2 Lug

Don Pasquale

Gaetano Donizetti

Progetto Accademia

Dal 30 Giugno al 14 Luglio 2012

Durata spettacolo: 2 ore e 25 minuti

Cantato in italiano

 
Sarcasmi e intrighi ai danni di Don Pasquale, ricco scapolo settantenne che vuole a tutti i costi far sposare il nipote, innamorato della giovane Norina, con una nobile e facoltosa “zitella”. Nella irresistibile commedia di Donizetti non manca una sottile vena sentimentale e di saggezza popolare tinta di rosa: “Il marito vede e tace,/quando parla non s’ascolta”.
Lo spettacolo viene dal Maggio Musicale Fiorentino ed è firmato da Jonathan Miller, figura poliedrica del teatro anglosassone: regista, scrittore, comico, attore, presentatore, scultore e medico.
Una regia fresca e brillante per l’annuale spettacolo dell’Accademia della Scala, nel quale tutti gli allievi si mettono alla prova per presentare al pubblico un prodotto all’altezza degli spettacoli che calcano il palcoscenico scaligero.

Direzione

Direttore
Enrique Mazzola
Regia
Jonathan Miller
Scene e costumi
Isabella Bywater
Luci
Jvan Morandi

Cast

Don Pasquale
Michele Pertusi (30 giugno; 3, 6, 9, 12, 14 luglio) Nicola Alaimo (4, 10, 13 luglio)
Malatesta        
Christian Senn (30 giugno; 3, 6, 9, 12, 14 luglio) Filippo Polinelli (4, 10, 13 luglio)
Ernesto
Celso Albelo (30 giugno; 3 luglio) Leonardo Cortellazzi (4, 10, 13 luglio) Shalva Mukeria  (6, 9, 12, 14 luglio)
Norina
Pretty Yende (30 giugno; 3, 6, 9, 12, 14 luglio) Ludmilla Bauerfeldt (4, 10 luglio) Letitia Nicoleta Vitelaru (13 luglio)
Un notaro
Mikeil Kiria
Allievi dell’Accademia di Arti e Mestieri del Teatro alla Scala
 
In collaborazione con Accademia Teatro alla Scala
Produzione del Teatro Comunale di Firenze

6 Risposte to “”

  1. Alda luglio 3, 2012 a 7:09 am #

    Una prima che fa emergere anzitutto l’impostazione singer-friendly di Enrique Mazzola. Conscio di non avere a disposizione un’orchestra di levatura donizettiana, il direttore si impegna oltremodo a non coprire mai il palcoscenico, con un gesto che è principalmente preoccupato del contenimento del volume e della coordinazione ritmica col canto. Poi li lascia sfogare nelle piccole code dei brani. Unica rumorosa eccezione: “Che interminabile andirivieni”, davvero fracassoide. Evidentemente così una interpretazione direttoriale che vada oltre il grigiore è pressoché non rinvenibile. Peccato.
    L’allestimento si basa su una enorme casa di bambole che occupa anche verticalmente tutto il palcoscenico. I gesti e l’ambientazione sono tendenzialmente vetero-ponnelliani. In questa enorme casa sembrano tutti convivere ma in stanze diverse (è illogico però funzionale); e l’utilizzo in lungo e in largo degli spazi risulta abbastanza vivace. Per esempio la lettura da parte di Malatesta della lettera di Ernesto a Norina avviene discendendo le scale della casa, e mi sembra una buona soluzione. Si può discutere che la soprano debba cantare la propria cavatina a un’altezza dal suolo equivalente al quarto ordine di palchi, ma tutto sommato non mi sembra lesa maestà. Insomma: impostazione da piacevole commedia che coglie solo in parte la profondità del testo (lo conferma la scena finale che è invero squallidina).
    Per dare senso a un impostazione sia musicale sia scenica di questo tipo, sarebbe necessario che in palcoscenico venissero collocati solisti il cui carisma sia in grado di riempire i vuoti calamitando il pubblico.
    Qui l’unica prestazione trascinante è quella di Pertusi, che si conferma – a mio avviso – un vero fuoriclasse. “Un fuoco insolito” scivola via con una naturalezza impressionante. Ma è soprattutto una cosa ad avermi colpita l’altra sera: questo Don Pasquale trova per ognuno dei tre interlocutori una diversa modalità di accento e di atteggiamento fonico, in modo che la varietà dialogica sia sempre garantita. Giù il cappello!
    Il resto è molto ma molto più grigio.
    Fuori parte mi sembra Senn, quasi intimorito nel primo atto, poi comunque mai dominatore del meccanismo della trama (quale dovrebbe essere). Manca autorevolezza (e volume) sufficiente. Vocalmente il settore acuto della sua voce meriterebbe qualche correttivo, perché la tensione dal mi in su è davvero troppa.
    La Yende è piacevole, però alla fine della serata mi son chiesta: è corretta la piega che sta prendendo il suo repertorio? Io qualche dubbio lo nutro, perché “Via, caro sposino” l’ha messa vocalmente molto alle strette.
    Celso Albelo: problemi di proiezione in una sala così grande. Si avvertono soprattutto nell’aria del second’atto (probabilmente – tra orchestra e canto – il momento più basso della serata). Per il resto l’interprete non riesce mai a essere spigliato. Ma data la situazione odierna degli interpreti per questo tipo di ruoli, mi sembra che nel complesso si possa essergli comunque grati.
    Di Kiria posso dire solo che è simpatico in palcoscenico.
    Sala non piena, facce relativamente giovani, buon successo.

  2. Piroso luglio 5, 2012 a 9:41 am #

    Stefano Zurlo per “il Giornale”

    LISSNER
    La spending review si è fermata in piazza della Scala. Il sovrintendente Stéphane Lissner costa al contribuente un milione l’anno. Anzi, a spulciare le cifre, qualcosa in più: 1 milione e 50 mila euro. Un tesoretto che mal si coniuga con la politica tutta forbici predicata dal governo dei tecnici. Siamo in emergenza, tutti si tagliano le retribuzioni, ma alla Scala l’austerità dev’essere confinata nel loggione. Certo, non nello studio di Lissner. Che è arrivato nel 2005 e in sette anni dev’essere costato, a spanne, circa 7 milioni di euro.

    FRANCESCO MICHELI STEFANE LISSNER
    Non che il sovrintendente abbia avuto la mano fatata e abbia risolto i problemi del celeberrimo teatro. La Scala, al di là del blasone planetario, zoppica: il deficit viaggia sui 4,5 milioni l’anno e se non ci fosse il generosissimo contributo delle istituzioni – circa 40 milioni l’anno – il palcoscenico più famoso del modo chiuderebbe in un amen.

    Per carità, non si può giudicare un’eccellenza italiana,come si definisce la Scala, con la logica contabile, ma i numeri straripanti di Lissner vanno conosciuti laicamente dall’opinione pubblica. Senza incipriarli nel mito. Dunque, si può spacchettare la sua retribuzione voce per voce, fino a comporre il faraonico emolumento.

    La base annua del suo stipendio, anche se il vocabolo a quelle altezze vertiginose appare riduttivo, è di 455mila euro lordi. A questi si aggiunge un incentivo, a quanto pare a portata di mano e sempre aggiunto, di 155mila euro. E ancora una splendida dimora, in pieno centro: l’affitto, a carico della fondazione alla Scala, è di circa 85mila euro. Poi ci sono i costi, che naturalmente non compaiono nella busta paga: gli oneri. E qui vanno calcolati, grossomodo, altri 160 mila euro. Complessivamente siamo oltre gli 850mila euro lordi, sempre su base annua.

    NAPOLITANO E LISSNER
    Potrebbe pure bastare, ma non basta. Perché nel sontuoso contratto, Lissner porta a casa anche un’auto, non proprio light : una Bmw serie 7. Una berlina extralusso come Lissner che i comuni mortali vedono col binocolo come i melomani l’opera, in vendita da 79 mila euro in su. Ma la vita del sovrintendente, per di più direttore artistico, non è semplice: certo Lissner non può comandare a bacchetta un maggiordomo, come la Regina d’Inghilterra, ma può schierare un autista.

    MED17 FRANCIS LISSNER
    Che costa 71 mila, euro e va a arricchire le sempre strabilianti statistiche sulle auto blu. Insomma, a sommare tutti i pezzi del sistema Lissner si rischia di perdere il conto. Perché poi ci sono le missioni e qui scatta la diaria che non è quella di un dipendente dello Stato, ma fa ulteriormente lievitare i compensi del sovrintendente, anche se la cifra non è ufficialmente nota.

    E poi, per non farsi mancare niente, Lissner ha anche una carta di credito che è, per quel che si sa, a strisciata libera. Il sovrintendente può pure scordarsi il portafoglio a casa. E quando va in giro, per contratto, ha diritto a riposare in hotel a cinque stelle. Una vita superaccessoriata, la sua.

    TEATRO SCALA
    Incredibile ma vero, al giro di boa del 2012, gli è stato pure riconosciuto un premio, da spalmare, sui prossimi cinque anni, di altri trecentomila euro. Fanno sessanTamila euro l’anno, ottantamila con i costi che un simile ingaggio si porta dietro. In cda, quando la proposta è andata ai voti, solo Fiorenzo Tagliabue, consigliere di nomina regionale, ha votato contro un regalo che francamente stonava.

    E stride per due ragioni: la prima perché siamo, pure dalle parti di piazza della Scala, in un’epoca di crisi in cui anche i più prestigiosi teatri d’opera faticano a stare in piedi; la seconda perché, con tutta onestà, non pare che Lissner abbia dato una svolta alla vita dell’istituzione. Basta scorrere l’autorevole studio della MicKinsey & Company per leggere frasi taglienti come frustate a proposito delle «principali criticità del teatro»: «Il funzionamento subottimale della macchina operativa: gli elevati costi del personale; il potenziale inespresso di crescita delle entrate».

    BARENBOIM
    «A fronte di questa situazione di partenza- prosegue implacabile il report – si constata un equilibrio economico- finanziario precario ( 30 milioni di perdita nel periodo 2012- 2015) e un piano di investimenti poco sostenibile». Un mezzo disastro, anche se molti preferiscono vedere il bicchiere mezzo pieno.

    In questo contesto, Lissner deve aver fiutato l’aria e ha proposto una riduzione del 10 per cento del suo ingaggio. Se ne parlerà nel cda della Scala, la settimana prossima; intanto va detto che nel lussureggiante labirinto di voci e benefit vari, l’entità della riduzione non è ancora chiara e non è stata messa a fuoco. Per carità, la mossa, che riguarda altri dodici dirigenti fra cui il maestro Daniel Barenboim, è apprezzabile ma potrebbe anche fare l’effetto di una nube di coriandoli.

    E potrebbe servire giusto a calmierare il bonus appena ottenuto. Una scalfittura dopo l’ultimo bonus. Gira e rigira, dietro il palcoscenico c’è sempre il sovrintendente più caro al mondo. E il pareggio di bilancio resta lontano. Come la “produttività” dei principali concorrenti a livello internazionale,dall’Opera Bastille alla Royal Opera House. Ma questo discorso ci porterebbe lontano. E invece, in platea, si aspetta la spending review.

    ROBERTO FORMIGONI

    2 – SCALA: FORMIGONI CRITICA COMPENSI LISSNER, COSA PENSANO LOMBARDI?
    (AGI) – Il presidente di regione Lombardia Roberto Formigoni, con due tweet, interviene nella polemica sui compensi troppo alti per il sovrintendente della Scala Stephane Lissner. “Cosa pensano i lombardi di una Scala sostenuta da fondi pubblici che paga al sovrintendente un compenso superiore al milione?”, dice il ‘governatore’ che aggiunge: “Il piu’ alto dirigente regionale, con ben altre responsabilita’, guadagna meno di un quarto di Lissner. E il suo stipendio e’ online”.

    GIULIANO PISAPIA

    3 – SCALA: CGIL CHIEDE INCONTRO CON SINDACO SU COSTO LISSNER
    (ANSA) – La Cgil ha inviato una lettera al sindaco di Milano Giuliano Pisapia per chiedergli formalmente un incontro con all’ordine del giorno il costo per la Scala del sovrintendente Stephane Lissner, dopo le polemiche sul suo stipendio e i benefit, incluso un appartamento in affitto, che superano il milione di euro. La decisione e’ stata presa oggi in un’assemblea che e’ servita anche per parlare del contratto nazionale di lavoro prima della riunione di domani al ministero dei Beni Culturali che dovrebbe portare alla firma di un accordo.

    ”Chiediamo al sindaco di riceverci – ha spiegato Giancarlo Albori -. I lavoratori sono in allarme: dal punto di vista direzionale questa ci sembra un’azienda allo sbando”. Il sindacalista ha spiegato che i dipendenti non si aspettavano un guadagno simile da parte di Lissner. A suo dire i parametri da seguire dovrebbero tenere conto ”dello stipendio del presidente della Repubblica e dello stipendio medio dei sovrintendenti europei”.

    • Elenas luglio 9, 2012 a 7:38 am #

      Che spettacolo ridicolo.

      P.S. Se chiamavano me o il Bacca arrivavamo alle stesse conclusioni della McKinsey gratis.

      • Marco luglio 9, 2012 a 11:45 am #

        Siamo alle solite, Elena. Non è detto che tutti sappiano cosa è McKinsey.
        Marco Ninci

  3. proet luglio 10, 2012 a 1:30 pm #

    anch’io all’inizio pensavo che la McKinsey fosse una delle cantanti impegnate nel Don Pasquale ma quando poi ho capito che si parlava di Lissner non credo ci voglia questa gran conoscenza per comprendere il senso dell’articolo postato e quello del commento di Elenas.

    colgo l’occasione per segnalare un altro spettacolo discutibile ma quanto meno originale e mai noioso:
    http://liveweb.arte.tv/fr/video/Olivier_Py_reinvente_Carmen/

    Montanari non mi sembra a suo agio in questo repertorio che non gli permette le sue invenzioni e accelerazioni, più praticabili nel repertorio pre-romantico.
    il cast non è un granché ma la giovane cantante italiana ha una voce bellissima e canta molto bene anche se forse non è del tutto a suo agio nel ruolo in cui suppongo che abbia fatto il suo esordio, dopo ottime prove anch’essa nel repertorio pre-romantico o Rossiniano.

    • Elenas luglio 10, 2012 a 10:28 pm #

      Grazie Proeta. Ninci non perde un’occasione per tacere. Presto lo eliminerò dai miei amici di Facebook, perché anche lì mi molesta.
      Comunque cercare McKinsey su google potrebbe essere un’idea…

      E.

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