghi strati di pubblico (come si è ampiamente visto nelle ultime stagioni), ma che deriva essenzialmente da un disagio profondo nei confronti di un livello musicale che non garantisce più quell’eccellenza che il Teatro alla Scala dovrebbe almeno tentar di rappresentare. Ecco perché Le scrivo, Direttore, non per “tutelare l’antica arte del canto” (che pure ne avrebbe bisogno), ma per tutelare l’onorabilità del sito (e di chi vi scrive) da offensive ricostruzioni e da accuse pretestuose, offrendo un altro punto di vista in merito e invitando – anche per il futuro – a non accontentarsi di una sola “campana” (magari quella più “comoda” da ascoltare, e che nel caso in questione parla per sentito dire, non essendo stata presente in teatro la sera del concerto).
    Rimanendo a disposizione per ogni chiarimento e augurandomi di aver contribuito a chiarire il malinteso e che lo stesso venga chiarito dalle colonne del Suo quotidiano, porgo i più cordiali saluti

  4. marco vizzardelli dicembre 6, 2012 a 11:56 am #

    Chi scrive al Corriere? Domenico Donzelli? Giulia Grisi? E chi sono, persone? Si si tratta dei nomi di due persone defunte. Il tutto si commenta da sé.

    marco vizzardelli

  5. Elenas dicembre 6, 2012 a 11:35 pm #

    Ragazzi … avevo incontrato tempo fa uno che pensava di ripulire il mondo ripristinando la Verità, la Moralità, e in generale insegnare agli altri la Retta Via. Lo hanno poi destinato a un TSO. Adesso sta meglio.

  6. sofia giugno 9, 2013 a 2:08 pm #

    Blog davvero interessante, peccato non sia ancora disponibile la versione mobile. Almeno io non l’ho trovata, infatti per leggere questo articolo sul mio telefono ci messo mezz’ora. Perlomento era interessante e ben scritto.

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