6 Nov

Rigoletto

Giuseppe Verdi

Produzione Teatro alla Scala

 Dal 6 al 17 Novembre 2012

Durata spettacolo: 3 ore e 05 minuti

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese

Rigoletto
Il dramma del tradimento, dell’amore filiale, della vendetta. Un caso di censura trasformatosi in titolo di massa. Con Rigoletto si va dritti al cuore del catalogo di Verdi, che la definì la sua opera migliore.
Il primo capolavoro della “trilogia popolare”, un classico dei più rappresentati fra i melodrammi della metà dell’800, segna il debutto di Gustavo Dudamel in un’opera verdiana sul palcoscenico scaligero.
La regia è di Gilbert Deflo. Rigoletto segna anche il ritorno di Vittorio Grigolo (Il Duca di Mantova) dopo La bohème, con George Gagnidze e Zeljko Lucic, già grande Scarpia, nel ruolo del titolo.
Direttore  Gustavo Dudamel
Regia  Gilbert Deflo
Scene  Ezio Frigerio
Costumi  Franca Squarciapino
Cast
Il Duca di Mantova  Vittorio Grigolo (6, 10, 13, 17) Piero Pretti (8, 11)
Rigoletto  George Gagnidze (6, 10, 13, 17) Zeljko Lucic (8, 11, 15)
Gilda  Elena Mosuc (6, 10, 13, 17 novembre) Valentina Naforniţă (8, 11, 15 novembre)
Sparafucile  Alexander Tsymbalyuk
Maddalena  Ketevan Kemoklidze
Giovanna   Anna Victorova
Monterone   Ernesto Panariello
Marullo  Mario Cassi
Matteo Borsa  Nicola Pamio
Il Conte Di Ceprano  Andrea Mastroni
La Contessa Di Ceprano  Evis Mula
Usciere  Valeri Turmanov
Paggio   Rosanna Savoia

12 Risposte to “”

  1. marco vizzardelli novembre 8, 2012 a 12:11 am #

    Gustavo Dudamel ha tratto suoni molto belli dall’orchestra con una concertazione quasi maniacale, ma ha, in pratica, diretto una sinfonia con voci. Grande assente: il teatro. E questo, in Verdi – e in Rigoletto! – non può essere. Dopo Don Giovanni, Boheme e fatto salvo l’esito interessantissimo delle repliche di Carmen da lui dirette, il rapporto fra Dudamel e il teatro d’opera è ancora irrisolto. Siccome il direttore sinfonico Gustavo Dudamel è (senza dubbio: lo si è colto anche nel recente Bartok con Barenmboim al piano) dotatissimo e anche creativo, il divario con le sue accurate (con l’orchestra, a parte, in questo Rigoletto il preludio bruttarello, lavora bene) ma “timide” prove operistiche è molto, forse troppo forte. Non sembra lo stesso direttore. Attenzione: siamo comunque su un livello di qualità, sul piano “direttoriale”: i Battistoni, i Fogliani, i Montanaro ecc. si sognano di dirigere un’orchestra così. A quei tre o quattro che hanno “buato”, vorrei dire: in proporzion e, ai tre che ho nominato bisognerebbe tirar giù banchi interi di un negozio d’ortolano. Qui, con Dudamel parliamo di un direttore ottimo – o forse eccelso – nel “sinfonico” che non ha la stessa “naturalità” e dimestichezza nell’opera. Un Rigoletto di suoni suggestivi è poco, se non c’è il dramma, se non ci “racconta” Rigoletto. E qui non c’è dramma e non c’è narrazione. Esempio preclaro: de “Bella Figlia dell’Amore” è catatonico e non esprime la situazione grottesca ed anche amramente umoristica degli stati d’animo, vuol dire che non è stato colto. Non raccontato. Solo suggestione di suoni.
    Sinfonia con voci. Migliore in campo, la Gilda di Elena Mosuc, al solito un modello. Grigolo non ci sembra ripetere la prova da fuoriclasse del suo Romeo in Gounod. E’ un buon Duca, fa teatro anche oltre la direzione (lui il senso del teatro ce l’ha), ma forse qui eccede in un canto “dimostrativo”: grande artista comunque. Modesto pur nelle buone intenzioni il Rigoletto di Gagnidze: il suono a tratti si intuba e non passa. Complessivamente a posto gli altri. Inesorabilmente datato il pur decorativo (ma al terz’atto inerte) spettacolo di Deflo, e qui sarebbe da aprire ancora una volta la questione: prendi un direttore giovane di valore, perché non fargli “allestire”, con regista, uno spettacolo nuovo, magari originale, magari estroso, ma “giovane”? Lasciando perdere le Nozze di Figaro del pupo-mediatico, troppo al di sotto di qualunque giudizio, la Scala ha scottato Wellber con un’Aida museo, adesso bruciacchia Dudamel con un polveroso Rigoletto. E’ una politica giusta? E questi baldi giovani sono contenti? Non gli conviene starsene a Los Angeles, Vienna, Valencia ecc. Val la pena bruciarsi le ali per la politica sbagliata di un teatro nei loro confronti, si chiami pure Scala?

    marco vizzardelli

  2. marco vizzardelli novembre 8, 2012 a 2:24 pm #

    Proprio in quest’ultima stagione, alla Scala, è accaduto che un giovane direttore, Robin Ticciati, abbia fatto un figurone all’interno di un memorabile allestimento del Peter Grimes di Britten a firma Richard Jones. Quel successo dovrebbe servire da “spia luminosa” alla Scala, sulla gestione dei giovani di valore. Quel successo, apre anche un’altra problematica: la Scala di Lissner ha fatto cose spettacolose – su un repertorio europeo – e c’è da essergliene grati: molto meglio, a mio avviso, che le Europe Riconosciute della gestione italiota! – non altrettanto su quello italiano. Ed è pur vero che alla Scala, Verdi, Rossini, Donizetti, Bellini, Mascagni vanno onorati ed adeguatamente “serviti”. Non nello spirito campanilistico di una gestione narciso-italiota (sta per uscire un libro dal mostruoso titolo: “Verdi, un italiano”: Dio ce ne scampi, subiremo il bombardamento mediatico), ma nel rispetto d’un ruolo e di una storia. A Lissner, da appassionato, sono e sarò grato per il gran lavoro di apertura della Scala a molto di ciò che di meglio vi è nel mondo, e anche di apertura ai giovani direttori di valore. Devono esserci, i giovani: Abbado e Muti e Chailly entrarono qui più o meno trentenni. Ma, e sono due correzioni di rotta da tener presente nel futuro: a) gli allestimenti vanno gestiti in modo che i giovani di valore (Dudamel lo è, senza dubbio, lo è Wellber) siano davvero valorizzati, non malspesi in operazioni sbagliate. b) E’ bellissimo e doveroso che la Scala sia aperta a tutto il repertorio europeo e mondiale (per favore, torniamo a rischiare un po’ più anche sui compositori contemporanei o viventi), ma è pur vero che, nel grande repertorio italiano da Monteverdi, a Rossini, a Bellini, a Donizetti, a verdi, a Puccini al verismo, la Scala ha un ruolo e un compito. Una cosa non esclude l’altra. Una recente inchiesta di Cazzullo su Sette del Corriere della Sera lamentava che quest’anno si aprisse con Lohengrin e non con Verdi. Falso problema, o almeno malposto (tutto era in funzione di Muti che apre a Roma con Boccanegra: il solito Corriere…). La risposta è una sola, e su Sette l’ha data, giustamente, in 5 righe contro due paginate dedicate a Muti, Claudio Abbado: viva Verdi e viva Wagner! E viva – al massimo livello – tutto il resto, italiano e non. Questo è il ruolo, oggi, di un grande teatro europeo quale la Scala.

    marco vizzardelli

    • marco vizzardelli dicembre 4, 2012 a 12:28 am #

      gent. Dr Lissner, come le scrivevo di recente i “siffleur” della Scala, di nuovo manifestatisi al concerto di Cecilia Bartoli hanno nome, cognome e volto, almeno uno, certo. Si rifanno ad un blog ben noto in cui tutti si mascherano Ma il nome di almeno uno di costoro è certo e noto, la persona, anzi due persone, un lui e una lei, sono fisicamente note. Personalmente, credo che la ribellione del resto del pubblico a questi prepotenti e al gruppetto di “discepoli” che il signore di cui sopra s’incarica di eccitare sarebbe la soluzione migliore. Una volta accadde, furono contestati fuori dal teatro
      Ma non bastò, non basta;
      tornano: per loro la Scala è il luogo di sfogo di una nevrosi personale. E ritengono di avere pieno diritto di sfogarla. Ora, come il nome di costui è noto a me (e a tanti altri) così penso sia noto a lei. Penso che farlo chiamare, almeno per un avvertimento, sia perfettamente legale. Tenga presente che, da parte di molti, non c’è più piacere a frequentare il Teatro alla Scala in determinate serate (quasi tutte le prime, tutte quelle di opera italiana, e molti concerti di canto) per non dover aver a che fare con costui (ripeto: è ben identificato, nel nome e nella persona),con costei (pure fisicamente nota) e con il gruppo dei loro. Penso che farlo chiamare sia un atto dovuto al resto del pubblico. Non sono per interventi di forza pubblica evocati da qualcuno nel passato, non fanno parte della vita di un teatro. Ma credo che una chiamata a costui/costoro da parte del Sovrintendente-Direttore Artistico della Scala sia, a questo punto, atto dovuto. Tenga presente che sono già pronti all’intervento a tutta una serie di altre occasioni, perché questo è lo scopo della loro presenza alla Scala. Il boicottaggio.
      Un intervento della direzione scaligera mi sembra più che maturo e dovuto.

      Marco Vizzardelli

  3. Elenas dicembre 4, 2012 a 11:29 am #

    “La vita è fatta a scale, c’è chi scende e c’è chi sale”. Questa la risposta di una garbatamente ironica Cecilia Bartoli all’uscita dal teatro, quando le è stato reso noto che alcuni dei suoi detrattori trovavano discutibile (se non peggio) persino Nikolaus Harnoncourt. Il quale notoriamente “non sa scegliere le voci” (non so cosa abbiano ascoltato…). Trattasi insomma anche nel suo caso di fenomeno alla moda. E già.
    Anzi, quando la sottoscritta ha osato affermare, nell’intervallo, che può essere definito uno dei più importanti interpreti del Novecento, è stata subito zittita come se per “Novecento” si intendesse la musica del Novecento e non il fatto che sia proprio lui, Harnoncourt, uno dei punti di riferimento del secolo passato – e anche di questo – nell’interpretazione musicale. Uno dei geni del Novecento, appunto.
    Ma c’è poco da fare. Quando incontri gente naturalmente dedita al monologo, che quando parli non ti guarda in faccia per fissare ostinatamente davanti a sé come se fiutasse una preda, parlando senza interruzione non per convincere chicchessia, e tantomeno per dialogare, ma proprio come se usasse un fucile o una mitragliatrice, c’è poco da fare.

    Può non piacere, Cecilia Bartoli. Dire che non si senta, mi pare ormai un luogo comune. Certo non ha la voce della Dimitrova, ma non è neppure obbligatorio averla. Dalla seconda galleria io ho sentito benissimo. Splendidi peraltro alcuni pianissimi, segnatamente l’Aria di piacere, ma anche la Canzone del Salice. Non vive di soli gorgheggi …
    Dire poi che non ha agilità, francamente lascia il tempo che trova. Che non sia, il suo, canto, anche. Canta, con uno stile tutto personale, anche discutibile, ma canta. E su questo c’è poco da argomentare. A quei quattro gatti sparsi deliberatamente per tutto il Loggione che hanno (anche vilmente) atteso a farsi sentire il Rondò finale di Cenerentola (uno dei pezzi forti del repertorio della Bartoli) e che si sentono tanto navigati da poter dire cos’è o no “canto”, rispondo subito (ora che posso) che forse avrò ascoltato meno incisioni storiche di loro, ma siccome la Scala e la musica classica in generale – segnatamente l’opera – la frequento dal 1973, perché ho avuto in sorte due genitori sensibilissimi, che avevano capito quanto anche un bambino possa appassionarsi davanti a capolavori splendidamente eseguiti, le grandi voci di cui tanto molti vanno cianciando io le ho sentite e con quelle voci sono cresciuta. Le hos entite dal vivo, intendo dire (non so altri). Comprese quelle, assolutamente diverse, di Teresa Berganza e della magnifica e compianta Lucia Valentini Terrani. Tanto per gradire.

    Bartoli è musicalissima. Non solo: estremamente teatrale, spiritosa, ha risposto ai suoi denigratori (in verità, lo ripetiamo, 4 gatti, ormai arcinoti a tutti e che suscitano ilarità diffusa, a sentire i discorsi in sala) bissando il Rondò finale, ma “facendosi sentire” da coloro che, a forza di vivere di miti, devono avere problemi d’udito quasi come li avrebbero quegli stessi miti redivivi, per via della veneranda età. Del resto, pare che sia stata molto apprezzata da costoro la un tempo grande Gruberová, ormai inascoltabile. Piace ciò che è morto, in sostanza?

    Da registrare un fatto: nel presentarsi sorridente ed entusiasta come sempre al pubblico che l’attendeva all’uscita, la Bartoli ha risolto subito gli imbarazzi, affermando: “Ma che bello! Così dev’essere il teatro. Un’arena, una corrida. Sì, mi piace. Torno”. Alla faccia degli urlatori.

    Ecco. Visto che l’abbiamo convinta, anche grazie all’arena infuocata di cui saggiamente l’Artista ha sorriso, il ruolo dei fucilatori da circo essendo ormai terminato, si consiglia loro la prossima volta di astenersi dal presentarsi in Scala. Così magari ci godiamo anche qualche bis.

    Grazie.

    Elena.

    P.S. Qualche straniero presente si è detto stupito che una cantante italiana, famosa in tutto il mondo, non venga quantomeno osannata, quando mette piede nel suo paese (le rare volte che lo fa). Forse un tale appiattimento dal sapore nazionalistico sarebbe troppo, ma effettivamente la domanda è legittima. È che siamo strani, noi italiani, molto strani …

    • masvono dicembre 4, 2012 a 12:22 pm #

      Sì, presso i morti piacciono i morti. Nei cimiteri dei siti neri gemono salme. Ecco quello che sono.

  4. marco vizzardelli dicembre 4, 2012 a 12:13 pm #

    Sul P.S. di Elena non sono d’accordo. Le cassedamorto della Scala non sono qualificabili come italiani, sono solo cassedamorto. Muffa da solaio affetta da provincialismo congenito (loro sono “sapienti”, loro giudicano) e turbe che trovano nel teatro il loro sfogo

    marco vizzardelli

  5. Inattuale dicembre 4, 2012 a 12:32 pm #

    Una nota a margine al patetico teatrino inscenato dai quatto guitti, ieri sera.

    Un compositore del quale forse hanno conoscenza anche nel circolino di adorazione delle mummie (quelli che ascoltano documenti sonori nei quali, per evidenti limiti tecnici vi sono circa il 10% delle informazioni relative all’evento sonoro registrato) un certo Mahler Gustavo, asserì che – La tradizione è salvaguardia del fuoco, non adorazione della cenere – .

    Questo circolino, per coloro che possiedono un minimo di buonsenso e di sanità mentale, è interessante quanto i pastafariani, anzi in realtà sono molto meno ironici e divertenti.
    Purtroppo tali membri (nome non scelto a caso) hanno deciso di ergersi a giudici di ogni concerto di canto e di ogni opera, decretando, sulla base delle loro strampalate teorie, successo (pressoché mai) o insuccesso (pressoché sempre).

    Questo purtroppo sembra essere situazione nel migliore teatro del mondo, quello che è faro di tutti gli altri, che è capace di “donare” (si fa per dire) abbonamenti platinum e gold for very VIP (forse quando ci sarà meno boria e autoreferenzialità le cose cambieranno).

    La programmazione puzza di muffa (c’è qualcuno nel Tempio che conosce il teatro contemporaneo?), molto pubblico anche…..
    …triste teatro, decaduto e pronto a diventare, con l’Eventone EXPO un parco divertimenti

    La Musica è gioia, passione, battito del cuore, commozione, fortunatamente se ne può fruire (molto e bene) anche al di fuori di questa autorimessa.

    un caro saluto

  6. Elenas dicembre 4, 2012 a 12:36 pm #

    Questo inattuale mi piace. Ma chi sei? Un mito ….

  7. Elenas dicembre 4, 2012 a 12:46 pm #

    Ah ah ah: ho visto adesso la citazione da “Il senso senso”. Eh sì, la patologia è più grave di quanto si pensasse…

    In effetti anche quanto afferma l’inattuale è verissimo: ai VIP interessati praticamente solo all’abbonamento Platinum in platea non può che adattarsi un Loggione decadente e rivolto al passato. Conservatorismo, posa e mummificazione.

    La parte sana del pubblico potrebbe ribellarsi. Imponiamo un cartellone con Hanoncourt, Christie, Jacobs con sole corde di budello, e contemporanea. Verdi e Wagner solo se diretti in modo iconoclasta.
    Fuori le cariatidi.

    Evvai!

    Elenas

  8. gargantua dicembre 4, 2012 a 1:48 pm #

    Contestare i contestatori significa fare il loro gioco,attribuire loro una legittimazione ed un’importanza inadeguata alla loro qualità e quantità e trasformare la sala in una riunione di condominio.

  9. marco vizzardelli dicembre 4, 2012 a 2:13 pm #

    No, Gargantua. Troppo comodo stare sempre zitti, “ignorando”. Loro non ignorano. Loro proseguono metodicamente nella loro azione di sfascio sistermatico. Caro Gargantua, ti consiglio, una volta, come Elena ha fatto al concerto Boim-Bartoli e io in un paio d’occasioni, un tentativo di colloquio con quel signore un po’ su di peso e quella giovane signora un po’ sottostatura (con la quale Elena ha parlato, come riferisce sopra) che frequentano il loggione scaligero. Suggerirei anche a Stephane Lissner, a Daniel Barenboim un colloquio con costoro. Dopodiché, ti assicuro, ogni dubbio o incertezza scompare.

    marco vizzardelli

  10. marco vizzardelli dicembre 4, 2012 a 2:15 pm #

    Ripeto correggendo (non trovo correttore sul blog)

    No, Gargantua. Troppo comodo stare sempre zitti, “ignorando”. Loro non ignorano. Loro proseguono metodicamente nella loro azione di sfascio sistematico. Caro Gargantua, ti consiglio, una volta, come Elena ha fatto al concerto Boim-Bartoli e io in un paio d’occasioni, un tentativo di colloquio con quel signore un po’ su di peso e quella giovane signora un po’ sottostatura (con la quale Elena ha parlato, come riferisce sopra) che frequentano il loggione scaligero. Suggerirei anche a Stephane Lissner, a Daniel Barenboim un colloquio con costoro. Dopodiché, ti assicuro, ogni dubbio o incertezza scompare.

    marco vizzardelli

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