7 Feb

Daniel Harding Direttore
Lars Vogt
 
 
Brahms, Johannes Concerto per pianoforte eorchestra n.1 in re min. op. 15
Stravinskij, Igor Le sacre du printemps
(foto dal sito della Filarmonica della Scala:  http://www.filarmonica.it/concerti.php?id=1270)

10 Risposte to “”

  1. Attilia febbraio 7, 2012 a 11:11 am #

    Ulteriore magnifica prova di Daniel Harding: forse si sarebbe dovuto avere più coraggio e chiamare lui come direttore stabile, dalla sua ha l’età, e tutte le altre doti richieste non gli mancano, ormai mi sembra chiaro! Attilia

  2. marco vizzardelli febbraio 7, 2012 a 1:49 pm #

    1-2-3 prova. Poi scrivo sull’eccellente Harding

    marco vizzardelli

    • amfortas febbraio 8, 2012 a 8:29 am #

      Ho seguito in streaming il concerto e mi ha entusiasmato, ovviamente con tutti i limiti di un ascolto del genere. Mi pare che con Harding l’orchestra dia il meglio, non so cosa ne pensano coloro che erano in teatro.
      Un saluto a tutti voi.

  3. alda febbraio 8, 2012 a 10:08 am #

    Ascoltato in sala.

    Qualche dubbio interpretativo sul Concerto di Brahms: solista – mirabilissimo nel bis del Walzer 39/15 – e direttore non sembravano procedere nella medesima direzione.

    Semplicemente fenomenale Stravinskij: davvero l’Orchestra del Teatro alla Scala può ancora essere da vertici assoluti quando la dirige un fuoriclasse autentico. Una prova di forza notevole. E Harding si conferma tra i massimissimi direttori viventi, capace di far scoprire cose nuove di un pezzo sentito e risentito (penso alla grancassa o ai corni).

    • marco vizzardelli febbraio 8, 2012 a 12:32 pm #

      Sì, ancora un eccellente concerto di Daniel Harding. Intelligente, mai scontato, sempre stimolante per l’ascoltatore. Originale ma pertinente l’approccio al concerto in re min. di Brahms, chiaro fin dal primo accordo, che non deflagra ma è quasi “soffiato”, scuro ma trasparente e leggero, misterioso nell’espressione. Memorabile la resa dell’adagio. La recente incisione di Pollini eThielemann ci aveva già proposto un approccio più lirico che muscolare. Qui c’è, di più e di diverso, il gioco del chiaroscuro, luci e ombre, cui la formidabile perizia anche tecnica di Harding perviene. E’ vero che un pianista piuttosto “granitico” nel suono quale Vogt non sarebbe , di suo, sulla stessa linea: ma dialoga e l’esito è notevole. E il tema del “mistero” sembra essere il fil rouge di tutta la serata. “Misterioso”, più che impostata su una violenza di prima mano, è anche il Sacre. C’è tantissimo lavoro sul colore, e , soprattutto, Harding “fa musica” con il silenzio: le pause, in questa lettura, sono impressionanti. La violenza c’è (vedasi le straordinarie percussioni conclusive) ma prevale il mistero del rito (fantastica, in questo senso, l’esecuzione dei “cerchi degli adolescenti”) dipanato nel colopre e nella sinuosità delle frasi più ancora che nella percussività. Perfino l’accordo conclusivo, tutto “trattenuto”, appare come un punto di domanda. Lettura straordinaria, certo alternativa alla linea interpretativa Boulez-Salonen (ed è sempre un bene, in musica, che ci siano approcci differenti), ma altrettanto affascinante. Harding è fra le presenze più preziose nella vita scaligera: è pur vero che la domanda posta da Attilia è condivisa (molti si chiedevano, l’altra sera: ma perché non aver lui, come stabile, visti anche gli esiti recenti nell’opera?). Certo la regolare presenza di Harding, pur non stabile, è da tener cara.

      Anche se… il catatonico pubblico di platea e palchi degli abbonati-Filarmonica, autentico anticamera del loculo, meriterebbe, per qualità di “partecipazione”, un banco dell’Unicredit con impiegato al posto del podio con direttore di questo tipo!

      marco vizzardelli

      • marco vizzardelli febbraio 8, 2012 a 12:41 pm #

        Aggiungo: orchestra chiaramente affiatata con Harding e “avvinta” dal direttore. Lo si nota fin nella posa degli orchestrali (Mr.Baremboim, li osservi: con Harding, gli orchestrali non si sdraiano sui seggiolini, e Harding medesimo non scaccola dal naso passandoci il dito, né si ficca la mano in tasca, sul podio…).
        Qualche consueta incertezza dei corni, ma stavolta alternata a sortite pregevoli. Di alto livello, comunque, nell’insieme.

        marco vizzardelli

      • angelof febbraio 10, 2012 a 9:20 am #

        …tracciati telefonici controllabili testimoniano che con vizzardelli non ci siamo accordati e prove telematiche inoppugnabili dicono che il mio pezzullo era già stato scritto e inviato prima di leggere il suo.
        Sono quindi doppiamente contento di averlo fatto pubblicare, e d’accordo con quel che – almeno qui – posso leggere argomentato con modi e spazi che altrove, cioè sui cartacei, oramai è quasi impossibile fare…

        (aggiungo, avendolo visto Harding all’opera, nell’emergenza totale di domenica sera, che i suoi modi di lavorare molto esigenti e altamente professionali ma non arroganti, non divistici e non isterici, sono un toccasana per tutti e merce – non solo – scaligera rarissima)

  4. lavocedelloggione febbraio 10, 2012 a 9:17 pm #

    Teniamoci stretto Harding

    ANGELO FOLETTO
    Ecco il pezzullo di Angelo Foletto: (ciao ciao Attilia)

    TENIAMOCELO stretto, Daniel Harding, parevano dirsi tra di loro i professori d’ orchestra. Tenetevelo stretto, confermava il pubblico della Filarmonica che del concerto di lunedì ha goduto solo l’ esito finale: il bello, si fa per dire, era cominciato domenica. Mezz’ ora dopo il finale (in ritardo) dell’ ultima recita, unica pomeridiana, di Contes d’ Hoffmann, in sala entrava il pubblico della prova aperta per Obm. Ma la fine posticipata dell’ opera aveva scompigliato il piano di smontaggio-rimontaggio di palcoscenico cronometrato come il cambio gomme della Ferrari: non c’ era tempo per allestire pedane e la camera acustica di legno usata per i concerti pareva ingoiata dal retropalcoscenico. Così Harding, a metà prova, s’ è scusato per i guai causati dall’ assetto estemporaneo. Per rimediare gli strumentisti hanno lavorato la sera stessa, uscito il pubblico, e il pomeriggio di lunedì: la seduta straordinaria, con la riemersa camera acustica, è finita mezz’ ora prima dell’ inizio del concerto. L’ orchestra ha presoa modello l’ abnegazione, la determinazione artistica e l’ ottimistico sangue freddo del direttore; gli addetti di palcoscenico, anche. In esecuzione, adrenalina alle stelle. © RIPRODUZIONE RISERVATA

  5. Giovanni febbraio 11, 2012 a 1:16 am #

    Attilia o gli altri ben informati,
    così, a sentimento, quanto credete sarà difficile la coda per il loggione dell’Aida?
    E’ ormai tanto tempo che non vado in fila (10 anni?) e non ho proprio idea ora di quanto prima dovrei presentarmi.

    Qualche pronostico?

    • lavocedelloggione febbraio 11, 2012 a 8:30 am #

      Ciao Giovanni, con Verdi e Aida le cosa si fanno spesse, ma valutazioni un po’ più precise si possono fare solo dopo la seconda replica. E poi dipende quando pensi di andare; in un giorno qualsiasi della settimana penso basti essere in Filodrammatici un po’ prima di mezzogiorno, poi si resta fino alla trascrizione sulla lista ufficiale dell’Accordo alla una e poi si torna alle 5 e mezza. Forse forse se posso dare un consiglio, è quasi meglio gettarsi sulla prima, sperando che non sia funestata dai soliti buatori, chissà che non vengano bloccati dalla neve! Penso che Bacca aggiungerà qualche altro miglior consiglio del mio!

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