16 Apr

Filarmonica della Scala

Direttore Riccardo Chailly

Dal 15 al 18 Aprile 2012

Direzione      

Direttore   Riccardo Chailly
Pianoforte   Stefano Bollani
 Programma      
Maurice Ravel
Alborada del gracioso Concerto in sol per pianoforte e orchestra
George Gershwin
Catfish Row suite da Porgy and Bess
Maurice Ravel
La Valse poème chorégraphique
____________________________________________________________________________

Sabato 21 aprile 2012

Go Bari.it

 Di nuovo Chailly – Bollani per la Filarmonica della Scala

Catfish Row

Un Americano a Parigi

Concerto in fa

41 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione aprile 16, 2012 a 8:56 pm #

    Non era per fare pubblicità al CD, ma non avevo sottomano altre foto per ravvivare il post. Del resto sono appena tornata dal tempio ma sono piuttosto delusa, Bollani nel concerto di Ravel non vale un decimo della Argerich, a un certo punto ho pensato persino che avessero cambiato programma, tanto non lo riconoscevo (è vero, sono ancora rincoglionita da una brutta influenza, però…). Poi con la musica jazz o stile piano-bar va alla grande, non discuto che sappia suonare il piano e che abbia una solida formazione.
    Per il resto anche Chailly non mi è sembrato brillantissimo, o meglio il suo agitarsi non corrsipondeva esattamente al risultato; bello ma non da saltare sulla sedia, come se mancasse qualcosa, la scintilla alla Bernstein per la musica americana. (e infatti, mi è sembrato migliore l’esito nella Valse di Ravel) Buona notte Attilia

  2. masvono aprile 16, 2012 a 10:30 pm #

    La pubblicità va benone, dal momento che lo scopo del concerto poteva essere solo pubblicitario.
    Sarò telegrafico. Come sapete mi scaldo e scrivo solo di cose che valgano la pena. E questa non la vale. Assolutamente.

    Paradossalmente l’unico che sapesse dove fosse di casa Ravel nella serata è stato Bollani. Senza scomodare, come giustamente ricorda Attilia, le “divinità olimpiche” Argerich o Zimerman o Michelangeli o altri il pianista classico-jazz è stato elegante, sobrio, musicale e soffuso. Nessun miracolo, ma la compostezza e morbidezza del suo pianismo mi hanno favorevolmente impressionato, non foss’altro perchè non mi aspettavo da Bollani una così precisa calata in un ruolo classico.

    Ciò che mi ha profondamente disturbato è stato il CHIASSO, il BACCANO messo in campo da Chailly con un Ravel perennemente *sovraesposto*, tutto alla ricerca del particolare da enfatizzare in luogo di farlo percepire tra le trine del tessuto. Levatevi dalla memoria gli dei raveliani Boulez, Karajan, Celibidache, Pretre, De Sabata, ma anche i coppieri Abbado e Ozawa. Non pensate minimamente di assistere ad un novello Bernstein che riesce con la sua forza di convincimento ed il genio musicale a convincerci che Ravel *può anche essere* made in Broadway, perchè il gioco riesce solo con lui (e ci credo!) e Chailly non ha di Bernstein lo spessore musicale nemmeno dell’unghia del suo piede sinistro.

    L’Alborada del Gracioso *non è* la Jota Aragonese di De Falla. Cosa sono quelle *mazzate* delle percussioni, assordanti. Quel clangore dei piatti?
    Cos’è nel concerto in SOL quella specie di *tromba* che alla cifra 2 della partitura prende il tema iniziale dell’ottavino tutto in *calando*, praticamente stonata? E quel tamburo che al medesimo punto in luogo del f deflagra con un bombardamento nemmeno fosse Revelge di Mahler?
    Cos’è che nella Valse fa sì che ogni intervento solista sia portato in primo piano. Perchè i contrabbassi in sordina invece che in pianissimo iniziano con un tremolo forte e minaccioso? Perchè il fagotto alla cifra 1 entra al posto di piano in forte? Perchè Chailly chiede questi suoni?

    PERCHE’ MI HA ASSORDATO????????

    Per fortuna è stato l’ultimo concerto di questa terrificante stagione sinfonica.
    Ciao

    -MV

  3. Abendstern aprile 17, 2012 a 6:27 am #

    Bollani è un ottimo pianista jazz, un grande intrattenitore al pianoforte, soprattutto, ma non solo, quando si esibisce nelle sue performance comico-jazzistiche assolutamente esilaranti. Alle prese con il repertorio classico nelle vesti di solista in un concerto per pianoforte e orchestra è fuori luogo, intimidito, sottotono. Non ha esperienza nel rapporto tra piano e orchestra, non è protagonista, non svetta. La tecnica pianistica jazz è fatta soprattutto di grande digitalità, di accenti, ed è avulsa da sonorità robuste. Purtroppo tutto ciò nulla ha a che vedere con un’interpretazione di un brano classico, e nemmeno con il concerto in sol. La serata non è stata niente di più che una curiosità per quanto riguarda Ravel-Bollani e, purtroppo, un’occasione sprecata per quanto riguarda gli altri straordinari brani orchestrali, eseguiti in modo superficiale e sciatto dal direttore e dall’orchestra

    Abendstern

    • domanda aprile 17, 2012 a 9:01 am #

      Visto ieri sera.
      Sinceramente, è una questione di aspettative. Ma chi va a sentire/vedere Bollani immaginando di sentire ABM?
      Siamo andati un po’ per curiosità, un po’ perchè il programma del concerto è ben fatto ed intelligente, un po’ perchè siamo dei maniaci e per quanto criticoni non restiamo a stare fuori dal teatro troppo a lungo (io andrò a vedere anche l’altro programma solo Gershwin).
      E ovviamente il Ravel di Bollani è un’altra cosa, così come deve essere e sapevamo sarebbe stato.
      Ma che spasso i suoi bis, che bello sentire queste nuove sonorità in quel teatro di morti impomatati rintriculliti. C’era piu’ vita in uno dei bis di Bollani che nel corpo di tutti gli spettatori.
      Chailly io non l’ho mai amato. Nè in opera nè in concerto. Tutto a posto sia chiaro, ma mai emozionante.
      L’orchestra mi è sembrata. ….Anzi, prima una premessa, visto che l’altra volta mi avete accusato di razzismo per il mio commento sulla violinista asiatica: vi prego di intendere cosa voglio dire, e non farmi portatore di inesistenti teorie eugenetiche lombrosiane!
      Dicevo, l’orchestra mi è sembrata fosse fatta dalle seconde parti, o forse ormai non li riconosco piu io. In ogni caso, a guardarli i professori d’orchestra sembrano tutti stanchi svogliati assenti. E’ come vedere degli impiegati delle poste (anche qui, non ho nulla contro gli impiegati delle poste). Quando si guarda una foto delle orchestre straniere di pari livello si vedono persone col fuoco negli occhi attente pronte scattanti partecipanti vive. Ieri invece spalle curve, visi tristi, sciatti disordinati svogliati, alcuni dei volti piu giovani potrebbero essere gli stessi che si vedono alle Colonne per terra, con biretta e canna. Ricordo il violoncellista che c’era una volta, quello che poi fondo il Trio di Parma e ad ogni concerto perdeva 3kg. Quello era un altro spettacolo. E ne usciva un’altra musica. Enrico Bronzi se non erro. Oggi siamo all’antitesi. Non trovo altra parola per descriverli se non “impiegati”, che per me (essendolo e vivendo la triste condizione ogni giorno) è il peggio che possa capitare ad un uomo. L’essiccatoio dello spirito, per usare un’espressione non mia.
      Sui clangori eccessivi sono d’accordo. Ma devo ammettere che Gershwin mi è piaciuto, mi è sembrato che tutti si fossero svegliati per un po’, ed era bello sentire quella musica riverberare nel TaS.
      Dicevo: guardare foto di orchestre straniere di pari livello. E forse è questo l’errore. Il livello ormai è calato. Troppo.
      Si è passati dalle dinamiche mutiane, forse eccessive per carità, all’eccesso opposto, il piattume monocolore monovolume. Brutto suono. Così non è piu bello andare a teatro.

      • masvono aprile 17, 2012 a 10:58 am #

        Beh, nessuno credo possa pensare che Bollani possa essere come ABM, ma forse qualcuno poteva pensare ad un approccio di Bollani più “jazzista” nel concerto, su modello di quello di Bernstein o di quello, ipotetico, che ci si aspetterebbe da un Marshall. Viceversa è stato tutto sommato compostamente classico e anche abbastanza idiomatico, nonchè *del tutto* NON aiutato da Chailly che lo pretendeva coperto anche da un solo di fagotto.

        Poi quei bis, simpatiche improvvisazioni (la prima su It ain’t necessarely so la seconda non so) non è che fossero chissà quale miracolo…erano appunto..simpatiche. E che tristezza osservare gli orchestrali nei due bis, stravaccati, qualcuno sbadigliante, un altro a guardare l’ora…gli si stava levando l’intervallo, cazzo. Il bar aspetta!

        -MV

  4. marco vizzardelli aprile 17, 2012 a 11:50 am #

    Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Dovrei provare ad andarci stasera ma non so se ne vale la pena. Se capito a Roma per lavoro in coincidenza con il concerto Harding-Bollani a Santa Cecilia, probabilmente sentirò qualcosa di meglio.

    Bah

    marco vizzardelli

    • masvono aprile 17, 2012 a 2:16 pm #

      Santa Cecilia ci attende tra meno di un mese, altro che Bollani o Chailly!!!

      -MV

  5. marco vizzardelli aprile 17, 2012 a 11:58 am #

    Mi correggo: dovrei provare ad andarci domani. Son stato fuori Milano ed ero convinto replicassero stasera…

    marco vizzardelli

  6. proet@barboon aprile 17, 2012 a 10:42 pm #

    rispetto ad Allevi e Battistoni, Bollani ha qualche punto in più, anzi parecchi.
    è stato un enfant-prodige ma ora non è più tanto giovane.
    inoltre suona davvero bene anche se, da tutti i punti di vista è una specie di camaleonte senza personalità che alla fine si è buttato sull’entertainement televisivo e radiofonico scimmiottando e imitando tutto e tutti e in questo modo svalorizzando tutto (jazz, canzone, etnico, classico etc etc) mettendo tutto sullo stesso piano.
    una specie di Lelio Luttazzi del terzo millennio, però con gli studi classici e i voicing di pianoforte più avanzati quando, come ha detto qualcuno qui, “piano-bareggia”.
    per il resto il volpone Lissner ha messo a segno un altro colpo dei suoi sfruttando lo stesso identico meccanismo dei due citati sopra (gli hanno pure fatto l’intervista da Fazio? non mi sono documentato…)

    piuttosto sarei curioso di sapere che si dice, fra “les enfants du paradis”, dell’appena oggi conquistata Autonomia della Scala.
    sarà un bene o un male, secondo voi?
    o non ve ne importa nulla?

  7. Gabriele Baccalini aprile 18, 2012 a 10:13 am #

    Gli oligarchi della Scala saranno più liberi di fare i cavolacci loro, soprattutto in vista della calata delle imponenti masse turistiche plaudenti dell’EXPO, e di distribuire un po’ di noccioline in più alle varie corporazioni, da cui il Teatro è composto, anch’esse anelanti a farsi più liberamente i cavolacci loro.
    Non vedo come tutto ciò possa migliorare la bassa qualità media di tutto quello che si è visto e sentito alla Scala da qualche anno a questa parte.

  8. proet@barboon aprile 18, 2012 a 10:44 am #

    io sinceramente ho dei dubbi sul fatto che l’Expo si riesca a fare, coi chiari di luna italiani, milanesi e sorattutto regionali…
    ho anche dei dubbi sul fatto che, ammesso che l’Expo si riesca a fare, giungano qui “masse turistiche plaudenti”.
    per il resto ringrazio Baccalini per la risposta e condivido il suo pessimismo.

    • GloriaCortesi aprile 18, 2012 a 11:01 am #

      Sono d’accordo anch’io con chi mi ha preceduto e sottoscrivo in pieno. Quanto agli ‘enfants du paradis’, credo che a loro interessi solamente nella speranza di avere i permessi tanto discussi, quando e come vogliono. Tutto molto triste.

      • masvono aprile 18, 2012 a 11:05 am #

        Esattamente, Gloria. Il bar, i permessi, la mensa bio ecc.ecc.

        -MV

  9. Gabriele Baccalini aprile 18, 2012 a 11:27 am #

    Hai ragione Proeta, ma alla Scala e anche il Ministro Ornaghi già pregustano l’indigestione del maggio-ottobre 2015 e mi pare che pensino soprattutto a quella, da quel che dicono ai giornali. Con Battistoni, Fogliani, Montanaro, Domingo-Simone a 75 anni, Lang Lang, i più rumorosi direttori del mondo, come Chailly e Barenboim, e magari la riesumazione di Maazel, che è tanto filantropo (32 concerti gratis in tutto il mondo in 20 anni: una media di 1,6 all’anno!) magari se la cavano con poco, tanto l’importante è che la gente applauda. Se ci sarà, sarà un’EXPO degna della Scala e una Scala degna dell’EXPO.

  10. Gabriele Baccalini aprile 18, 2012 a 11:35 am #

    P.S. Veramente, Gloria, stando a Marcel Carné e a Jacques Prévert, gli “enfants du Paradis” saremmo noi loggionisti, ma non avremo accesso alla “cambusa” della Scala. Al massimo potremo attaccarci alla bottiglia del Cesarino Valpolicella.

    • GloriaCortesi aprile 18, 2012 a 11:53 am #

      ahhahaha!!!! pensavo fossero i soliti orchestrali in altri post divenuti ‘gatti randagi’ o nominati con gli appellativi più fantasiosi!!!!

  11. proet@barboon aprile 18, 2012 a 12:08 pm #

    Già Baccalini e sarebbe ora che anche qui da noi si riaprisse qualche Theatre des Funambules a fare giusta conocorrenza al Melodrame.
    quanto al Boulevard du Crime, non c’è che l’imbarazzo della scelta, dal Pirellone a Via Bellerio…

  12. Gabriele Baccalini aprile 19, 2012 a 9:18 am #

    Spero che la Decca abbia sostanziosamente contribuito alla tappa del road-show della strana coppia Chailly-Bollani, che va reclamizzando due dischi oggetto di molti spot pubblicitari sui media. Mi è capitato di assistere a concerti di marketing e non me ne sono scandalizzato, soltanto ero consapevole di ciò di cui si trattava.
    Diversamente, i dirigenti della Scala e della Filarmonica sarebbero stati un po’ boccaloni, accettando di pagare profumatamente un concerto di una qualità desolante, almeno per quanto riguarda Chailly e l’orchestra.
    Bollani ha esibito un suono preciso, ma piuttosto magrolino, quasi bianco, nel concerto di Ravel, salvo ravvivarlo un po’ nel finale, quando non era sovrastato dalle deflagrazioni orchestrali. Inutili i confronti con i grandi professionisti del pianismo classico. Molto meno timido è stato nei tre bellissimi bis di ispirazione gershwiniana, dimostrando grande delicatezza nell’improvvisazione dedicata a Summertime, ma anche energia e profondità di suono in quella seguente.
    Del resto non vale la pena di parlare, se non per segnalare gli ottimi interventi solistici delle prime parti di archi e legni in Catfish Row. Il “tutti” era generalmente un ammasso indistinto di suoni, giunto oltre la soglia di decibel ammessa dalla ASL nella Valse, che -proprio per essere un po’ ll racconto della catastrofe del valzer- andrebbe secondo me eseguita con un pizzico di sadica modulazione delle dinamiche.

    • masvono aprile 19, 2012 a 10:27 am #

      ….ogni tanto bisogna rifarsi le orecchie

      -MV

  13. Gabriele Baccalini aprile 19, 2012 a 11:14 am #

    Ecco, da quel che si riesce a sentire, mi pare che De Sabata ci abbia messo un pizzico di Vienna e una presina di zolfo. La Valse di ieri sera era più di casa a Casalpusterlengo o a Pizzighettone (senza offesa per il popolo padano della bassa lodigiana e cremonese…) L’intramontabile Ansermet invece era più morbido e “parigino”.

  14. marco vizzardelli aprile 19, 2012 a 11:48 am #

    La traduzione italiana delle due parole inglesi
    CATFISH RAW
    per Riccardo Chailly è
    DU MARONI

    tale la noia, la pesantezza, la totale mancanza di spirito promanante dalla rumorosa esecuzione. Non ricordo di essermi così annoiato ascoltando Gershwin, che adoro

    Per il resto, il suono più armonioso ascoltato nella serata è stato la voce del Cesarino che, prima dell’inizio del concerto, “accoglieva” il pubblico nell’anticamera della Prima Galleria, cantando a pieni polmoni. Molto più armonico il Valpolicella che il Chailly.

    Bollani intelligente, sensibile, a tratti anche geniale (ultimo movimento di Ravel) ma con suono un po’ arido e monocromatico. Peraltro correttissimo, gradevole, al contrario dell’accompagnatore: Chailly catatonico nel movimento lento, generico e baccanaro nei due estremi. “Stira” e svilisce il suono degli archi scaligeri, scatena un volgare bombardamento di percussioni e… per il resto, la prima sortita della tromba nel movimento iniziale è l’urlo sgraziato d’una bestia della savana, l’intonazione balla costantemente, la metrica anche – che fatica, stare a tempo! – si ode qua e là l’ululatino sbiancato del corno (ormai un marchio di fabbrica dei concerti scaligeri). Bollani ha una sua idea di questo concerto, è un po’ “intimidito” ma elegante (attendo l’esito dell’incontro con Harding, a Roma: potrebbero verificarsi piacevoli sorprese. I due hanno punti in comune). Chailly non esprime alcunché se non baccano.

    E questi due aspetti: l’assenza di idee e il baccano, massacrano i due lavori di ravel posti all’inizio e alla fine del concerto.
    L’Alborada è plateale, fin nei gesti del direttore, nelle pseudo “imperiose” chiamate. L’idea di un suono secco, ci starebbe, se secco fosse. E’ , invece, un baccano d’inferno: ma non è ancora il peggio

    “LA VALSE”
    per Riccardo Chailly
    è sinonimo di
    “CATERPILLAR”.
    L’orchestra qui è precisa, fa puntualmente ciò che le è chiesto, non è colpa loro, qui se lui passa sopra La Valse con la brutalità d’uno schiacciasassi, con la delicatezza del classico elefante nel negozio di cristalli. E con quell’eterno sballonzolamento sulle ginocchia (l’ha sempre fatto) che si trasmette in un persistente ondeggiamento orchestrale (non è valzer, sembra la Valpolicella-Polka). Più che La Valse, il tutto appare come una versione vagamente sbronza dell’Ouverture 1812! Cannonate da orbi!
    Fatico a ricordare un rumore assordante simile a quello della volgarissima “stretta” finale di Chailly, che temo ritenga tutto questo una notevole interpretazione del “senso del grottesco” di Ravel in questa composizione. Bene ha fatto Vono a metterci qui De Sabata, per ricordare cosa è un’interpretazione. Pensando a De Sabata, o a Pretre, Celibidache, Claudio Abbado, Boulez, responsabili di differenti ma splendide letture di uno splendido lavoro quale La Valse, il fragoroso massacro operato da Chailly risulta, francamente, rivoltante. Un orrore.
    Molto meglio il Cesarino.

    marco vizzardelli

    • masvono aprile 19, 2012 a 12:02 pm #

      Evidentemente *intonare* il temino (lo stesso con cui l’ottavino apre il concerto il sol) alla cifra 2 è per la tromba della Scala un’impresa impossibile, visto che a quanto dici pure nella *terza replica* riusciva a stonarlo..come si fa a sopportare un’orchestra del genere???

      -MV

  15. marco vizzardelli aprile 19, 2012 a 12:00 pm #

    Bellissimi, e qui anche “con suono” e colore, i tre bis concessi ieri sera da Bollani (But Not For Me se non sbaglio, Summertime, I Got Rhythm). Con qualche limite in Ravel, il pianista è l’unica ragione per aver assistito al concerto.

    marco vizzardelli

    • marco vizzardelli aprile 19, 2012 a 12:50 pm #

      Ah, mi autogorreggo: sarebbe Catfish Row con la “o” anche se c’è tutta una letteratura, al riguardo.

      Sempre du maroni erano

      marco vizzardelli

  16. marco vizzardelli aprile 19, 2012 a 12:51 pm #

    Non c’è verso: autogorreggo. Non so più che fare con il computer.

    m.viz

  17. marco vizzardelli aprile 19, 2012 a 3:00 pm #

    Va be’, cambiamo argomento. Stasera all’Orchestra Verdi approda un giovane direttore forse in gamba. Aziz Shokhakimov, 24 anni, nato a Tashkent (Uzbekistan). Programma impegnativo con Ouverture Tragica e Prima di Brahms, più Concerto per violoncello di Silvia Colasanti eseguito da David Geringas.
    Il fatto è che sono andato su youtube a cercar qualche filmato relativo a questo Shokhakimov. Sembra sia un talento, è un rubicondo ragazzo, e probabilmente anche bravo, e assai simpatico a vedersi sul podio ma… spero che gli orchestrali riescano a non scoppiare a ridere alzando gli occhi dai leggii verso il suo volto e la sua gestualità. E’ sicuramente comunicativo ma ispira fin troppa allegria (andatevi a vedere i filmati per capire cosa intendo…)

    marco vizzardelli

  18. Elenas aprile 20, 2012 a 12:44 pm #

    La stagione della Scala è praticamente priva di concerti sinfonici che non siano quelli della Filarmonica. Per il resto vale la pena di andare a Falstaff e – finalmente! – all’Olandese. Nel 20125 eviterò la Scala e i diversamente direttori che intendono propinarci.

    Elena

  19. masvono aprile 20, 2012 a 1:24 pm #

    Stagione d’opera banale, priva di autentici motivi di interesse. I soliti nomignoli . Non avevamo bisogno di Lohengrin dopo solo due o tre anni da quello di Gatti, e se Lohengrin doveva essere non certo di quello di Barenboim prevedibilissimo dalla prima nota all’ultima. Io avrei aperto con Rienzi. Lissner conosce il Rienzi? Il resto dei titoli è, come diceva Celletti, eurosbobbico, con l’eccezione di Oberto. Ma alternatele queste opere…alternate Oberto a un tardo Rossini serio così in poche giorni uno spettatore può percepire il primo stile di Verdi da dove arriva..Ah già, queste cose si possono fare solo in USA (alternare più opere nella stessa settimana) o a Zurigo. Qui no. Qui solo eurosbobba e titoli a caso con cast d’agenzia.

    Stagione sinfonica inesistente. Non mi abbonerò. Metzmacher non andavo a sentirlo nemmeno quando dirigeva la Rai di Milano, Dohnanyii è stato il prodotto musicale meno interessante del padre Erno, per Harding farò forse un ingresso. Il resto è noia.

    La stagione di canto inanella il gotha mondialsbobbico ed è la cosa più interessante *sulla carta*. Sulla carta, perchè le defezioni non si conteranno.

    A proposito. Vedo con piacere che il ciclo Ring resta invenduto. Le buffonate di Lissner ormai le conoscono e gli italiani le evitano.

    Se ne vada.

    Ciao

    -MV

    p.s. il “nostro” (per modo di dire) direttore musicale *sembra presente* in teatro per una quindicina di giorni all’anno con due titoli, se togliamo il ciclo Ring. Il Lohengrin e il Crepuscolo. Non presenzia alla stagione sinfonica, non fa altro. Quando prende Barenboim dal Teatro alla Scala per stare *assente* undici mesi? Che ce ne facciamo di un direttore musicale così?

    -MV

  20. masvono aprile 20, 2012 a 1:29 pm #

    Oops, scusate. Erno era il nonno di Cristoph, non il padre. Ma il senso non cambia.

    -MV

  21. marco vizzardelli aprile 20, 2012 a 2:04 pm #

    Lohengrin (notevole nel complesso, cast e regia, ma sentito pochi anni or sono), e Falstaff (notevole, cast e regia, con interesse per la lettura di Harding).
    Forse la Scala ce la fa a completare una Tetralogia.
    Spero che Rustioni (simpatico ragazzo alieno da mediaticità e tristezze battistoniane), tenga in pugno l’interessante Ballo in Maschera.
    Daniele Gatti apre il Mi.To. con la National de France
    Concerti di canto con grandi nomi (se non inizierà la serie dei forfeit)
    Ho terminato i motivi di interesse.

    Si nota la presenza di un esordiente in Nabucco, nel ruolo del titolo: tale Pucci, Succi o Tucci… non ricordo bene. Isotta ne sarà commosso. Io, no.

    Stagione sinfonica al di sotto del decoro, stavolta è davvero triste. Sarebbe forse meglio abolirla, dati gli esiti costantemente modesti, tanto per sentire un’esecuzione minimamente rifinita bisogna andare la terza serata al turno C, i turni A e B servono come prove.
    Latitanza di iniziative collaterali tipo ciclo Beethoven (be’, per raffazzonarle com’è avvenuto quest’anno con le Nove Sinfonie…).

    marco vizzardelli

  22. marco vizzardelli aprile 20, 2012 a 2:21 pm #

    Ah dimenticavo: sul sito Scala, la National de France figura nell’elenco delle istituzioni ITALIANE ospiti, mentre il DIRETTORE Alain Planes eseguirà l’integrale per PIANOFORTE di Maurice Ravel.

    marco vizzardelli

  23. marco vizzardelli aprile 20, 2012 a 2:25 pm #

    Pardon, errata corrige (io): il DIRETTORE (?) Planes eseguirà l’integrale per pianoforte di Debussy. Con la bacchetta sui tasti.

    m.viz

  24. mas aprile 20, 2012 a 3:17 pm #

    stagione notevole, da primo teatro al mondo, anzi dell’universo. Grazie Lissner per questi grandi nomi della lirica mondiale, una stagione infarcita di stefan kocan e lucrezia garcia….cosa si potrebbe piu desiderare per 250 euro a biglietto…sono commosso…grazie…grzie ancora

  25. domanda aprile 20, 2012 a 4:20 pm #

    Vendo un ingresso per domani sera, qualcuno è interessato? io putroppo non potro’ esserci! l’ho pagato 5 + 3 di prevendita

  26. mas aprile 20, 2012 a 5:00 pm #

    avevo sentito dire che oberto sarebbe stato diretto da quel genio di direttore di battistoni. Vedo che invece ci sarà frizza…

  27. proet@barboon aprile 20, 2012 a 5:01 pm #

    mamma mia, che stagione angosciante.
    unico motivo di buonumore immaginarsi Vizzardelli che presenzia al concerto dei Corni della Scala…

    🙂

    • Elenas aprile 20, 2012 a 7:28 pm #

      Quello non ce lo perdiamo. È una vita che diciamo: “Andiamoci: facciamoci del male”.
      Sai cosa ci ha sempre trattenuto? Non tanto le possibili loro terrificanti performance (che conosciamo), quanto l’ipotesi che si mettano a suonare decentemente. Nel quel caso uno s’incazza… Allora si puote, ma non si vuole!

      Comunque li si bua.

      • Elenas aprile 20, 2012 a 8:45 pm #

        Imprendibile sarà Vizzardelli, questo sì. Il quale – pare – voleva andare a TO a sentire Welber…

  28. mas aprile 21, 2012 a 6:29 pm #

    qualcuno conosce la regia del prox rigoletto? Doveva essere la coproduzione credo di Bondy con vienna, ora sul sito compare la regia di Deflo e in basso, ancora, la dicitura coproduzione con wiener festwochen

  29. lavocedelloggione aprile 21, 2012 a 9:03 pm #

    Stasera mi sono proprio divertita, tutto andava meglio, nel verso giusto, più naturale e “giusto”. I bis jezzistici molto apprezzati, gag comprese! Insomma mi sono riconciliata con il duo Chailly/Bollani. Buona notte! Attilia

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