23 Apr

Tosca

Giacomo Puccini

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Produzione Teatro alla Scala

 

Dal 22 Aprile al 15 Maggio 2012

Durata spettacolo: 3 ore e 05 minuti

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese

L’opera in poche righeApri X
Gelosia, passione e tradimento nella Roma papalina dell’Ottocento insidiata dai fermenti rivoluzionari; una città del potere che resiste all’incalzare della storia.
A dirigere la Tosca di Luc Bondy, già presentata su questo palcoscenico la scorsa stagione, sarà Nicola Luisotti, direttore musicale dell’Opera di San Francisco, per un cast che segna le attese presenze di Marcelo Álvarez e Aleksandrs Antonenko nel ruolo di Cavaradossi e in cui spiccano le voci di Martina Serafin, nel ruolo di Tosca, e di George Gagnidze in quello di Scarpia.

Direzione

Direttore
Nicola Luisotti
Regia
Luc Bondy
Scene
Richard Peduzzi
Costumi
Milena Canonero

Cast

Tosca 
Martina Serafin (22, 28 aprile; 2, 6, 9, 12, 15 maggio) Oksana Dyka (26 aprile; 11 maggio)
Cavaradossi 
Marcelo Álvarez (22, 28 aprile; 2, 6, 9, 12, 15 maggio) Aleksandrs Antonenko (26 aprile; 11 maggio)
Scarpia 
George Gagnidze (22 aprile; 2, 6, 9, 12, 15 maggio) Marco Vratogna (26, 28 aprile; 11 maggio)
Angelotti 
Deyan Vatchkov
Sagrestano
Alessandro Paliaga
Spoletta
Massimiliano Chiarolla
Sciarrone
Davide Pelissero
Carceriere
Ernesto Panariello

139 Risposte to “”

  1. masvono aprile 24, 2012 a 11:13 am #

    Mi pare di capire che Alvarez abbia dato forfait. A che forfait siamo? Al quindicesimo, al ventesimo? Lissner perchè non te ne vai?

    -MV

    • marco vizzardelli aprile 24, 2012 a 11:35 am #

      Dedicato alla Tosca “trionfante” (o no?)

      Giovedì e venerdì scorsi, a Torino, il direttore Omer Meir Wellber ha dato con l’ottima Orchestra Rai – che ha suonato su altissimi livelli! – una straordinaria lettura della Settima di Beethoven.

      Non ho da aggiungere altro

      marco vizzardelli

  2. marco vizzardelli aprile 24, 2012 a 12:26 pm #

    No, ho da aggiungere. Quella su Wellber a Torino è una boutade che invio, peraltro volentieri, all’orchestra della Scala che, nella sua prosopopea, la merita!
    Gli atteggiamenti tenuti quest’anno, in generale, non suscitano simpatie.

    Mi riservo, invece, di andare ad ASCOLTARE (vedere, no: perché sia stato immediatamente ripreso questo orrendo allestimento di Bondy è un mistero) questa Tosca. Dopodiché dirò come la penso, al riguardo. Ascoltato Luisotti lo scorso anno in Verdi (direttore tecnicamente preparatissimo ma di gusto un poco… americano) avrei in effetti il timore d’una Tosca tutta urli, carnaccia e sangue. Ma, quando leggo da un Isotta – ormai Scaramacai della critica musicale – cioè lo leggo esplodere in invettive nell’odierno “elzeviro” (ma perché sprecare un termine giornalistico così nobile? Più degnamente, il Corriere potrebbe porre il termine “gabinetto”, “latrina”, “truogolo” sopra questi scritti) mi viene l’immediato dubbio che lo spettacolo sia da vedere, tale la mia totale sfiducia nell’olezzante personaggio.
    Quando leggo invettive sui siti neri, idem come sopra. Mi fido ancora meno.

    Tanto più le Prime della Scala continuano ad essere sotto l’assedio dei soliti noti. E sono noti davvero. Se il teatro non ritiene di intervenire, se li tenga. I media – quotidiani e tv – più generalisti e meno accorti ci cascano e scrivono o raccontano “contestazioni alla Prima”.
    Non sono neppure d’accordo con le sortite di Vono su Lissner, anche se, accanto a molti pregi (che la precedente gestione non aveva), ci sono difetti evidenti: in primis la Scala non può essere ostaggio, nè in termini di programmazione e cast né, d’altra parte, subendo le porcherie di loschi fomentatori, degli affari d’agenzia o dei “giochini di scuderia” da sottobosco – sottoterra – della lirica.

    C’è un sintomo, strano: non risulta che la Martina Serafin, Tosca alla Scala, sia una cattiva cantante. Risulta invece che abbia riscosso successi anche recenti proprio in quel ruolo. Cosa accade, quando passano da queste parti? E’ qui che occorre intervenire.

    marco vizzardelli

  3. marco vizzardelli aprile 24, 2012 a 12:29 pm #

    No, ho da aggiungere. Quella su Wellber a Torino è una boutade che invio, peraltro volentieri, all’orchestra della Scala che, nella sua prosopopea, la merita!
    Gli atteggiamenti tenuti quest’anno, in generale, non suscitano simpatie.

    Mi riservo, invece, di andare ad ASCOLTARE (vedere, no: perché sia stato immediatamente ripreso questo orrendo allestimento di Bondy è un mistero) questa Tosca. Dopodiché dirò come la penso, al riguardo. Ascoltato Luisotti lo scorso anno in Verdi (direttore tecnicamente preparatissimo ma di gusto un poco… americano) avrei in effetti il timore d’una Tosca tutta urli, carnaccia e sangue. Ma, quando lo leggo da un Isotta – ormai Scaramacai della critica musicale – cioè lo leggo esplodere in invettive nell’odierno “elzeviro” (ma perché sprecare un termine giornalistico così nobile? Più degnamente, il Corriere potrebbe porre il termine “gabinetto”, “latrina”, “truogolo” sopra questi scritti) mi viene l’immediato dubbio che lo spettacolo sia da vedere, tale la mia totale sfiducia nell’olezzante personaggio.
    Quando leggo invettive sui siti neri, idem come sopra. Mi fido ancora meno.

    Tanto più che le Prime della Scala continuano ad essere sotto l’assedio dei soliti noti. E sono noti davvero. Se il teatro non ritiene di intervenire, se li tenga. I media – quotidiani e tv – più generalisti e meno accorti ci cascano e scrivono o raccontano “contestazioni alla Prima”.
    Non sono neppure d’accordo con le sortite di Vono su Lissner, anche se, accanto a molti pregi (che la precedente gestione non aveva), ci sono difetti evidenti: in primis la Scala non può essere ostaggio, nè in termini di programmazione e cast né, d’altra parte, subendo le porcherie di loschi fomentatori, degli affari d’agenzia o dei “giochini di scuderia” da sottobosco – sottoterra – della lirica.

    C’è un sintomo, strano: non risulta che la Martina Serafin, Tosca alla Scala, sia una cattiva cantante. Risulta invece che abbia riscosso successi anche recenti proprio in quel ruolo. Cosa accade, quando passano da queste parti? E’ qui che occorre intervenire.

    marco vizzardelli

    • masvono aprile 24, 2012 a 1:10 pm #

      Ci saranno anche dei pregi (sempre meno!!) che la precedente gestione non aveva, ma pure dei grandi difetti che la precedente gestione NON aveva. Le due cose si elidono. Anzi, a me dà infinitamente fastidio la programmazione NON mantenuta, dato che la compro in anticipo. Ad esempio se ti abboni al Ring diretto da Barenboim e poi scopri che lo dirigerà Montanaro perchè Barenboim dà forfait ti innervosisci parecchio.

      E’ la prassi della Scala di Lissner che quella di Fontana NON aveva.

      -MV

    • masvono aprile 24, 2012 a 1:13 pm #

      “Gli affari di agenzia” sono un ALTRO peccato capitale di Lissner (se ne vada!!), dato che appalta alle agenzie interi CAST.
      Barenboim, il GRANDE ASSENTE, che non presenzia nemmeno alla presentazione di stagione è una scelta anche di Lissner.

      SE NE VADA!!

      -MV

  4. marco vizzardelli aprile 24, 2012 a 1:26 pm #

    … e subito dopo, Vono corse ad abbonarsi. Eccomi, arrivo, abbonato numero 1!
    Ma Vono non era un fautore della sana teoria “se non mi piace un ristorante, non ci vado” oppure “ci vado quando il menu del giorno mi soddisfa”? Mah

    marco vizzardelli

    pensa quanti Humburg senti, con gli eurini dell’abbonamento………………..

    ih,ih,ih,ih,ih,ih,ih,ih,ih,ih,ih,ih

    • masvono aprile 24, 2012 a 5:01 pm #

      Io sono assolutamente fautore di quella teoria, ma non era un ristorante. Era il macellaio. Il problema è che La Scala è l’unico macellaio di Milano. Se vuoi la carne e non hai tempo o voglia di andare a comprarla a Catania, a Parigi o Londra, la devi comperare QUI.

      Poi è un macellaio dove la carne finisce prima ancora che venga messa in vendita. Abbonandoti sei sicuro che una fettina (da parecchio tempo rancida) ce l’hai.

      Ciao ciao

      -MV

  5. marco vizzardelli aprile 24, 2012 a 5:14 pm #

    Mah, sarà che preferisco scegliere io quando andare e COSA vedere. Son stato abbonato alla stagione lirica, magari lo sarò di nuovo prima o poi, ma il non esserlo mi causa, devo dire, qualche mal di stomaco in meno (sempre in base a quel tal concetto del ristorante o macellaio che sia)… penso che per questa Tosca, ad esempio, ammesso che ci vada (non muoio dalla voglia, a dir la verità: la messa in scena di Bondy ha un che di deprimente) conterrò parecchio la spesa, e nel caso specifico mi sembra una scelta giudiziosa.

    marco vizzardelli

  6. marco vizzardelli aprile 25, 2012 a 11:32 am #

    Ho letto oggi il seguente scritto di Massimo Gramellini. Ho pensato di dedicarlo all’Orchestra del Teatro Alla Scala (speciale riferimento sezione ottoni)

    Da La Stampa – “Buongiorno” mercoledì 25 aprile

    Torino, semaforo di Largo Orbassano. Scatta il rosso e un giocoliere invade l’asfalto per dare spettacolo ai motorizzati in attesa. Purtroppo non è giornata: una clavetta cade a terra e anche il cappellino, invece di roteare diligentemente lungo la schiena, preferisce andarsene altrove. Lo sguardo avvilito, il giocoliere si piega a raccattare gli attrezzi del mestiere. Un uomo su una moto sta per allungargli la moneta d’ordinanza, ma lui sorride e scuote la testa. “No, grazie. Troppo errore” spiega in un italiano stentato. E anziché fare la questua fra le auto in coda, si rifugia sull’aiuola accanto al semaforo per ESERCITARSI.
    Riassumendo: il giocoliere ha rinunciato al compenso perché ha ritenuto la propria prestazione inadeguata, era visibilmente imbarazzato per la figuraccia e invece di sedersi ad aspettare il rosso successivo, magari prendendosela con la sfortuna, ha preferito utilizzare quei pochi secondi di pausa per ALLENARSI. Ciascuno pensi al proprio ambiente di lavoro e faccia i paragoni che crede. A me basta dare un’occhiata allo specchio per avvertire, al confronto, un pizzico di disagio. L’amico che mi ha raccontato la storia vorrebbe far ottenere al giocoliere di Largo Orbassano la nomina a senatore a vita, con successiva e sollecita ascesa alla Presidenza del Consiglio. Perché la sensazione – la sensazione del mio amico, s’intende – è che in momenti come quelli che stiamo vivendo non servano degli esperti, ma dei caratteri.

    Massimo Gramellini

    Cordiali saluti,
    Marco Vizzardelli

  7. sgubonius aprile 26, 2012 a 2:45 am #

    Nata male, chissà se finisce anche peggio…

    Già che si è in tema, a fronte di tutte le male parole per Lissner e Barenboim (meritatissime eh) bisogna almeno dare atto che, se da una parte continuano a fare opere “di cassetta” come questa che sono sempre più uno scempio, dall’altra stanno de-italianizzando un po’ il repertorio. E non solo Wagner e Strauss, ma anche le doppiette di Berg e Britten che non guastano certo. Soprattutto in periodi in cui l’esigenza “belcantista” è difficilmente appagabile (perché poi in giro gran tenori e gran soprani non ce n’è, quei pochi diventano star e si fanno strapagare) le cose di gran lunga migliori arrivano là dove si esce dal solito repertorio scaligero dove aleggia ormai un alone di nostalgia del passato glorioso a cui non si sfugge.

    L’abbonamento in effetti, con queste premesse, non è una gran scelta.

  8. Abendstern aprile 26, 2012 a 6:01 am #

    Vorrei ricordare il tenore Veriano Lucchetti, scomparso tre giorni fa. Persona squisita, Protagonista di memorabili serate scaligere negli alla fine degli anni settanta, sempre apprezzato dal pubblico, poco considerato dalla critica e praticamente ignorato dall’industria discografica. Grazie Veriano!

  9. masvono aprile 26, 2012 a 8:49 am #

    Sí Sgubionis, ma anche ai tempi di fontana c’era il Wozzeck con Sinopoli, c’era il Grimes..le opere sono sempre quelle. Ora come allora mancano i capolavori di Korngold, manca la riscoperta del Verismo, mancano le opere di Rachmaninov, mancano quelle due meraviglie di Ravel…e via dicendo.
    Ciao

    -MV

  10. Gabriele Baccalini aprile 26, 2012 a 10:56 am #

    Mi associo ad Abendstrern nel ricordo di Veriano Luchetti (con una sola “c”).
    Ho l’abitudine di citarlo, come un grande “numero due” nei cast della Scala di una volta (es. Macbeth, Simone), per fare confronti con i numero uno che ci vengono generalmente propinati oggi. In gergo ippico si dice “di un’altra categoria”, o sbaglio, Marco Viz?
    Se manca Kaufmann, sembra che non si possa più fare un’opera con un tenore decente.

  11. Elenas aprile 26, 2012 a 11:16 am #

    Beczala, mi dicono essere tenore decente. Voglio proprio sentirlo (se non darà forfait). naturalmente entrare sarà un’impresa impossibile.
    Mi consolo. Domenica Rinaldo diretto da Dantone a Reggio Emilia. Mi sa che l’anno prossimo sarà sempre più così … per esempio la stagione della Fenice è molto interessante.

  12. marco vizzardelli aprile 26, 2012 a 11:55 am #

    a) Kaufmann, Grigolo, Beczala, Villazon, Florez, Pirgu… mi sembra un po’ un luogo comune, questo sui tenori che non ci sono. C’è invece una certa abitudine a sputare su tutto, o no?
    Ho letto di recente, su siti neri, che Fischer-Dieskau non sarebbe stato – nella sua carrieruzza – un cantante professionale. Ma vadano a scopare il mare!

    b) A Vono, ripeto: non abbonarti. Il macellaio, Vono, il macellaio. Come minimo non si compera TUTTA la carne per poi sputarci sopra. Vai agli spettacoli che ingteressano ( e ci sono) e lasci gli altri: non è un miglior vivere? E, altra vecchia teoria di Vono, Ryanair costa meno della Scala! La applichi, Vono, la applichi: se no mi diventa il nonnino del FarWest perennemente arrabbiato!

    c) No, le opere con Lissner non sono sempre quelle della PROVINCIALE, narcisa gestione precedente. Ci sono molti difetti, non questo. In questi anni-Lissner abbiamo visto allestimenti che ci sognavamo. E ancora ne propone, anche se una certa spinta sembra essersi un po’ adagiata su una certa prudenza.

    Che ci siano problemi sull’opera italiana ok ( però l’annunciata Traviata Gatti-Tcherniakov-Damrau, sulla quale sicuramente i cultori dei sarcofagi faranno la puzza sotto il naso, è fior di scelta!), che certi cast siano male assemblati per probabile secondamento di pessime abitudini d’agenzia, ok. Che l’orchestra, (e ultimamente, e questo spiace, anche il coro già magnifico) sia in brutte condizioni e non voglia uscirne, ok., che il direttore stabile sia pseudo stabile, ok. Queste sono le magagne, non sono poche né leggere.

    A Lissner chiederei PIU’ CORAGGIO. Vada in faccia ai cultori di sarcofagi, chiami Currentzis a dirigere Verdi, chiami Jacobs per Mozart, non Battismorti che è già vecchio a 25 anni! Sperimenti. E se le salme non gradiscono, sono salme!

    marco vizzardelli

    • masvono aprile 26, 2012 a 12:06 pm #

      La smetta, VECCHIO Vizzardelli. Per lei è un’ossessione la gestione precedente. Proprio ieri Daniele Gatti ha dichiarato in apposita intervista e seguenti parole: ” La Traviata 2013? E’ presto per parlarne. NON CONOSCO NESSUNO DEL CAST. Vedremo più avanti se adottare una visione conservatrice o attuale”. Il cast della traviata è scelto come sempre dagli agenti: NOMI assemblati a caso. Per intenderci: nessuno è andato da Gatti a chiedergli: chi vorresti come Traviata? Chi vorresti come regista? Un tale ha VENDUTO a Lissner DEI NOMI che si devono ancora conoscere.

      Ripeto: un direttore artistico che lavora così deve SOLO ANDARSENE.

      -MV

  13. marco vizzardelli aprile 26, 2012 a 12:21 pm #

    Secondo te Gatti non sa chi è Diana Damrau? Secondo te non sa chi è Tcherniakov?
    “E’ presto per parlarne”. Fa benissimo a rispondere così.
    Secondo te Lissner non sa chi è Diana Damrau? Secondo te non sa chi è Tcherniakov?
    Quella Traviata è costruita su una cantante sicuramente particolare, ma eccellente, come la Damrau con un regista sicuramente particolare, ma eccellente, come Tcherniakov.
    Cominciamo a sputarci su un anno prima… no. “è presto per parlarne”.

    Ma, cosa ne sai, tu? Spari slogan

    Vono sai da dove viene Lissner? Sai come ha lavorato ad Aix-en-Provence? (festival, guarda caso, attualmente abbastanza colato a picco, rispetto alla sua gestione). Sai come lavora alle Wiener Festwochen?

    Ma, cosa ne sai, tu? Spari slogan

    Non è interessante interloquire con slogan.

    marco vizzardelli

    • masvono aprile 26, 2012 a 12:30 pm #

      Secondo me non sai leggere. O non vuoi leggere. Non sono io che parlo, è Gatti che parla. Saprà chi è Diana Damrau DI NOME, come so io chi è DI NOME. NON CONOSCE Diana Damrau. Non sa che voce abbia Diana Damrau. Non sa che FACCIA ABBIA Diana Damrau. NON CONOSCE DIANA DAMRAU. Non lo dico io, lo dice GATTI.

      Spero che ti sia entrata nella testa la differenza tra quello che dico io e quello che dice Gatti.

      -MV

      • masvono aprile 26, 2012 a 12:32 pm #

        Non me ne frega nulla di come Lissner lavori a Bambopoli. Mi interessa di quello che fa QUI. Mi interessano gli innumerevoli annunci mai trasformati in realtà. Mi interessano le decine di forfait accumulati sotto la sua gestione. Mi interessa il CROLLO artistico dei complessi sotto la sua gestione. Devo proseguire?

        -MV

    • masvono aprile 26, 2012 a 12:42 pm #

      Un’idea della Traviata 2013?
      «È presto per parlarne, anche perchè non conosco nessuno del cast e tanto meno il regista. Valuteremo se seguire un approccio conservatore oppure cogliere i legami con la contemporaneità».

      Queste le parole di Daniele Gatti. NON CONOSCO NESSUNO DEL CAST. Chiama Daniele Gatti e chiedigli come utilizza il verbo “conoscere” in italiano.

      -MV

  14. marco vizzardelli aprile 26, 2012 a 12:44 pm #

    Ripeto (ultima risposta): non è interessante interloquire con chi non ascolta e non legge ciò che dicono gli altri, ma legge e ascolta quel che vuole e va avanti per slogan.
    Forse non te ne sei accorto, credo di essere rimasto l’ULTIMO che interloquisce con te. Non c’è sugo.

    marco vizzardelli

  15. marco vizzardelli aprile 26, 2012 a 1:04 pm #

    Per l’appunto. Goditi lo specchio. E’ un formidabile interlocutore

    marco vizzardelli

    • masvono aprile 26, 2012 a 1:17 pm #

      Capacità di dialogo di Vizzardelli:

      VONO: Daniele Gatti in un’intervista dice di non conoscere Diana Damrau e tantomeno di conoscere Tcherniakov.

      VIZZARDELLI: Vono, secondo te Gatti non sa chi è Diana Damrau? Non sa chi è Tcherniakov?

      VONO: Vizzardelli, Gatti ha detto di non conoscere Diana Damrau e Tcherniakov.

      VIZZARDELLI: Ma cosa ne sai tu Vono? Spari slogan!

      VONO: Non sono io che dico che Gatti non conosce Damrau e Tcherniakov, ma lo dice Gatti nell’intervista. Eccoti la domanda e la risposta.” Un’idea della Traviata 2013?
      «È presto per parlarne, anche perchè non conosco nessuno del cast e tanto meno il regista. Valuteremo se seguire un approccio conservatore oppure cogliere i legami con la contemporaneità».

      VIZZARDELLI: Non è interessante interloquire con chi non legge e non ascolta quello che dicono gli altri e va avanti per slogan.

      -MV

  16. marco vizzardelli aprile 26, 2012 a 2:05 pm #

    Capacità di dialogo di Vono:

    VONO: Daniele Gatti in un’intervista dice di non conoscere Diana Damrau e tantomeno di conoscere Tcherniakov.

    VONO: hai ragione

    VONO: Vizzardelli, Gatti ha detto di non conoscere Diana Damrau e Tcherniakov.

    VONO: hai ragione

    VONO: Non sono io che dico che Gatti non conosce Damrau e Tcherniakov, ma lo dice Gatti nell’intervista. Eccoti la domanda e la risposta.” Un’idea della Traviata 2013?
    «È presto per parlarne, anche perchè non conosco nessuno del cast e tanto meno il regista. Valuteremo se seguire un approccio conservatore oppure cogliere i legami con la contemporaneità».

    VONO: hai ragione

    Buon divertimento
    marco vizzardelli

  17. sgubonius aprile 26, 2012 a 2:47 pm #

    Parapiglia a parte, direi che aspettare Korngold è oggettivamente volere anche un po’ troppo! La situazione alla Scala non è rosea, soprattutto mi pare che si buttino via un sacco di soldi, ma non è neanche disperata come è ormai uso dire. Si alternano cose interessanti a prodottini di marketing, come accade più o meno ovunque oggi. La prima differenza rispetto all’estero è il pubblico, non sono i sovraintendenti (che infatti arrivano dall’estero) o la vexata quaestio del direttore stabile, che manca de facto perché quale anima pia sopporterebbe di stare a prendersi gli insulti (giustificati per lo più dal ricordo del passato glorioso ancora una volta) una prima sì e l’altra pure?

    Poi è chiaro che diventa angosciante l’ambiente di lavoro, i cantanti non vengono o se vengono si danno malati il giorno prima della recita, i registi anche si stuferanno di farsi fischiare qualunque cosa propongano (oddio spesso se lo meritano eh) ecc… Io credo sia proprio lo snobbismo scaligero l’origine di un buon 70% delle magagne attuali.

  18. marco vizzardelli aprile 26, 2012 a 3:16 pm #

    In effetti, se dai un occhio ai cartelloni 2012-2013 della Bastille o perfino della benamata Zurigo… sinceramente siamo messi parecchio meglio qui. Con tutti i limiti d’una stagione molto celebrativa forse non molto fantasiosa, non farei cambio.
    C’è del vero in quel che dici, nel senso che qui c’è una tendenza costante a “sovradimensionare” tutto, da una parte, e un brutto “disincanto” dall’altra

    marco vizzardelli

  19. sgubonius aprile 26, 2012 a 9:54 pm #

    Tornando alla Tosca (dato che torno dalla Tosca, con secondo cast), bisogna dire che questa produzione è proprio uno degli esempi più lampanti di quanto di più mediocre si possa fare. Il direttore l’unica cosa che merita la presenza, senza che faccia chissà che.

  20. marco vizzardelli aprile 27, 2012 a 12:09 am #

    Eh, no! Adesso basta con le mistificazioni!
    Torno dalla Tosca secondo cast, esito della Seconda: un GIUSTO trionfo per Nicola Luisotti, autentica ragion d’essere di questa proposta (unico? Forse sì, ma chi lo ha fischiato dopo la prima è SORDO). La recita è finita con il direttore sotto una ovazione, che, mentre già i cantanti uscivano al proscenio, girava in buca fra gli orchestrali abbracciandoli uno ad uno. E dopo sono rimasti in buca ad applaudirlo: ed è giusto, perché non c’è Albrecht o altro che tenga. Così, quest’anno, non avevano ancora suonato. Sembravano indiavolati! Colori, fraseggio, SENTIMENTO ma vero!
    E’ una direzione straordinaria, per totale conoscenza dei tempi drammatici , per profusione di colori, per scansione, per fantasia nei fraseggi.

    Poi, questo avviene su tutto il resto: i limiti della compagnia di canto, l’inerte spettacolo di Bondy, o.k. C’è dentro tutto. Giusto. Ma proprio questo, il contesto difficilissimo, dà conto della spettacolosa direzione che trascina tutto ad un giusto trionfo, alla seconda. Perché il pubblico si è perfettamente resoconto che tutti questi cantanti – per buoni o meno buoni che fossero – e che tutto l’assieme, ha dato, ciascuno del suo, il massimo, per la forza trascinante di un direttore che – ebbene sì, esiste: è Nicola Luisotti – sa tutto e tutto sa rendere (questo si era già intuito in Attila, ma non si immaginavano le sottigliezze strumentali, le eleganze, la misura profusa qui) del repertorio italiano.

    Dopodiché, va bene. La Dyka ha una voce sicurissimma – la Lama è una vera lama – purtroppo non supportata da dizione, armonici (li ha poveri, sappiamo), colori, mordente della frase che le manca. Chiaro che il Vissi non è il suo momento. Ma canta male? No, anzi, bene. Antonenko è un Otello che fa Cavaradossi, uguale, un uragano di suono anche nelle Dolci Mani. Ma canta male? No. Vratogna, Scarpia: sono ottimi mezzi di base un po’ sprecati perché spinge quasi sempre e fa uno Scarpia sempre con il ghigno e la pronuncia ghignante mentre potrebbe anche sottilizzare (è molto bravo in scena, fra l’altro): ci rifletta, e non rovini la voce. Canta male? No.

    Di irrecuperabile c’è una cosa: la squallida messa in scena di Bondy, con il più brutto del centomila muri creati da Richard Peduzzi. Basta, due anni sono abbastanza: finisca al macero. Ci sono allestimenti stupendi che non vengono ripresi. Questo di Bondy può proprio sparire, senza rimpianti. In Scala ha fatto una stupenda Salome e un intelligente Idomeneo. Qui ha “toppato” clamorosamente, ed è girato – schifando ovunque – dagli Stati Uniti all’Europa.

    Ma che Isotta abbia scritto quel che ha scritto, i siti dei Cassamortai idem, non avendo orecchie e senso della musica per riconoscere questa direzione di Luisotti, dà conto dell’attendibilità di costoro. Che è nulla, ma disturbante. E bisognerà pur che smettano di nuocere: cosa vengono a teatro a fare? In qualche modo (impedirgli di esserci non si può, non considerarli si può e si deve) finiamola con le Prime della Scala “artefatte” da costoro.

    marco vizzardelli

    • masvono aprile 27, 2012 a 8:45 am #

      I Cassamortari mi sembra un nome fantastico! A volte sei geniale.

      -MV

  21. proet@barboon aprile 27, 2012 a 8:41 am #

    visto che si è parlato di Ryanair, consiglio di leggere questo:

    http://www.corriere.it/economia/12_aprile_27/paradosso-Ryanair-Porta-turisti-al-Sud-ma-evade-i-contributi_5f8b6ba4-9032-11e1-803b-373c4ae603d3.shtml

    forse si dovrebbero rifare i conti, tra contributi regionali ed evasione fiscale può darsi che venga a costare più della Scala!

    • masvono aprile 27, 2012 a 10:11 am #

      “La contribuzione in Irlanda è del 12%, in Italia mediamente del 37%”. Basta questo a capire perchè in Irlanda esiste una Ryan Air e in Italia un’Alitalia.

      -MV

  22. Gabriele Baccalini aprile 27, 2012 a 11:03 am #

    Sostanzialmente hanno già detto tutto Sgubonius e Vizzardelli.
    L’unico motivo valido per tornare a questa Tosca già (ahimé) vista l’anno scorso è la direzione di Nicola Luisotti, che a dispetto delle solite idiozie di Isotta (ma quando il Corriere si vergognerà di pubblicare simili cialtronate?) ha guidato l’orchestra e sostenuto i cantanti come meglio non si poteva.
    I cantanti inadatti però a mio avviso non cantano bene. Sono cantanti che possono cantare bene altre cose, la Tosca no.
    Ma è possibile che la Scala non sappia ingaggaire neanche un sagrestano? A questi livelli sono leciti i sospetti che ci sia qualche combine con le agenzie che vendono stock di cantanti a forfait.
    In assenza dei bovidi con le corna coi loro muggiti, è stato un gran successo per tutti, alle repliche “passa” sempre tutto. Luisotti però ha ricevuto un’accoglienza, ai rientri sul podio e alla fine, che lo ha messo giustamente al di sopra di tutti.
    Complimenti all’orchestra, che ha dimostrato di saper suonare, almeno nell’opera. Attendiamo un concerto sinfonico allo stesso livello.
    Però i capricci che hanno fatto con Wellber e le mediocri prove date anche in concerti diretti da Barenboim non testimoniano a favore di una grande professionalità (che per me significa dare sempre il meglio e non fare i dispetti al pubblico, che è alla fine quello che paga e che è il più danneggiato). Queste sono cose da asilo d’infanzia.
    Un’ultima notazione sullo spettacolo: ormai all’apertura del sipario del secondo atto si sente un mormorio, nato l’anno scorso e condiviso da gran parte degli spettatori: “Il salotto di Arcore!” al posto di Palazzo Farnese.
    Certo che se per mettere insieme quella roba si sono messi in società il Met, Monaco e la Scala, chissà cosa combinavano se si aggiungevano Vienna, Zurigo e il Covent Garden…

  23. marco vizzardelli aprile 27, 2012 a 11:39 am #

    Condivido e sottoscrivo Gabriele punto per punto, parola per parola.

    Compresa la riflessione sull’orchestra che spero la medesima
    legga nella sua interezza.

    marco vizzardelli

  24. f.f. aprile 27, 2012 a 4:39 pm #

    al signor vizzardelli.

    lei parla di ‘fior di scelta’ per la traviata gatti/tcherniakov/damrau
    Le chiedo a questo punto se ha mai visto uno spettacolo firmato tcherniakov (secondo me no) e da quanti anni non sente la damrau in teatro.

    io trovo il regista russo un folle (nel senso negativo del termine) che fa bruttissimi, ma patinati spettacoli. delle cose indegne, un pò come le tosche di luc bondy.
    quanto alla damrau, soprano di coloratura (?), non ha nè legato, nè colore, nè volume per fare violetta. alla scala si sono guardati (e giustamente) dallo scritturarla per il ratto dal serraglio, ruolo comunque alla sua portata. francamente traviata mi sembra molto più che un azzardo, direi un vero errore di distribuzione.
    e guardando la prossima stagione milanese ce ne sono parecchi di errori, come la garcia (lady macbeth), corianò (mcduff), la ciofi (oscar), ecc ecc…
    quanto a gatti…de gustibus. io lo apprezzo in alcuni titoli. certamente non gli avrei MAI commissionato una traviata. forse un simon boccanegra, un don carlo, anche un otello e persino un’aida. ma la trilogia che non a caso è detta ‘popolare’ l’avrei lasciata a qualcuno meno cerebrale e un pò più…rapido.

    in conclusione, ognuno giudica secondo i propri criteri o parametri. però ‘fior di scelta’ per una traviata che già sulla carta appare discutibile mi sembra un voler essere partigiani a tutti i costi di un teatro che sta male. e se non cominciamo a dire che lissner deve tornare a casa sua, le cose continueranno ad andar peggio.

  25. marco vizzardelli aprile 27, 2012 a 5:01 pm #

    Deduco dal suo concetto di rapidità che lei non ha ascoltato l’Otello fremente eseguito a Zurigo dalla locale orchestra diretta da Daniele Gatti. Si sarebbe ricreduto. Sulla cerebralità (ma io la chiamerei intelligenza), invece, non discordo del tutto: La Traviata non è il titolo verdiano che io stesso (che di Gatti ho la più profonda stima e ammirazione visto che firmai una petizione al riguardo) assocerei immediatamente al grande direttore milanese. Attento, però, legga l’intervista dedicata a Gatti sul numero in edicola di Classic Voice: scoprirà giudizi intressanti, su se stesso e sulla propria evoluzione d’interprete, dati dallo stesso Gatti con perfetta consapevolezza. E credo che, in tal senso, l’approccio a Traviata assuma nuovo interesse.
    Quanto a Tcherniakov, la sua è un’opinione: in Scala è passato, se non erro un suo magnifico allestimento de Il Giocatore. Certo, Traviata è altro. Ma abituarsi a registi non scontati è, le assicuro, un esercizio della mente. Altrimenti i nostri teatri lirici resteranno davvero dei musei. Personalmente ho più fastidio e noia delle Aide archeologiche mal riallestite con luci sballate, cantanti che si muovono (poco) a casaccio e cavalli che vagano in qualche modo per la scena…. quelle sono operazioni che mi infastidiscono.

    marco vizzardelli

  26. marco vizzardelli aprile 27, 2012 a 5:21 pm #

    Quanto a Damrau, non mi esprimo. So che prepara da tempo il personaggio. Ma, vivaddio, se non esistesse chi sperimenta, non avremmo avuto – per restare a tempi recenti – la Violetta di Natalie Dessay ad Aix-En-Provence, che lei, – da quanto scrive – immagino troverà aberrante, mentre io la trovo sonvolgente e sublime.

    marco vizzardelli

    Per inciso, le ricordo che, ai tempi – non avendo chi sperimentasse – non avremmo avuto la “scandalosa” Violetta di Maria Callas, la “scandalosa” Lucia di Maria Callas, perché mica si cantavano così, Lucia e Violetta, prima della Callas. Grazie al cielo la musica e l’opera sono un’arte mobile.
    E ora, via, forza: “Sì, ma Damrau o Dessay non possono cantare Violetta perché i sacri testi e i sacri principi del canto verdiano bla bla bla”. Spiacente, non me ne cale. Temo di avere differenti “prospettive” d’ascolto. Non le ritengo le uniche e ho rispetto per le sue o altre. Ma ho le mie.

  27. marco vizzardelli aprile 27, 2012 a 5:23 pm #

    “sonvolgente” era ovviamente “sconvolgente”.

    marco vizzardelli

  28. f.f. aprile 27, 2012 a 5:28 pm #

    potrei parlarle di splendidi allestimenti di sellars, vick, della warner, di pierre audi…io non sono per zeffirelli e del monaco (che pure a volte hanno avuto qualcosa da dire). semplicemente trovo tcherniakov un idiota e sellars un genio. e, mi creda, la differenza talvolta è sottile.
    quanto a gatti, concordo. ripeto, traviata per me non è roba sua. io francamente non lo vedo neppure direttore stabile alla scala (che ne dite di pappano o di kirill petrenko?), ma comunque lo stimo. quanto all’otello, purtroppo non l’ho visto, ma mi pare cantasse uno sfasciato josè cura se non erro.
    la saluto cordialmente.
    f.f.

  29. marco vizzardelli aprile 27, 2012 a 6:11 pm #

    Pappano è direttore eccellente e persona gentilissima… troppo gentile per l’ambientino scaligero-milanese. Credo che in cuor suo, dopo poco tempo, rifletterebbe sulla differenza d’accoglienza rispetto a quella (giustissima!) riservatagli a Roma dove ha fatto e fa un lavoro favoloso a Santa Cecilia. Qui tira altra e meno felice aria, purtroppo…

    Infatti, per lo stesso motivo, io che pure ho firmato quella petizione, non auguro a Gatti – per il suo bene – di venir stabilmente da queste parti, anche se personalmente ce lo vorrei.

    Petrenko (Kirill intendo, quello con la faccia da topino, non l’altro Petrenko, il biondo attivo in Inghilterra) l’ho ascoltato una volta nella vita in concerto, ne sono stato entusiasta. So che ha in ballo il progettone Tetralogia a Bayreuth (dicono abbia dato lettuire favolose di Wagner in altri contesti). Ma da qui al ruolo di stabile alla Scala, ci sono tante cose da verificare. Comunque, stando a quanto ho ascoltato dal vivo e in cd, ottimo direttore (strepitosa direzione di 2°conc. Rachmaninov con Lazic al piano)

    anch’io la saluto, continuiamo a confrontarci. Ottimo scambio di idee.

    marco vizzardelli

  30. f.f. aprile 27, 2012 a 10:08 pm #

    guardi che non trovo aberrante la traviata della dessay. o almeno non lo era fino agli ultimi recenti sviluppi. non era certo la ponselle, ma era migliore della sutherland (che io a differenza sua ritengo una delle massime interpreti della storia). ma il punto non è se io preferisca claudia muzio o maria callas. perchè entrambe sono state delle grandissime. il punto è che la damrau fa schifo in qualunque repertorio ed in qualunque titolo. una sola cosa mi è capitato di sentirle cantare bene: il flauto. e basta. e comunque nei recitativi tutto sembrava fuorchè una sovrana. ho visto un suo video su youtube in cui canta martern aller arten. beh! recitazione degna di bonde, dovrebbe essere una nobildonna e la si scambia per la sua serva. poi prese di fiato rumorose e fastidiose. dal vivo la trovo anche carente in volume. per questo trovo la damrau, come ultimamente anche la dessay, indifendibili. non perchè a priori io ami le voci del passato o perchè non ami sperimentare. ma lo si faccia con intelligenza, non ‘ad cazzum’ come fa lissner (je m’excuse avec vous, monsieur, si je parle ma langue maternelle quelques fois).

    anzi, proprio perchè, al contrario, mi piace sperimentare io farei domattina un bel contratto quadriennale al signor petrenko (faccia da topo). quando abbado e muti sono arrivati in scala mi pare non avessero ancora fatto un granchè a milano, giusto?

    saluti cordiali

  31. Marco aprile 28, 2012 a 9:56 am #

    E’ un po’ difficile fare domattina o anche il mese prossimo un contratto quadriennale alla Scala a Kirill Petrenko, visto che a partire dal 2013-2014 sarà il prossimo Generalmusikdirektor della Bayerische Staatsoper di Monaco.

    • f.f. aprile 28, 2012 a 1:58 pm #

      lo so bene. ma infatti continuiamo pure a perdere tutti i treni. che tra poco se palumbo (con tutto il rispetto) vorrà accettare la direzione della scala sarà grasso che cola.

  32. sgubonius aprile 29, 2012 a 7:51 pm #

    Luisotti è stato bravo sia nell’Attila che ora nella Tosca (dove c’è molto più da lavorare), però gridare al miracolo è eccessivo no? Ha fatto quello che deve fare un direttore che conosce Puccini (“Dammi i colori”!!). Unico difettuccio ogni tanto soverchiava i cantanti, ma per lo più darei la colpa ai cantanti (Dyka a parte) che si nascondevano. Non ha ovviamente alcun senso fischiarlo, ma questo non è nuovo.

    Detto questo ci vorrebbe comunque altro per togliere il senso di mediocrità che questa ripresa di Tosca si porta dietro. In Puccini ci vogliono anche i cantanti purtroppo…

  33. marco vizzardelli aprile 30, 2012 a 11:20 am #

    Su questo non c’è dubbio, siamo unanimi: i cantanti in questa ripresa di Tosca latitano.

    marco vizzardelli

  34. marco vizzardelli aprile 30, 2012 a 11:24 am #

    Il concetto dei treni, citato da f.f., mi sta bene. Però applicato in toto, cioé a tutto l’ambiente. Posto che Barenboim ha il limite di essere uno stabile per modo di dire, più di nome che di fatto, il rischio di perdere tutti i treni è corso, allo stesso tempo dalla direzione del Teatro alla Scala, dall’orchestra capricciosa… e anche da un pubblico che a furia di sputare su tutto e tutti, tutti farà scappare! O no?

    marco vizzardelli

    • f.f. aprile 30, 2012 a 2:25 pm #

      certamente si. il pubblico spocchioso ha la sua parte di colpe. ma non è che quando in loggione fischiano abbiano sempre torto eh…qualche volta hanno pure ragione.

  35. marco vizzardelli aprile 30, 2012 a 4:47 pm #

    Non quando si fischia qui… poi ci si sdilinquisce di estasi per certe Turandot di Genova!!

    marco vizzardelli

  36. marco vizzardelli aprile 30, 2012 a 4:53 pm #

    E’ QUEL tipo di protesta che lascia perplessi. Non mi sognerei mai di negare il diritto al dissenso. Ma quand’è costante, a senso unico e manifestamente strumentale e distruttivo (mai sentita una proposta, da certe fonti: come mai?) allora, posto che censurare non si può né si deve, direi che una sana replica si impone.
    Spero di essermi spiegato.

    marco vizzardelli

  37. sgubonius aprile 30, 2012 a 10:54 pm #

    Come in tutte le cose anche per i fischi alla fine è l’eccesso a dare problemi. In fondo tutto si riduce alla banalità di questa verità trita. Credo che a livello più generale ci sia comunque una crisi della lirica (soprattutto nella qualità del canto) che non è solo scaligera e dipende da un annacquarsi della tradizione, dall’intromissione di meccaniche da show-business e dal progressivo invecchiare del pubblico (perché credo ci sia anche una componente quasi “generazionale” nella querelle dei fischiatori delle prime, chissà). Ad un certo punto forse la mancanza di attenzioni sarebbe la soluzione migliore. Il discorso che invece potrebbe tenere banco è quello dell’orchestra, lì sì che altrove sono messi molto meglio, e, considerando che anche il repertorio sta virando verso opere più orchestrali che belcantiste, c’è parecchio da fare. Il ring di Barenboim (soprattutto con la Valchiria che aprendo la stagione è stata curata al dettaglio) credo abbia mostrato un buon livello di eccellenza in questo senso, a dimostrazione che basta lavorarci su.

  38. lavocedelloggione maggio 3, 2012 a 10:13 pm #

    RIPORTO L’ELZEVIRO DI FOLETTO pubblicato su Repubblica-Milano di oggi, 3 maggio 2012

    Quei fischi organizzati alle prime
    ANGELO FOLETTO
    Gli ultras scaligeri dell´opera. In trasferta predispongono la tripudiante pioggia di volantini tricolori per accogliere il concerto di un´orchestra statunitense perché la dirige l´ex direttore musicale scaligero. Al ritorno di Tosca in Scala, sommergono di “bu!” e immeritate insolenze un´esecuzione che il direttore (italiano) ha contribuito a rendere non priva di interesse, tutt´altro che “contro” le voci, e alleviando il sapore di iellata mediocrità che aleggiava sulla serata. Le minoranze rumorose come le vedovanze facinorose ci sono sempre state alle prime scaligere, dove qualcuno a suo tempo fischiò Carlos Kleiber in Otello e Mirella Freni in Don Carlos. Ma quel che sta avvenendo con sinistra puntualità alle prime “italiane” della Scala, che già devono fare i conti con un parco-voci non sempre ideale, è un cecchinaggio preordinato e sadomasochista, che intimidisce gli artisti e fa sembrare la stagione un filotto di fiaschi. Dalla seconda recita si rientra nella norma: applausi per chi merita, civili dissensi o gelo per gli altri. Così crescono i dubbi sulla spontaneità dei primitivi tumulti. E viene voglia di capire perché e con chi ce l´abbiano certi spettatori che alle prime trovano sempre il biglietto.

    P.S. Alla prima considerazione andrebbe aggiunto anche l’elzeviro di Isotta apparso sul Corriere del 30 aprile; se ci sono “ultras scaligeri” che si qualificano come appassionati d’opera, con non tutti i venerdì a posto, lo stesso si può dire per qualche critico musicale…

  39. Gabriele Baccalini maggio 4, 2012 a 10:23 am #

    La nota di Foletto è inquietante.
    Egli afferma infatti che i buatori professionali della Scala sono gli stessi individui, che sono andati al Festival Brescia-Bergamo a ricoprire di tripudianti volantini il maestro Muti, per l’occasione alla guida della Chicago Symphony Orchestra. Poiché i medesimi figuri buavano anche Muti alla Scala, allora forse vuol dire che lo contestavano non in quanto Riccardo Muti, ma in quanto Direttore Musicale della Scala, cioè in sostanza ce l’avevano, come ce l’hanno, con la Scala.
    Sinceramente non credo che di una simile disponibilità al sabotaggio abbia approfittato il maestro Muti, dopo esserne stato vittima, al solo fine di vendicarsi della sua non indolore uscita dal Piermarini sette anni or sono. Oltre tutto l’ultimo episodio alla Scala si è verificato ai danni di Nicola Luisotti, che fu collaboratore di Muti alla Scala e iniziò lì la sua carriera di direttore d’orchestra, anche se molto presto se ne andò con successo (San Francisco, ora anche il San Carlo di Napoli) in cerca di “lontana terra”.
    Detto per l’ennesima volta che la mamma dei cretini è sempre incinta, aggiungo che non è la prima volta che lo zelo dei sabotatori va al di là dei vantaggi e dei danni, che beneficiari e vittime ricevono dal sabotaggio.
    L’altra domanda che mi pongo è relativa alle due ultime righe di Foletto: “certi spettatori che alle prime trovano sempre il biglietto”.
    C’è un riferimento al “giro di vite” sulla vendita dei biglietti di loggione, che partirà dalla prima del Peter Grimes il 19 maggio?
    Se è così siamo fuori strada, perché avere un biglietto di loggione è più facile alle prime che non alle ultime recite, quando parecchi ritardatari rimangono fuori; inoltre il Peter Grimes, nonostante sia l’opera di Britten più rappresentata alla Scala, non si annuncia, dando un’occhiata a Internet, come un grande richiamo di massa e il 19 gennaio si prevede una coda relativamente tranquilla, soprattutto se Radio3 ne trasmetterà la diretta. E’ più probabile che succeda quello che ho detto, verificatosi persino alle ultime recite di Death in Venice, titolo molto meno frequentato del Peter Grimes.
    I buatori di cui trattasi vengono in galleria da una ventina d’anni, ma non sempre con la coda del loggione, spesso con biglietti numerati reperiti su Internet o altrove.
    Se quindi la Scala, oltre a un’operazione di tutela del decoro del teatro dalla presenza di bagarini disperati, ma insopportabili da parte del pubblico, si propone di prendere anche un altro piccione con la stessa fava, sbaglia di grosso.
    I bagarini del “giro grande” dei biglietti più costosi hanno già manifestato la loro esultanza per l’annunciato repulisti della coda del loggione, che sottoporrà il pubblico dei veri appassionati a fatiche e restrizioni supplementari. Eliminata la “barbonaja”, come la definisce il Gianni, resteranno loro i soli padroni del marciapiedi di Via Filodrammatici, una volta esauriti i posti di loggione, per la vendita delle rimanenze del bagarinaggio via agenzie..
    E la Direzione della Scala sa benissimo quali sono le fonti di approvvigionamento di ingenti quantitativi di biglietti da parte dei bagarini collegati alle agenzie: in fondo, per fare il “sold out”, fanno comodo anche loro; non importa se taglieggiano soprattutto i turisti e dividono gli utili con chi li ha riforniti di biglietti.

  40. marco vizzardelli maggio 4, 2012 a 1:36 pm #

    Purtuttavia, Gabriele, lo scritto di Foletto è – come tu stesso riconosci – inquietante. Angelo Foletto è uno che pesa le parole una da una. Se ha ritenuto di usare quelle che ha usato, sono portato a pensare che ci siano delle motivazioni.

    Che la situazione in atto alle prime della Scala sia fortemente anomala (“fa sembrare la stagione un filotto di fischi”) mi pare un dato di fatto.

    marco vizzardelli

    p.s. Niente di più probabile che, per la legge del compenso, segua a breve, con qualunque pretesto (l’imminente Attila, o altro) su La Repubblica stessa o magari Corriere, paginona-intervista di Leonetta B. o Valerio C. con il Divino Maesctro. Normalmente, e da molti anni, le cose vanno così.

  41. marco vizzardelli maggio 4, 2012 a 2:05 pm #

    Purtuttavia, Gabriele, lo scritto di Foletto è – come tu stesso riconosci – inquietante. Angelo Foletto è uno che pesa le parole una ad una. Se ha ritenuto di usare quelle che ha usato, sono portato a pensare che ci siano delle motivazioni.

    Che la situazione in atto alle prime della Scala sia fortemente anomala (“fa sembrare la stagione un filotto di fischi”) mi pare un dato di fatto.

    marco vizzardelli

    p.s. Niente di più probabile che, per la legge del compenso, segua a breve, con qualunque pretesto (l’imminente Attila, o altro) su La Repubblica stessa o magari Corriere, paginona-intervista di Leonetta B. o Valerio C. con il Divino Maesctro. Normalmente, e da molti anni, le cose vanno così.

    • angelof maggio 4, 2012 a 3:45 pm #

      …solo per evitare equivoci.
      Non volevo affatto stabilire un rapporto diretto tra lanciatori di volantini tricolori e buatori delle prime, né evocare congiure trasversali, ma soltanto accostare due modi eccessivi, e casualmente quasi concomitanti, di ‘partecipazione’ musicale.

  42. marco vizzardelli maggio 4, 2012 a 4:16 pm #

    Ma sì, tranquilli tutti. Tanto adesso arriva Attila e c’è il paginone-intervista di gloria patria sull’italianità, la musica bistrattata nel nostro Paese, l’eleganza mozartiana (?) dell’Attila medesmo, l’Opera di Roma quant’èbbella quant’èmmigliorata e le vie di Chicago imbandierate a festa….

    marco vizzardelli

  43. Ulisse maggio 4, 2012 a 4:51 pm #

    Scusa, Gabriele, ma che cosa cambierà nelle file per i posti in loggione? Io non ne so nulla! Potresti spiegare in maniera esauriente?

    Grazie.

    Ulisse

  44. masvono maggio 4, 2012 a 5:47 pm #

    Vizzardelli è ossessionato da Muti. Fermatelo!!

    -MV

  45. marco vizzardelli maggio 4, 2012 a 5:57 pm #

    Vono è ossessionato dagli abbonamenti. Si abbona a tutto. Fermatelo!

    ih,ih

    Il povero Vono, afflitto per l’assenza (lo sono anch’io) di Pretre da Santa Cecilia, si consolerà spendendo alcune migliaia di euro in abbonamenti e abbonamentini varii a TUTTE le stagioni scaligere, sulle quali poi sputerà. Uno strano personaggio, questo Vono.

    marco vizzardelli

  46. VS maggio 5, 2012 a 1:17 pm #

    Scusate se cambio argomento, ma non so come trovare il biglietto per LUPU al conservatorio mercoledi prossimo,. qualcuno di voi sa gentilmente dirmi se e come e’ possibile comprare il biglietto? sara’ al conservatorio, per la societ’ dei concerti, ma sul loro sito si parla solo della stagione futura, e su vivaticket non lo trovo.. GRAZIE!

  47. VS maggio 5, 2012 a 2:12 pm #

    direste anche a me cosa sara’ il @giro di vite@ per la vendita dei biglietti di loggione? cosa succedera’? dove si trovano notizie?
    grazie

  48. gargantua maggio 6, 2012 a 5:48 am #

    Anch’io sarei curioso di conoscere le novità alle quali si riferisce Baccalini per la vendita dei biglietti di loggione.

  49. sgubonius maggio 6, 2012 a 6:21 pm #

    Baccalini non ha torto nell’evidenziare che alla Scala tutto sommato la fila del loggione non sta particolarmente a cuore (appena possono riducono il totale dei posti, ultimamente per mettere le telecamere e i riflettori tipo!), d’altro canto non penso si sognino di eliminarla. Diciamo pure che un po’ di “pepe” fischiatorio aumenta l’interesse riguardo le prime rappresentazioni, fa parlare i giornali, insomma non guasta neanche così tanto. Sono i miracoli da dialettica hegeliana.

    Basti pensare quanto stiamo parlando di questa Tosca che meriterebbe tre commenti in croce.

  50. Marco maggio 7, 2012 a 4:15 am #

    L’isterismo e la paranoia, che vedono complotti e oscure manovre sempre e dovunque, la fanno da padrone nel pubblico della Scala, con la luminosa eccezione di qualcuno, Gabriele Baccalini, che riesce a mantenere la fiducia nella ragione e la pratica di quest’ultima. Purtroppo le eccezioni rimangono eccezioni e non influiscono sul comportamento di un pubblico che sia nei plauditori che nei fischiatori sembra aver perso completamente la trebisonda, come dicono a Milano. Tant’è che mi sembra che l’unica parte sana del teatro sia costituita dai turisti, che, almeno loro, paiono non andare a teatro con la mente ingombra dai ferrivecchi di improbabili vedovanze, negazione della realtà, rimpianto di ciò che non c’è mai stato. Che la passione equivalga alla stupidità? Che la competenza, ingombrando la mente con troppi ascolti e troppi confronti, si rovesci nel suo contrario? C’est possible; già il vecchio Platone pensava che quando la sfera dei desideri è sregolata e non obbedisce alle esigenze della ragione lo scatafascio universale è dietro l’angolo. A questo proposito segnalo l’esito assolutamente straordinario del “Cavaliere della Rosa” fiorentino, con una parte spettacolare tanto sobria quanto piena di poesia e una protagonista (Angela Denoke) certamente unica nel panorama odierno per presenza scenica (è bellissima), proiezione vocale (la sua voce corre nell’acustica ingrata del Comunale che è una meraviglia), originalità interpretativa (il cinismo di chi sa come anche il più ardente amore adolescenziale sia destinato a sgretolarsi nel prosaico andazzo del quotidiano e al contempo la malinconia di chi non riesce a rassegnarsi al fatto che l’esaltazione della passione sia un breve intervallo fra oceani di noia, in cui si aspetta un marito che va a caccia ai confini dell’Impero). Su tutto la superba direzione di Zubin Mehta. Il quale, dopo una stagione non troppo felice, da qualche anno sembra aver ritrovato lo slancio di una giovinezza piena di meravigliose promesse. Intanto non fa che debuttare. La “Frau ohne Schatten”, l'”Affare Makropoulos”, il “Rosenkavalier”, fra poco la “Medea” di Cherubini a Valencia, l’anno prossimo il “Parsifal” a Firenze. E poi ha raggiunto la capacità sublime, propria della vecchiaia, di esercitare l’arte nascondendola. Non c’è esibizione. Non c’è forte nulla di troppo forte, non c’è un pianissimo artefatto e decadente. La trasparenza è assoluta, le parti secondarie emergono mirabilmente dal tessuto complesso della scrittura straussiana; i cantanti sono assecondati come meglio non si potrebbe. Una prova al livello di quella di Clemens Krauss. L’orchestra è assolutamente al livello delle migliori compagini europee. E poi Mehta è potuto stare qui cinquanta anni, con risultati alterni, con altri direttori stabili, senza che a nessuno venisse in mente di proporre aut aut tanto ridicoli quanto nocivi. Se si pensa che noi fiorentini siamo considerati il massimo della litigiosità, viene quasi da sorridere…
    Marco Ninci

  51. Marco maggio 7, 2012 a 6:01 am #

    La situazione scaligera è anche abbastanza comica. I plauditori individuano nei fischiatori (alias “grisini) una specie di centrale del dissenso. I fischiatori dal canto loro individuano nei plauditori un partito che si batte in difesa dell’esistente, la centrale del consenso. Si fronteggiano così due “spectre”, che si differenziano dal loro modello unicamente nel fatto che non sono segrete; e tengono così tanto alla mancanza di segretezza che arrivano a picchiarsi sotto il loggiato della Scala. E ognuna di loro si crede James Bond, che lotta per la salvezza del mondo. Ma mentre a Sean Connery ogni tanto scappava un sorriso (necessario per le sue conquiste femminili, una donna non si seduce soltanto con l’eroismo), queste due società si assomigliano terribilmente per la loro assoluta mancanza di senso dell’umorismo.
    Marco Ninci

    • masvono maggio 7, 2012 a 10:02 am #

      “Tant’è che mi sembra che l’unica parte sana del teatro sia costituita dai turisti, che, almeno loro, paiono non andare a teatro con la mente ingombra dai ferrivecchi di improbabili vedovanze, negazione della realtà, rimpianto di ciò che non c’è mai stato. Che la passione equivalga alla stupidità?”

      Sì. Sono perfettamente d’accordo. E i turisti hanno *ragione*. L’ho detto e ripetuto più volte. Ciò che si scrive su questo blog, ma anche su altri, è interessante per un’infinitesima parte degli spettatori dei teatri d’opera che sono un’infinitesima parte dell’umanità. Quindi, dato che i conti li si fa non con gli infinitesimi, ma con le unità, il teatro orientato al turismo è l’unico sostenibile.
      Ciao

      -MV

  52. Gabriele Baccalini maggio 7, 2012 a 10:41 am #

    Non posso entrare nei dettagli, perché non sono in possesso del testo del nuovo regolamento in via di emanazione. Posso solo confermare che dalla prima del Peter Grimes (19 maggio) occorrerà esibire il documento di identità alla formazione della lista e all’acquisto del biglietto, sul quale sarà stampato nome e cognome di ogni spettatore.
    Il biglietto sarà usufruibile solo da chi ha fatto materialmente tutta la trafila e le maschere potranno controllare, non so se a tappeto o a campione, la corrispondenza del biglietto al suo titolare, allontanandolo se manca la coincidenza, fatto salvo rimborso del biglietto.
    Naturalmente tutto ciò riguarda i loggionisti e non certo gli abbonati in platea, che penso potranno continuare a cedere le loro tessere ad amici e parenti quando non possono andare o l’opera non gli interessa.
    Il tutto vorrebbe dimostrare l’inflessibilità della Scala nella lotta al bagarinaggio, ma come ho già scritto i grandi bagarini si fregano le mani per il presumibile allontanamento della pattuglia di disperati che si infilano nella coda di Via Filodrammatici. I grossi invece potranno arrivarci con comodo con le rimanenze dei biglietti accaparrati su Internet o altrove.
    Io ho il sospetto che il vero obiettivo dell’operazione sia il Cesarino Valpolicella, che ammorba le file e la biglietteria con i suoi olezzi e la notte dorme nel portico sotto i cartoni.
    Pare che siano arrivate numerose lettere di protesta alla Direzione e quindi, sempre con l’occhio al 2015, la Scala si vuole dare una “ripulita” presso il suo pubblico più ambito, e cioè i turisti.
    Ma per eliminare i bivacchi davanti alla Sovrintendenza della Scala non basterebbe che il Presidente della Fondazione, il Sindaco Pisapia, mandasse qualche pattuglia di vigili urbani, che in caso di etilismo acuto di qualcuno dei presenti, provvisti di maschere antigas, potrebbero prelevarlo e trasportarlo in ospedale, dove con un TSO disintossicante lo toglierebbero dai piedi almeno per un po’ di giorni? Mi sembra che il nuovo sistema equivalga ad ammazzare le formiche con le bombe atomiche…

    • Ulisse maggio 7, 2012 a 1:58 pm #

      Grazie della risposta.

      Il sindaco, poverino, è tanto una brava persona, ma niente di più, proprio niente di più.

      Ulisse

  53. domanda maggio 7, 2012 a 2:52 pm #

    cioè Cesarino dorme col suo olezzo sul marciapiede e la gente protesta con la direzione del teatro?????
    alla prima di quest’anno era davvero insopportabile, tant’è che l’Accordo ha fatto un’eccezione e l’ha fatto segnare prima per allontanarlo dalla lista. Ma sono i loggionisti in coda a dover protestare, non i passanti!

    • masvono maggio 7, 2012 a 6:58 pm #

      In epoca lontana l’ho ospitato per una notte nella mia macchina. non puzzava. non più di tanti pendolari a fine giornata sui treni nella tratta Firenze Foligno.

      -MV

  54. vivailgianni maggio 7, 2012 a 8:49 pm #

    alla fila per la prima di quest’anno puzzava piu dell’auto del gianni dopo che i cani ci hanno passato un intero Parsifal con i finestrini chiusi

  55. proet@barboon maggio 7, 2012 a 9:13 pm #

    speravo fosse stato preso l’unico provvedimento sensato, vale a dire l’abolizione della pratica vessatoria delle file così come viene gestita dall’Accordo.
    invece di male in peggio, non solo vessati ma anche identificati.
    e tutto per colpa di un collega (che non ho capito se è un melomane o un bagarino…)!

    • domanda maggio 8, 2012 a 9:21 am #

      cioè? cosa è successo? quale è stato l’accadimento scatenante?

  56. marco vizzardelli maggio 8, 2012 a 11:38 am #

    Scusate, se si discute di metodi di coda e di ingresso il discorso è interessante e ha un senso, invece l’ultimo argomento trattato mi pare di infimo gusto, nei riguardi della persona e per il modo.

    marco vizzardelli

    • masvono maggio 8, 2012 a 11:43 am #

      ecco, Vizzardelli…si prenda un bel BBBBUUUUUUURRRRRPPPPP nelle orecchie..

      -MV

      • lavocedelloggione maggio 8, 2012 a 11:56 am #

        Scusate tutti, pensavo di esercitare la censura su quanto scritto su Cesarino, giusto per una questione di difesa della dignità umana, prima che il discorso, di commento in commento, degeneri; ho pensato poi che i dati obiettivi non si possono nascondere e quindi non ho tolto nulla, ma vi prego di mantenere la discussione nei limiti della civiltà e anche dell’umana pietà se possibile.

  57. Gabriele Baccalini maggio 8, 2012 a 12:44 pm #

    Max, mi pare che la soluzione migliore sia che ti porti sempre il personaggio in questione nel tuo palco, così la facciamo finita una volta per tutte.

    • masvono maggio 8, 2012 a 1:08 pm #

      Ma io non ho un palco. Lo porto sicuramente in galleria. Si siede tra te e Vizzardelli.

      -MV

  58. lavocedelloggione maggio 8, 2012 a 1:12 pm #

    RAGAZZI, svegliatevi, invece di pensare al Cesarino, pensate invece alla portata di quello che sta per accadere: controllo capillare del loggionista di modo che io, ad esempio, non potrò fare la coda per mia madre 95enne e via libera ai grossi calibri che i biglietti se li procurano in altro modo! E con questo la Scala strombazzerà ai 4 venti di aver fatto finalmente pulizia dei bagarini! Un lavoro enorme di prendere i nomi e scriverli sul biglietto, da quel che ho capito, per un “giro d’affari” minimo, dove il marcio sta altrove!!!
    MA RIBELLATEVI e, aggiungo, nonostante sia un membro fondatore dell’Accordo, protestate con l’Accordo che non difende i loggionisti. Lo scopo dell’associazione era quello di proteggere i loggionisti e di regolarne l’accesso ai posti ex in piedi di loggione, non di avallare la loro vessazione, oltretutto per un fine che non ha molto senso! Non devono accettare questo dictat dalla Scala, meglio dire che a questa stregua non si fa più il servizio code!! ! E come minimo la legge dovrebbe essere uguale per tutti, almeno questo, quindi anche tutti gli altri biglietti e abbonamenti dovrebbero tassativamente essere usati dall’intestatario! Se poi penso che hanno immaginato tutto ciò solo per eliminare Cesarino, è come buttare la bomba atomica per togliere di mezzo un nemico

    • masvono maggio 8, 2012 a 1:17 pm #

      Mah, non so…fate un sit-in di tutti i loggionisti, compreso Cesarino, davanti all’ufficio del presidente della Fondazione, avv. Giuliano Pisapia.

      -MV

    • masvono maggio 8, 2012 a 1:20 pm #

      Ma come fa un abbonamento ad essere usato solo dall’intestatario? Sono intestatario di due abbonamenti per lo stesso turno. Che faccio? Mi duplico?

      -MV

  59. lavocedelloggione maggio 8, 2012 a 1:17 pm #

    …volevo dire: …per togliere di mezzo un solo nemico.
    Infine trovo che spesso siano molto più disturbanti e petulanti alcuni loggionisti che ogni sera aspettano l’uscita degli artisti per farsi firmare locandine e quant’altro e si comportano come se la Scala fosse casa loro, salutando tutti (caro qui e caro là) come se fossero amici d’infanzia, dall’ultimo arrivato degli orchestrali fino al direttore scaligero, che una volta, a ragione, li ha trattati male! Attilia

  60. vivailgianni maggio 8, 2012 a 10:07 pm #

    io ho sempre sostenuto che l’unico modo per risolvere i problemi della coda scaligera sia quella di fare come in tutti gli altri teatri: la coda fisica, cioe’ con presenza fisica in coda dell’acquirente il biglietto. Credo che la coda durerebbe meno (la pipi’ la fanno tutti? mangiare devono tutti?) e finiremmo questa farsa degli appelli, e dover spiegare a chi e’ nuovo come mai -pur essendo da solo in via filodrammatici a parte l’incaricato con la lista (che sia dell’accordo o l’agenda di Gianni cambia poco) – “mi spiace ma sei 345esimo”.
    Mi hanno sempre preso per pazzo dicendo che la lista ci vuole.

  61. Gabriele Baccalini maggio 9, 2012 a 12:41 pm #

    Sì, la coda fisica, e agli over ’70 come me cosa proponi, un maxischermo alla Baggina?

  62. marco vizzardelli maggio 9, 2012 a 2:34 pm #

    Ma è possibile che in tutti i teatri lirici di tutto il mondo (a Vienna quasi tutti i giorni dell’anno) la coda si faccia normalmente, senza eterne complicazioni? Un classico caso di milanesità. Qua anche fare la pipì richiede discussione e complicazioni: che brutta razza, siamo, noi milanesi!

    marco vizzardelli

  63. vig maggio 9, 2012 a 11:49 pm #

    perche’ i 70enni all’estero come fanno? quindi la lista e gli appelli e le contromarche e i controappelli, le liste ufficiose e ufficiali vi sembrano una cosa normale??? solo qui!!!

  64. Gabriele Baccalini maggio 10, 2012 a 10:32 am #

    Se dipendesse da me l’Accordo disdirebbe la convenzione con la Scala e poi le code ve le gestite voi, sapientoni.

    • gargantua maggio 10, 2012 a 2:14 pm #

      E se quei posti fossero messi in vendita su internet,uno per codice fiscale,per tutte le recite,nominativi e controllati casualmente all’ingresso?

  65. Gabriele Baccalini maggio 10, 2012 a 3:06 pm #

    Certo, Gargantua, che succederebbe quello che dici.
    Se ci riesci, mettilo nella zucca di quei sapientoni delle code, che inneggiano al Gianni e sfottono i settantenni (con venti anni di esperienza di gestione delle code). Ma già, loro hanno la scienza infusa.
    A loro uno scherzo del genere starebbe proprio bene.

    • masvono maggio 10, 2012 a 3:17 pm #

      Per eliminare il problema coda basta eliminare La Scala come luogo fisico. Non mi risulta che nell’esilio arcimboldiano ci siano stati problemi. Un luogo acusticamente scadente e artisticamente mediocre. Lo cancellerei se potessi!

      -MV

      • masvono maggio 10, 2012 a 3:19 pm #

        L’unico teatro al mondo ad avere una biglietteria nei sotterranei di una metropolitana. Un vero luogo losco per losche manovre..

        -MV

  66. proet@barboon maggio 11, 2012 a 2:19 pm #

    Baccalini, questa delle file è davvero una debolezza che non cessa di stupirmi in una persona di grande cultura e sensibilità quale lei è, cosa che tutti possono verificare nei suoi commenti su qualsiasi altro argomento.
    mi fa piacere vedere che il nuovo blog ospita nuovi interlocutori e che molti di loro sottolineano l’assurdità del metodo attuale di gestione delle file.
    ma davvero non crede che il pubblico interessato a entrare alla Scala abbia la maturità e la buona educazione di fare una normalissima fila, come se ne fanno alle poste, con numerino e display?
    se così non fosse è evidente che questo sistema è creato apposta per chi DEVE essere presente a tutti i costi alla recita e non tollera di poter essere superato da qualcun altro in un normale avvicendamento del pubblico, di tutte le età, che farebbe solo bene a un teatro che qui dentro tutti dichiarano essere diventato, al pari dell’Arena di Verona, esclusivamente per turisti.
    non crede che magari, passato un primo momento di sbandamento con qualche intervento dei vigili urbani, poi le cose andrebbero comunque meglio a costo di qualche rinuncia da parte degli “habituées”?
    che poi non vi siete stufati di risentire per l’ennesima volta un repertorio che voi conoscete a memoria e la maggior parte dei cittadini, milanesi e non, invece non ha mai avuto l’opportunità di ascoltare?
    non crede che l’abolizione degli appelli e di tutto il resto possa portare a un piccolo miglioramento nella vita culturale milanese e in generale un avanzamento del grado di civiltà e buona educazione dei cittadini?
    mi pare che le testimonianze in senso contrario – solo quelle che leggo su questo blog giacché io nemmeno più mi avvicino alla coda – bastino e avanzino per giustificare un’iniziativa del genere, quella sì meritevole di una raccolta di firme per sostenerla.

    • masvono maggio 11, 2012 a 2:45 pm #

      Barboon:
      1. la Scala è sempre stata *per turisti*. Infatti quando il teatro se ne andò agli Arcimboldi mi pare che non ci furono problemi di ingresso. Anche gli habituès spesso sono turisti. Agli Arcimboldi non andavano.

      2. L’Accordo esiste da una ventina d’anni. Prima *non esisteva*. Non mi pare che vent’anni fa fosse più facile entrare rispetto ad ora. Non c’erano le file fisiche, c’erano le liste *del Gianni*, nessuno metteva in discussione i venti, trenta, quaranta nomi fantasma. Nessuno dei turisti e pochi degli habituès.

      3. Dato che ho iniziato personalmente più di una volta la lista prima della fondazione dell’Accordo, magari arrivando alle 2 o alle 3 di notte, non credo che sia molto difficile per lei fare lo stesso. Arrivi alle tre di notte, pianti una tenda e entri alla Scala. Ma la avverto: ciascuno trova *molto comodo* che arrivi qualcun altro a prendere in nota il suo nome e dandole la “libera uscita” per una decina di ore, Sa…chi va via perde il posto all’osteria.

      4. Glielo ripeto: *prima dell’Accordo lei andava alla Scala? Se sì le stava bene il sistema? Se no cosa non le andava bene?*

      5. La faccenda di questi ingressi mi lascia completamente indifferente, questo è bene che lo sappia. Piuttosto che stare in piedi, vedere pochissimo ed ascoltare ancora meno rinuncio al concerto e all’opera. A titolo completamente personale i posti in piedi li potrebbero anche eliminare, vendere su internet, regalare ai bagarini. Non mi interessa. Mi interessa la sua ricetta e, possibilmente, vedergliela mettere in pratica.

      Saluti

      -MV

  67. masvono maggio 11, 2012 a 2:53 pm #

    In ogni caso non riesco, francamente, a vedere alcun interesse da parte dell’Accordo a “gestire delle file”. Non so chi sia il presidente attuale dell’associazione, ma assolutamente concordo con Baccalini che, se fossi ancora in qualche modo stakeholder dell’associazione propenderei assolutamente per il *non rinnovo* della convenzione con La Scala e lascerei *il maturo pubblico dei Barboon* davanti alla porta ad organizzarsi.

    Non mi perderei lo spettacolo per niente al mondo!

    -MV

  68. marco vizzardelli maggio 11, 2012 a 5:04 pm #

    Segnalo il concerto dell’Orchestra Verdi di stasera e domenica, da me ascoltato ieri. Si tratta, probabilmente, della miglior prova fornita dalla Zhang Xian da quando è direttore stabile della Verdi. E accade su un “testo” dei più insidiosi. L’Eroica di Beethoven. La Xian apre la serata con una esecuzione della Sinfonia nr 2 Piccola Russia di Ciaikovsky efficace ma in linea con la solita impostazione “americana” della musicista cinese: un Ciaikovsky sgargiante, muscolare (non sempre, peraltro: la marcia del secondo movimento ha un andamentop soffuso e ipnotico, molto bella), comunque legittima e ben resa dai sicuri orchestrali della Verdi.
    A questo punto ci si aspetterebbe anche un’Eroica muscolare, tanto più che la Xian adotta l’orchestrazione di Mahler. Invece, sorpresa: l’interprete dimostra di aver pensato a fondo la propria lettura, proprio attraverso la strumentazione mahleriana (che i legni in particolare evidenza) dà vita ad un’Eroica originalissima, capillare nella concertazione e inaspettatamente leggera nella ricerca continua di trasparenze. Se ne giova tutta la sinfonia, tenuta su tempi complessivamente comodi ma estremamente flessibili: intensissima, quasi stilizzata la marcia funebre, elegantissimo lo scherzo nel cui trio la Xian chiede e ottiene dai corni un suono “coperto”, quasi velato. Magnifico, nel finale, il gioco continuo del legni cdh vengonio portati in rilievo: tutti bravissimi ma si deve una menzione particolare al formidabile clarinetto Fausto Ghiazza, visibilmente avvinto (ampi cenni di assenso) dall’efficace originalità della lettura e addirittura acrobatico nelle sortite, assieme a tutta la sua sezione, e all’intera orchestra. A fine concerto, fuori dall’auditorium ho parlato con uno dei “violini”. Mi ha confermato l’originalità della lettura: la Xian ha scelto l’orchestrazione Mahler ma non ne ha imposto aagli archi le arcate, il che può anche non essere del tutto ortodosso ma (unita ad un organico non elefantiaco quale quello usato alla Scala da Baremboim nel suo ciclo) è la probabile chiave attraverso la quale la “pesante” orchestrazione mahleriana è approdata ad una inaspettata leggerezza. In sintesi un’Eroica fresca, non scontata, per certi versi “inedita” ma coerente nell’esito e decisamente appassionante all’ascolto.

    marco vizzardelli

  69. marco vizzardelli maggio 11, 2012 a 5:18 pm #

    Segnalo il concerto dell’Orchestra Verdi di stasera e domenica, da me ascoltato ieri. Si tratta, probabilmente, della miglior prova fornita dalla Zhang Xian da quando è direttore stabile della Verdi. E accade su un “testo” dei più insidiosi. L’Eroica di Beethoven. La Xian apre la serata con una esecuzione della Sinfonia nr 2 Piccola Russia di Ciaikovsky efficace ma in linea con la solita impostazione “americana” della musicista cinese: un Ciaikovsky sgargiante, muscolare (non sempre, peraltro: la marcia del secondo movimento ha un andamento soffuso e ipnotico, molto bella), comunque legittima e ben resa dai sicuri orchestrali della Verdi.
    A questo punto ci si aspetterebbe anche un’Eroica muscolare, tanto più che la Xian adotta l’orchestrazione di Mahler. Invece, sorpresa: l’interprete dimostra di aver pensato a fondo la propria lettura, proprio attraverso la strumentazione mahleriana (che ha i legni in particolare evidenza) dà vita ad un’Eroica originalissima, capillare nella concertazione e inaspettatamente leggera nella ricerca continua di trasparenze. Se ne giova tutta la sinfonia, tenuta su tempi complessivamente comodi ma estremamente flessibili: intensissima, quasi stilizzata la marcia funebre, elegantissimo lo scherzo nel cui trio la Xian chiede e ottiene dai corni un suono “coperto”, quasi velato. Magnifico, nel finale, il gioco continuo del legni che vengonio portati in rilievo: tutti bravissimi ma si deve una menzione particolare al formidabile clarinetto Fausto Ghiazza, visibilmente avvinto (ampi cenni di assenso) dall’efficace originalità della lettura e addirittura acrobatico nelle sortite, assieme a tutta la sua sezione, e all’intera orchestra. A fine concerto, fuori dall’auditorium ho parlato con uno dei “violini”. Mi ha confermato l’originalità della lettura: la Xian ha scelto l’orchestrazione Mahler ma non ne ha imposto agli archi le arcate, il che può anche non essere del tutto ortodosso ma (unita ad un organico non elefantiaco quale quello usato alla Scala da Baremboim nel suo ciclo) è la probabile chiave attraverso la quale la “pesante” orchestrazione mahleriana è approdata ad una inaspettata leggerezza. Mi ha detto (ma già si vedeva guardandoli) che si sono estremamente divertiti a suonarla: e il tutto “passava ” decisamente al pubblico. In sintesi un’Eroica fresca, non scontata, per certi versi “inedita” ma coerente nell’esito e decisamente appassionante all’ascolto.

    marco vizzardelli

  70. domanda maggio 14, 2012 a 8:48 am #

    settantenne con ventennale esperienza di gestione coda…. cos’è uno skill da mettere sul curriculum????

  71. Gabriele Baccalini maggio 14, 2012 a 9:57 am #

    Ringrazio Masvono, che mi esime dal dilungarmi nel rispondere a Proeta, che evidentemente è un fautore delle code “fisiche”.
    Concordo con Masvono che sarebbe divertente stare a vedere la “maturità” e la “buona educazione” della coda autogestita dagli spettatori, di cui Proeta è convinto. Io ricordo bene cosa succedeva prima del 1993 e penso che il civismo del pubblico da allora sia precipitato molto in basso..
    Ai vari “Domanda”, “Vig”, cioè a coloro che sfottono al riparo dell’anonimato, non rispondo nemmeno.
    Per quanto mi riguarda personalmente, se a qualcuno interessa saperlo, dal 19 maggio, quando entrerà in vigore il nuovo regolamento della Scala, non gestirò più le code.
    Quando ho fondato l’Accordo insieme ad Attilia, Max Vono e altri 12 soci fondatori, il regolamento lo scriveva l’Accordo ed era un regolamento dell’Accordo, ratificato dalla Scala.
    Adesso invece ci sono gli “ordini di serivzio” della Direzione della Scala. Gli ordini di servizio valgono per i dipendenti stipendiati. Se mi danno uno stipendio, visti i tempi di magra, non escludo di tornare a gestire le code. A fare il galoppino gratis non ci vado.

    • lavocedelloggione maggio 14, 2012 a 10:37 am #

      Bravo Bacca, approvo totalmente! Che peccato, mi sembra tutto un po’ triste, rispetto ai tempi in cui queste cose le facevamo con l’entusiasmo di chi era convinto di fare una cosa utile e gradita agli appassionati! In effetti prendere ordini – e per di più così insensati – dalla Scala non è certo una bella evoluzione per l’Accordo! Attilia

  72. domanda maggio 14, 2012 a 11:51 am #

    ma cosa c’entra l’anonimato? se io mi chiamo Francesco o Luigi, cambia poco, ho detto perchè trovo assurdo gli appelli e la lista, ed il fatto che sono un unicum non italiano, ma scaligero. Se ho “sfottuto” e offeso qualcuno chiedo scusa, non era mia intenzione.
    Dico solo che se ci sono problemi di altra natura nella gestione della coda fisica allora dovrà intervenire chi di dovere (le autorità in caso di disordine pubblico, la guardia di finanza perchè i bagarini non emettono fattura per i loro servizi, etc), ma di sicuro la soluzione non deve passare attraverso un sistema complicato e farraginoso che esiste solo qui!
    Visto che voi siete viaggiatori ed itineranti, mi dite come fanno all’estero? quali sono le caratteristiche che rendono il caso scala particolare e irrisolvibile senza lista?
    SIA CHIARO: anche a me il Gianni faceva comodo, lui stava li in via filodrammatici a fare la coda per tutti mentre io me ne vado a casa al caldo e mi presento solo agli appelli!
    Mi dite dove posso leggere qualcosa in merito al NUOVO REGOLAMENTO del 19 maggio che tutti citate?

  73. Gabriele Baccalini maggio 14, 2012 a 12:22 pm #

    Io quello che so l’ho già scritto.
    Informati dal Gianni, con il quali mi pare tu abbia rapporti cordiali, anche se evidentemente le code del Gianni ante 1993 o non le hai fatte o non te le ricordi, con gli appelli alla 1 e alle 4 del mattino..

  74. Marco maggio 14, 2012 a 1:10 pm #

    Il nuovo regolamento è pubblicato nel sito della Scala alla pag. “Biglietti e tariffe”.

  75. domanda maggio 14, 2012 a 1:14 pm #

    grazie
    per motivi anagrafici ho iniziato appunto a frequentare le code a partire dal 1994, e non credo di dovermi sentire in colpa per questo. Ho solo fatto una domanda, e non posso avere risposta poichè “prima non c’ero”…Qualche appello notturno l’ho fatto anche io.

    Io continuo a sostenere che il sistema degli appelli è bacato in nuce, sia che lo faccia gianni (tollerato da tutti, teatro e accordo inclusi), sia che lo faccia l’accordo. Il problema non è che ci sia un appello di notte tardi, ma il fatto che qualcuno ritenga che per vendere i biglietti si debbano fare gli appelli!

    Con il gianni ho rapporti cordiali che si esauriscono nell’arco della coda, lui è sempre stato gentile e rispettoso con me, e io sempre con lui. Mi devo sentire in colpa anche per questo?
    Per quanto riguarda il nuovo regolamento: se l’ho inteso bene, a me non cambia nulla. Non ho mai mandato nessuno, nè comprato il biglietto di nessun altro.

  76. masvono maggio 14, 2012 a 7:51 pm #

    Domanda, altrove il problema non si pone. Qui si pone. E’ un dato di fatto. Si pone solo QUI, alla Scala, solo in quanto Scala LUOGO FISICO. Se i complessi della Scala suonassero in C.so San Gottardo non si porrebbe nessun problema. E’ un problema SOLO della Scala. Non del Musikverein, non del Metropolitan, non della Carnegie Hall, nemmeno di Salisburgo o di Bayreuth.

    Ora quando si presenta un problema è prendere atto che ci sia.
    Dagli ultimi interventi di Gabriele Baccalini e Attilia mi sembra di capire che l’Accordo sia considerato alla stregua di una “barbonaglia” a cui dare ordini (da parte del Teatro).

    Non capisco che cosa aspetti il consiglio direttivo dell’Accordo a salire da Lissner e *stracciargli* in faccia la convenzione.

    Lasciate quel miserando teatro fallito a gestire i suoi miserandi biglietti.

    -MV

    • masvono maggio 14, 2012 a 7:51 pm #

      p.s. Se volete salgo io da Lissner a stracciargli in faccia la convenzione…

      -MV

  77. proet@barboon maggio 14, 2012 a 9:28 pm #

    Baccalini, la ringrazio della risposta e le segnalo che siamo nel 2012.
    Consiglio vivamente a lei e agli altri dell’Accordo di rifiutarvi di fare quello che la Scala vi chiede (praticamente una specie di operazione di identificazione che non credo sia praticabile da altri che la forza pubblica o al limite dai controllori dei tram e dei treni ma solo in caso di un utente senza biglietto) e di conseguenza sospendere la convenzione.
    Credo che potrà essere solo una liberazione e, come avrà sentito dal Ministro dell’Interno proprio oggi, sono ben altri i problemi di ordine pubblico nel nostro paese, cosa vuole che siano due loggionisti che si azzuffano per conquistare il loro diritto a buare “a priori”!

  78. proet@barboon maggio 14, 2012 a 9:31 pm #

    Dimenticavo, c’è anche la “tessera del tifoso” che credo sia una sorta di identificazione ai fini di una prevenzione dei disordini.
    Forse potreste pensare a qualcosa del genere, “la tessera del loggionista”, visto che spesso le modalità della vostra fruizione (non è il suo caso, per carità!) non sono molto diverse da quelle degli ultras dal football…

    🙂

  79. sgubonius maggio 15, 2012 a 1:14 am #

    Un tantino una tempesta in una tazza di thè comunque. Se si dovrà dare il nome lo si dà, tanto poi non controllerà nessuno, non fa alcuna differenza. E’ solo burocrazia inutile, ci metteranno 10 volte tanto a consegnare i biglietti.

  80. sgubonius maggio 15, 2012 a 1:15 am #

    PS: Concordo con Marco sul concerto de laVerdi con l’eroica in versione Mahler, molto interessante e raro, e non è la prima volta che propongono dei programmi intelligenti in questo senso e non solo di routine (quello di Mussorgskij recente per esempio).

  81. domanda maggio 15, 2012 a 8:59 am #

    Proet e altri, vi chiedo un chiarimento. In base a quello che leggo infatti:
    l’opera di identificazione à la forza pubblica spetta agli addetti del teatro, mentre da quello che leggo all’Accordo competerà AL MASSIMO (ma non obbligatoriamente) di chiedere “a chi sarà intestato il biglietto?”
    L’accordo metterà le persone in coda come sempre, come gli pare, prendendole dall’agenda del gianni o no, chiedendo i documenti o no.
    Una volta entrato in biglietteria, la persona mostrerà il documento.

    “Il biglietto potrà essere ritirato in Biglietteria Serale SOLO DALLA PERSONA CHE ne farà utilizzo, previa esibizione di un documento di identità. Il nominativo dell’acquirente verrà riportato sul biglietto.”
    La cosa grave mi sembra che se io vado con la carta di identità di mia madre per comprarle il biglietto NON POSSO FARLO. Ma la coda per lei posso farla. Sbaglio?

    “Sono previsti controlli all’ingresso e in Sala. ”
    Credo che nonostante la crisi la Scala possa ancora permettersi un avvocato e prima di scrivere cose del genere saprà se possono farlo o meno

    • gargantua maggio 15, 2012 a 10:10 am #

      Sbagli.

    • lavocedelloggione maggio 15, 2012 a 10:28 am #

      Nel regolamento sui biglietti che riportano l’anagrafica del richiedente, si legge questo:

      I biglietti prenotati e acquistati tramite Internet, Sistema Automatico di Prenotazione Telefonica (SAPT), Punti Vendita Autorizzati riportano l’anagrafica del richiedente. Gli abbonamenti riportano l’anagrafica dell’intestatario.
      Il Teatro assicura, ai sensi del decreto legislativo 196/2003, la riservatezza dei dati personali e il loro esclusivo utilizzo per il recapito dei biglietti/abbonamenti o comunicazioni inerenti il Teatro stesso.
      Perché non si fa la stessa precisazione per quelli di loggione venduti il giorno stesso? Attilia

  82. Gabriele Baccalini maggio 15, 2012 a 10:27 am #

    E’ la privatizzazione, bellezze! Provate ad andare alla sede dell’IBM e cercate di entrare senza lasciare alla recepition la carta d’identità e indossare il badget dei visitatori.
    Chiunque può rifiutarsi di mostrare la carta di identità all’incaricato dell’Accordo, a sua volta incaricato dalla Scala. La conseguenza è che non verrà messo in lista.
    Anch’io a casa mia sono libero di far entrare chi voglio.
    Quello che trovo inaccettabile è che, con decisione sostanzialmente unilaterale, la Direzione della Scala, che non è capace di liberare Via Filodrammatici da due o tre fastidiosi barboni, torturi a sangue tutti gli appassionati, che da oltre duecento anni, con modalità diverse (vedansi “I olter desgrazzii del Gioanin Bongee di Carlo Porta), fanno la fila per salire nel “Lobbion”.
    Il ricatto implicito è di mettere anche i 140 biglietti su Internet e così i bagarini si abbufferanno, come fanno già con gli altri biglietti, senza la minima trasparenza sulla disponibilità di posti, che l’Accordo al suo nascere aveva ottenuto anche per le code dei biglietti di palco platea e parapetto di galleria (qualcuno ricorderà l’apposito avviso esposto nella bacheca della biglietteria, che allora esisteva ed era visibile 24 ore su 24 anche dall’esterno).
    Personalmente ritengo che questa situazione, che si verifica alla Scala e non in altri teatri, sia dovuta ad uno squilibrio tra offerta e domanda complessiva di biglietti (sponsor, abbonati, acquirenti su Internet, collettività, ecc.), essendo l’offerta tra l’altro ridotta dai maneggi dei bagarini d’alto bordo operanti per conto delle “agenzie”, che stazionano in permanenza davanti alla Biglietteria di Piazza Duomo con evidenti connivenze interne al Teatro, ripetutamente denunciate ma senza alcun effetto pratico.
    La tortuosa procedura instaurata porterà un danno di immagine alla Scala e alla città di Milano. E’ incredibile la quantità di turisti, che si presentano ed apprendono con stupore che possono entrare alla Scala con 5 euro ai concerti e 12 alle opere. Molti poi il giorno dopo hanno l’aereo per tornare a casa e questa è la loro unica chance di vedere uno spettacolo alla Scala (altro discorso vale per quelli che si possono permettere i “pacchetti” delle agenzie, comprensivi di albergo, ristorante e biglietto della Scala a prezzi astronomici): trovo che fosse un gesto di ospitalità tipico della tradizione milanese e i ringraziamenti degli stranieri mi hanno in vent’anni ampiamente ricompensato degli improperi e degli sfottò di beceri milanesi, più o meno “ariosi”.
    Ho già scritto che la mia carriera di gestore di code sì è conclusa ieri sera con il concerto della Gruberova, al quale ha assistito in loggione anche una comitiva di 27 (ventisette) francesi. Dal 19 maggio mi siedo sulla sponda del fiume…

    • lavocedelloggione maggio 15, 2012 a 10:35 am #

      Ma la Scala che si preoccupa di un giro d’affari minimo sui 140 (o 139) posti ex-in piedi di loggione, si è mai preoccupata di verificare l’ottemperanza alla norma seguente, che fa parte del regolamento della biglietteria? :
      Non è consentita la sosta presso i locali delle biglietterie se non per il tempo necessario alle operazioni di acquisto dei biglietti.

      • Gabriele Baccalini maggio 15, 2012 a 10:51 am #

        Eh, ma loro sostano fuori dai locali della biglietteria, in uno spazio pubblico (davanti c’è l’ATM Point).
        A me è capitato di vedere il commesso della biglietteria chiamare ripetutamente ad alta voce un noto bagarino stazionante fuori, finché questi si è degnato di entrare non nella coda dei clienti, ma nel back-stage, dove era atteso da qualcuno.
        Ho riferito di persona e de visu la cosa a due dirigenti della Scala di alto livello, quindi non possono dire di non sapere.
        L’ho detto e scritto tante volte: la Scala è un conglomerato di corporazioni, in cui ognuna si fa i fatti suoi e i sindacati sono sempre pronti a difendere anche le peggiori nequizie, pecuniarie o artistiche che siano (penso allo sciopero dei coristi, che rifiutarono di cantare la Sinfonia di Salmi sotto la direzione di Pierre Boulez, per la prima volta alla guida dei complessi della Scala: dalla Lulu del ’79 fino a quel concerto di Natale infatti Boulez alla Scala aveva sempre diretto compagini francesi o tedesche).

  83. domanda maggio 15, 2012 a 10:55 am #

    con la nuova regola i turisti stranieri che hanno l’aereo il giorno dopo mostreranno il loro documento straniero ed entreranno lo stesso. O no? sinceramente non vedo il problema di questa nuova regola.
    Gargantua, mi puoi dire perchè e dove sbaglio? il regolamento NON dice che l’incaricato dell’accordo chiederà il documento nè che devi esibirlo per partecipare alla coda. Infatti l’accordo NON emette biglietti. Il signor bigliettaio DEL TEATRO (NON DELL’ACCORDO) chiederà il documento e trasferirà il nome.

  84. domanda maggio 15, 2012 a 10:56 am #

    la connivenza di bagarini/biglietteria è palese da anni infatti. Ma mi spiegate perchè e per come? i bagarini promettono di comprare un dato stock? o danno le mazzette ai bigliettai che gli trovano i biglietti? che genere di favore possono fare i bagarini ai bigliettai che se li tengono cari?

  85. Gabriele Baccalini maggio 15, 2012 a 12:02 pm #

    Rileggi il punto 6 del Regolamento

    • lavocedelloggione maggio 15, 2012 a 12:13 pm #

      Eccolo: 6. Gli incaricati dell’Associazione l’Accordo inseriranno nella lista solo i nominativi delle persone che esibiranno il loro documento di identità. Il nome e il cognome dell’acquirente verranno riportati sul biglietto e dovranno corrispondere a quelli indicati nella lista. I soggetti non in possesso di documento di identità non potranno accedere alla lista ne accedere all’acquisto dei 140 biglietti numerati di galleria

  86. domanda maggio 15, 2012 a 1:28 pm #

    ah, mi ero concentrato sul punto 13
    grazie

  87. Daniele Vasai maggio 15, 2012 a 1:55 pm #

    Un aneddoto. Sono andato il mese scorso all’opera di Pechino (NCPA) a vedere la Tosca di Del Monaco (bacchetta Lu Jia). Immaginatevi di entrare in una costruzione futuristica, con tanto di ingresso sovrastato da lago artificiale… insomma, immaginatevi di avere un po’ di meraviglia e soggezione. Ma ecco che, appena entrato in questo tempio moderno, mi si è fiondata addosso una bagarina aggueritissima che mi ha seguito fino allo sportello di biglietteria. Imperterrita continuava a farfugliare pure mentre parlavo con la bigliettaia ufficiale, con tanto di guardie attorno! Insomma, consoliamoci: persino a Pechino dove son riusciti a debellare la prostituzione da marciapede (in una città grande quanto il Belgio), non riescono a fare niente contro la piaga dei bagarini.

  88. domanda maggio 15, 2012 a 2:13 pm #

    ma quelli della scala sono diversi

  89. Daniele Vasai maggio 15, 2012 a 2:17 pm #

    Fatto salvo il grosso fastidio per questa misura bulgara dell’identificazione, per l’antipatica modifica “dall’alto” sul regolamento dell’Accordo, nella pratica questa misura colpisce:
    – chi manda altri a far la fila (tra cui purtroppo gli appassionati anziani)
    – i bagarini in minima parte

    La cosa positiva sarà la diminuzione delle persone in fila, che fa sempre piacere. Va però detto che ultimamente le code per qualsiasi spettacolo non erano eccessive, anzi.

    In conclusione, la misura è antipatica ma nella pratica non così penalizzante da giustificare una “ribellione”.

  90. proet@barboon maggio 15, 2012 a 8:17 pm #

    Baccalini, io ricordo una Sagra della Primavera diretta da Boulez nei primi anni 80 e mi sembra proprio di ricordare che fosse con l’orchestra di casa.
    Quello che so per certo è di essere entrato allora senza nessun problema, mettendomi in fila un’ora prima del concerto o poco più e senza appelli, senza dover andare ogni 2 ore, senza vessazioni di alcun tipo.
    Ora lei, con l’esempio interessante ma incongruo dell’IBM o di altri luoghi simili, evoca una società totalmente ormai controllata e sorvegliata e identificata ma il paradosso è che il luogo dove è più facile entrare senza alcun badge o altra forma di identificazione è proprio…la Scala, ingresso artisti, lato via Filodrammatici.
    Naturalmente tutta la nostra discussione potrebbe andare avanti all’infinito e tutti avrebbero qualche esempio da citare, tutti a mio parere parziali come i 27 francesi della Gruberova, per sostenere la loro tesi.
    Io comunque invito lei e gli altri ad un atto di coraggio, rifiutatevi di fare quello che la Scala vi chiede e contestualmente denunciate bagarinaggio e connivenze con la biglietteria che tutti conoscono.
    La situazione potrò diventare caotica ma certamente ne uscirà fuori qualcosa di nuovo e io credo che sarà un bene per tutti, dove per tutti intendo coloro che non sono bagarini, addetti della biglietteria e loggionisti stabili e presenzialisti, buatori e non, modernisti o tradizionalisti.
    Finalmente forse anche alla Scala potrà entrare il “pubblico” che come si sa in Italia ormai è diventato una parolaccia da contrapporre alle virtù del “privato” che, come si evince anche da questa vicenda, è il soggetto che continua a godere, senza condividerlo e in un continuo disprezzo di tutti coloro che non fan parte di un qualche “giro”, di ciò che continua ad essere in larga parte finanziato da tutti i cittadini, vale a dire gli spettacoli del Teatro alla Scala.

  91. Gabriele BAccalini maggio 16, 2012 a 11:33 am #

    Proeta, non credo di dover ripetere quanto ho ripetutamente scritto sulla privatizzazione della Scala, sul bagarinaggio e sull’ultimo regolamento-capestro delle code.
    Quanto all’ingresso di Via Filodrammatici, è provvisto dei suoi bravi tornelli, come quello dell’IBM e mi risulta che i cacciatori di autografi, tra i quali non mi annovero, alla fine degli spettacoli non possono neanche entrare nella portineria, ma devono attendere gli artisti sotto i portici.
    Quanto alla Sagra di Boulez, si tratta sicuramente dei concerti, che Boulez tenne alla Scala nel ’79 nell’ambito del Progetto Berg con l’Opéra di Parigi, com musiche anche di Messiaen, che allora a Milano nessuno sapeva chi fosse. A quei tempi Stravinsky, Berg e Messiaen per il pubblioco della Scala (ahimé, anche del loggione) erano delle specie di marziani e anch’io ricordo di essere entrato senza problemi. Del resto, nel 1960 ricordo che il Concerto per Orchestra di Bartòk fu oggetto di urla dell’intero teatro per tutta la sua durata.
    Oggi il loggione (e la platea) si riempiono per le Nozze di Battistoni e la Tosca con la Dyka.
    Siamo indietro di quarant’anni rispetto alla cultura musicale europea. I due primi titoli che vorrei vedere in cartellone io sono Moses und Aron come opera seria e Le Grand Macabre, magari anche Der Corregidor di Wolf in rappresentanza dell’800, come opere comiche. Avremmo trenta poltrone a disposizione a testa.
    Saluti.

  92. proet@barboon maggio 16, 2012 a 12:32 pm #

    Baccalini, la ringrazio della risposta e non c’è bisogno di dire che condivido molte delle sue affermazioni.
    Però, almeno fino al luglio scorso cioè l’ultima volta che ci sono entrato io, i tornelli non c’erano, passava chi voleva e il controllo era affidato solamente all’intuito degli addetti della portineria.
    Sul concerto di Boulez faccio affidamento più alla sua memoria che alla mia, però io ricordo una Sagra posteriore a un’altra di Bernstein e quest’ultima era certamente del 1982.
    Sul resto delle questioni rimango in disAccordo con lei e anzi rincaro la dose: inutile lamentarsi della privatizzazione quando si è parte di un’Associazione privata che gestisce le code, in molti casi direi e tralasciamo concerti e opere ‘900, con mentalità “privatistica”…

  93. Gabriele Baccalini maggio 16, 2012 a 2:38 pm #

    Nell’archivio storico della Scala Pierre Boulez risulta avere diretto il Sacre du Printemps in due sole occasioni: il 2 giugno 1979 con l’Orchestre de l’Opéra de Paris e il 23 dicembre 2006 (Concerto di Natale in cui la Sinfonia di Salmi fu sostituita da Le chant du rossignol a seguito dello sciopero dei coristi) con l’Orchestra della Scala.

  94. Gabriele BAccalini maggio 16, 2012 a 3:57 pm #

    P.S. Proeta, forse hai in mente il favoloso concerto del 13 luglio 1989, nel quale Boulez diresse Amériques di Varèse e il Sacre du Printemps al Conservatorio, con un’orchestra francese, che se non sbaglio era l’Orchestre de Paris.

  95. proet@barboon maggio 16, 2012 a 9:36 pm #

    sono certamente io allora che scambio le due Sagre scaligere e chissà perché ricordo Boulez dopo Bernstein.
    nell’89 in Conservatorio certamente non c’ero, mea culpa, solo di recente ho realizzato che Boulez è il più grande di tutti (i direttori intendo…).
    nell’Archivio che lei consulta c’è anche scritto quale brano di Messiaen venne eseguito in quel concerto del 79?

  96. domanda maggio 17, 2012 a 9:27 am #

    cambiando argomento, iniziate ad essere piu buoni coi cantanti!!!

    Dissentire da uno spettacolo che non piace è un diritto: vuole dire che all’estero non si fischia?
    «Sì ma di rado, non in quella maniera selvaggia, creando danni psicologici enormi negli artisti. Certi fischi per noi sono come lo stalking. L’Italia è rimasta indietro anche in questo. Ci sentiamo come tori nell’arena: però in Spagna la corrida ha sempre meno importanza. Il pubblico va a teatro e spende soldi per me, e io voglio dare tutto per conquistarlo».

    http://www.corriere.it/cultura/12_maggio_15/cappelli-fischi-cantanti-lirici-come-stalking_4af213b2-9e7b-11e1-b8e5-2081876c6256.shtml

    • masvono maggio 18, 2012 a 7:37 pm #

      Due cose molto inquietanti in quell’intervista:

      la prima, dell’intervistatore, la domanda..”la diva Anna”? Ma si sta rivolgendo ad Angela.Gheorghiu pensando che sia Anna Netrebko o chiede ad Angela Gheroghiu del divismo della Netrebko e quella risponde come niente fosse. Mistero.

      La seconda, molto più seria. Sarà vero che Meryl Streep abbia detto alla Gheroghiu “se rinasco voglio essere te”? E se sì..in quale senso? Potrebbe essere la battuta più demonica della Streep di tutta la sua vita, e la Gheorghiu non l’ha capita…

      Ciao

      -MV

  97. Gabriele Baccalini maggio 17, 2012 a 10:56 am #

    Nell’ambito del Festival Berg del 1979 Abbado portò la Scala a Londra con il Wozzeck di Ronconi-Aulenti, mentre Boulez venne a Milano con l’Opéra e fece, oltre alla prima edizione (Chéreau) della Lulu completatata da Cerha, tre concerti con musiche di Stravinsky, Berg e Messiaen. Nel secondo diresse OISEAUX EXOTIQUES.
    Per accedere all’archivio storico della Scala basta registrarsi e ottenere una password.
    Saluti.

  98. Gabriele Baccalini maggio 17, 2012 a 10:57 am #

    Mi correggo. Abbado portò ovviamente la Scala a Parigi. Ma il lapsus è dovuto all’associazione mentale Abbado-London Symphony Orchestra.

  99. masvono maggio 17, 2012 a 1:04 pm #

    Non avendo molto tempo per scrivere, esprimo su questa Tosca pochi concetti.

    1. La direzione è la migliore della stagione. Nella replica a cui ho assistito (l’ultima) gli equilibri buca/palcoscenico sono stati perfetti. I cassamortari del sito nero e menasfiga cianciavano alla prima di campane elettriche nel terzo atto troppo forti. Viceversa le campane elettriche dell’introduzione al terzo atto erano perfettamente dosate e spazialmente differenziate con differenti timbri. La capacità di Luisotti di aderire spontaneamente al linguaggio pucciniano è sorprendente. E ancora di più lo è la sua capacità di non spingere sulle sonorità che sono sì, nei momenti opportuni, piene e turginde, ma non sconfinano mai nel “baccano incontrollato” dove spesso si rifugiava Luisotti stesso nell’Attila dell’anno scorso o più recentemente Marc Albrecht nella Donna senz’Ombra. Lo stesso Te Deum conclusivo del primo atto procede controllatissimo pur nell’accensione coloristica, tanto che il canto di Scarpia è sempre perfettamente udibile. I tempi del direttore, in un’adesione anche antica alla tipologia del fraseggio novecentesco sono ricchissimi di rubati e, talvolta, vengono richiesti portamenti agli archi che alla memoria ricordano Pretre.

    2. I cantanti, Alvarez e Serafin tratteggiano i personaggi in maniera tradizionale. Del primo ho apprezzato la volontà di utilizzare le mezzevoci e di rispettare i p e i pp richiesti da Puccini nelle sue arie. Dove Domingo risolveva tutto nella melassa mezzoforte e forte, Alvarez è molto più vario, anche se lo strumento, soprattutto nelle mezzevoci, mostra cenni di compromissione. La Serafin è maggiormente solida, la voce ha un volume naturale importante anche se negli acuti tende a “tirare indietro” (il famoso do della lama mi è apparso non proprio centrato). Questi sono peccati veniali. L’interpretazione era convincente per entrambi i protagonisti. George Gagnidze (Scarpia) si collocava su un piano inferiore sia per vocalità in sè (piuttosto ingolato e povero di armonici) sia per la concezione un po’ primitiva di Scarpia. Non che gli mancasse la volontà di tratteggiare anche uno Scarpia seduttivo, ma gli mancava la nobiltà del colore vocale nonchè la sensualità del fraseggio. Riusciva però ad essere insinuante in modo credibile nel dialogo con Tosca nel I atto e nella prima parte del dialogo “La povera mia cena fu interrotta” del II.

    3. La regia non mi ha colpito così negativamente. Anzi, i movimenti scenici li ho trovati pertinenti e rispettosi della musica. Le scene di Peduzzi sono viceversa nella norma di…Peduzzi.

    4. Un peccato non veniale di Luisotti è l’espunzione di tutto l’intervento corale di Spoletta e il coro nel finale III “Vi dico pugnalato….Attenti agli sbocchi delle scale” che rende sulle dissonanze orchestrali prescritte in partitura una nota espressionista che lacera la tensione. Li ritengo necessari alla drammaturgia del finale ,un po’ come l’Hanno ammazzatto compare Turiddu” della Cavalleria che nessuno si sognerebbe mai di tagliare.

    A presto

    -MV

  100. marco vizzardelli maggio 18, 2012 a 5:04 pm #

    Morto Dietrich Fischer Dieskau.

    Poche volte, nella vita e “dal vivo”, ho avuto simile sensazione di “sublime” da una voce umana. Poche volte la sensazione che la voce sia strumento di creazione di un’opera d’arte: con lui, questo avveniva

    marco vizzardelli

  101. marco vizzardelli maggio 18, 2012 a 5:34 pm #

    Spero che il Corriere abbia la decenza di evitarci, sull’argomento, boiate (come quelle sortite alla morte di Schwarzkopf) del personaggio squalificante. Spero che il Corriere si esima dalla figuraccia!

    marco vizzardelli

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